• 08/04/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Coronavirus
Il bisogno di mani che sostengano l’anima del mondo: parte da qui la riflessione spirituale sull’ emergenza sanitaria da Covid-19 che il cardinale José Tolentino Mendonça affida a un ebook pubblicato in esclusiva da Vita e Pensiero di cui anticipiamo alcuni passaggi

In copertina c’è un’opera di Auguste Rodin: due mani destre vicine che si cercano per sostenersi, un’idea elementare che quasi commuove in questo tempo in cui la vicinanza è proibita, ma la poesia di questa scultura esplode quando ci viene annunciato il titolo: “La cattedrale”. Ed ecco che l’altro con la sua mano diventa l’Unico in grado di colmare quella sete e quella fame improvvisa che nulla hanno a che vedere con il bisogno psicotico di svuotare il frigorifero, riempito a dovere dopo ore di fila al supermercato, a distanza di sicurezza.

Mani che sostengono l’anima del mondo

Ma è l’autore stesso, il cardinale José Tolentino Mendonça, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, di questo instant book pensato per contribuire alla raccolta fondi lanciata dal Policlinico Gemelli di Roma, contro quella che è stata definita come la crisi più grande del secondo dopoguerra, a spiegarci il senso e quindi anche lo scopo della sua riflessione.  “Oggi – scrive – abbiamo bisogno di mani, mani religiose e laiche, che sostengano l’anima del mondo. E che mostrino che la riscoperta del potere della speranza è la prima preghiera globale del XXI secolo”.

Le opportunità della quarantena

Il potere della speranza che il cardinale Mendonça ripropone con forza, arriva però a salvarci solo dopo un’attenta comprensione e rivalutazione di quello che stiamo vivendo. A detta dell’autore, e c’è appunto speranza che sia così, la quarantena non deve essere compresa e vissuta come “un avverso congelamento della vita che ci tiene reclusi” ma come un dono, come un tempo nuovo, ampio e plastico, e un’opportunità per rincontrarci. Confinati nell’isolamento, comprendiamo forse meglio che cosa significhi essere una comunità, dove siamo, senza toccarci, gli uni nelle mani degli altri. È questa infatti l’ora in cui, fuori dalla torre d’avorio del nostro ego, possiamo reimparare tante cose, “il valore del saluto, lo stimolo di un complimento, l’incredibile forza che riceviamo da un sorriso o da uno sguardo. Senza che le nostre braccia si stendano verso gli altri, possiamo abbracciarli affettuosamente, come già facevamo o in modo ancor più intenso, comunicando, con questi abbracci reinventati, l’incoraggiamento, l’ospitalità, la certezza che nessuno sarà lasciato solo. Senza conoscerci, possiamo infine reimparare a non condannare nessuno all’indifferenza, a non trattare i nostri simili da sconosciuti”.

Recuperare l’intimità con Dio

Perché la speranza vinca sul potere ignoto della paura e dell’emergenza, l’archivista del Papa, che è anche poeta e teologo, indica però una via: il recupero di un’intimità e di una confidenza con Dio. E come nel brano del Vangelo di Matteo, improvvisamente, risuona, forte e delicato al tempo stesso, l’invito ad abbandonarci alla Provvidenza con un atteggiamento contemplativo che non è affatto distacco dalla realtà ma che conduce alla comprensione di ciò che davvero ci nutre, al di là del cibo nella dispensa. E perciò: “Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro (Cap 6,25 – 34).

Guardare oltre

“Abbiamo bisogno di guardare – sostiene il cardinale – non però come facciamo abitualmente, visto che la maggior parte delle volte il nostro sguardo va a morire sulle nostre scarpe. Siamo sfidati a uno sguardo che vada al di là di noi, che valichi i limiti di una vita già tratteggiata, che trascenda il perimetro delle nostre preoccupazioni, che si proietti oltre ciò che noi riusciamo a vedere da soli… perché la vita non si risolve solo in quello che riusciamo a fare, ma nel dialogo misterioso tra la nostra dimensione e quella scala più ampia che è la stessa vita; nel dialogo tra ciò che si presenta come conquista e ciò che sboccia come dono inspiegabile; nell’interazione tra il qui e adesso e ciò che è dell’ordine dell’eterno”.

Storie di amore quotidiano

Utili alla causa della speranza le tante storie d’amore nate ai tempi del Coronavirus che il porporato cita. Come quella del panettiere anziano che vorrebbe chiudere il panificio ma poi pensa ai suoi clienti abituali, diventati nel tempo amici, che non saprebbero dove comprare il pane e allora si fa forza e con la mascherina indosso torna dietro il bancone. “In mezzo all’emergenza che viviamo – riflette infine il cardinale Tolentino Mendonça – non possiamo dimenticare l’altissima testimonianza umana che stanno dando tutti coloro che prestano assistenza. Sono eroi di questa storia collettiva. E sono milioni coloro che, in forma anonima, e con un senso di abnegazione straordinario, mantengono aperte fabbriche e uffici, continuano a produrre alimenti e altri beni indispensabili, vigilano sulla sicurezza e, naturalmente, combattono in primissima linea per tutti noi negli ospedali”.

Come contribuire

ll testo “Il potere della speranza. Mani che sostengono l’anima del mondo”, può essere scaricato gratuitamente nei diversi formati digitali dal sito della casa editrice e dai principali store online. I lettori sono comunque invitati a contribuire, nei limiti del possibile, alla raccolta fondi lanciata dal Policlinico Gemelli per far fonte all’emergenza sanitaria Covid-19.