• 08/04/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Papa Francesco

“Alle volte pensiamo che custodire la Tradizione significhi costruire un museo, un museo delle cose; e la Chiesa diventa un museo. No, la Tradizione è viva, non una collezione di cose, riti è viva. E cresce, deve crescere, come la radice fa crescere l’albero perché dia fiori e frutti. Dobbiamo sempre tornare alla Tradizione per attingervi quel succo, quella linfa che fa crescere.”. Il Credo è la preghiera che contiene, distillata, la linfa vivificante della fede cristiana; per questo, dopo aver percorso, verso per verso, il Padre nostro e l’Ave Maria, in questa terza conversazione con don Marco Pozza papa Francesco affronta le verità della fede, della speranza e dell’amore contenute nell’antico Simbolo degli apostoli. Il risultato è più di una semplice riflessione teologica, è una condivisione che nutre la vita cristiana: “il significato quotidiano, esistenziale, semplice eppure profondo, del nostro essere figli di Dio e dell’amicizia con i fratelli nella fede e con l’umanità intera”. Leggere, vivere, pregare il Credo significa testimoniare la fede nel Dio creatore, nel Figlio che ha donato la vita per la nostra salvezza, nello Spirito Santo, nella Chiesa. Significa vedere attorno a noi – magari in un carcere, come racconta don Marco nella seconda parte del volume – quella risurrezione dei viventi che è la prova generale – la caparra, la dimostrazione – della risurrezione finale. Significa, soprattutto, affidarsi a un Dio “malato di misericordia”. Nelle toccanti parole di papa Francesco: “Immagino il momento in cui, nel tramonto della vita, mi avvicinerò a Dio, sedotto da quella bellezza, con animo umiliato, la testa china; immagino il suo abbraccio e il mio sguardo che si solleverà verso il suo. Non oserei guardarlo senza prima aver ricevuto il suo abbraccio”.

 

Descrizione:

Titolo: Io credo noi crediamo<
Autore: Papa Francesco
Editore: Rizzoli
Pubblicazione: 01/2020
Prezzo: 16,00 E.
Pagine: 208
ISBN: 9788817141192<

 

 

Papa Francesco, il nuovo libro sul Credo: «Chi non aiuta gli altri non è un vero cristiano»
Papa Francesco

 

«Quando vedo cristiani troppo puliti che hanno tutte le verità, l’ortodossia, la dottrina vera, e sono incapaci di sporcarsi le mani per aiutare qualcuno a sollevarsi, non sanno sporcarsi le mani; quando vedo questi cristiani io dico: ma voi non siete cristiani, siete teisti con acqua benedetta cristiana, ancora non siete arrivati al cristianesimo». Esce domani «Io credo, noi crediamo» (ed. Rizzoli-Lev) il libro che raccoglie le conversazioni di Francesco trasmesse da Tv2000 con Don Marco Pozza, il cappellano del carcere di Padova che lo aveva già intervistato sul Padre Nostro e l’Ave Maria. Ne pubblichiamo in anteprima alcuni passi. Il Papa ripercorre il Credo per spiegare il senso di una fede che non è una «ideologia» avulsa dalla realtà: «Il nostro comandamento principale è l’amore. A volte si affacciano teorie che parlano di Dio in termini astratti, ideologici. I santi sono i veri protagonisti del cristianesimo: uomini e donne che hanno capito cosa vuol dire credere in un Dio che è Padre, e non in un “dio-Mandrake” con la bacchetta magica». (g.g.v.)

 

Alcuni passi del libro

 

Satana è una realtà

La presenza di Satana è una realtà nella nostra vita cristiana, perché Satana è una realtà. Alcuni dicono: no, Satana non esiste, c’è in noi una tendenza ad andare anche verso il male, a causa delle nostre malattie materiali, spirituali o psichiche. È vero, noi siamo persone ferite, ma Satana esiste: è il Seduttore. La rinuncia a Satana e alle sue seduzioni viene presentata con un linguaggio diverso rispetto alla professione di fede. Dico «Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore, redentore» e non «Credo in Satana», perché non mi affido a Satana come un bambino si affida alla mano del papà. Io credo Satana, credo alla sua esistenza, ma non lo amo. Non dico «credo in», perché so che esiste, ma devo difendermi dalle sue seduzioni.

Il populismo

Il populismo opprime il povero e strumentalizza la fede. Un’altra caratteristica del populismo è che costruisce un culto intorno al suo «portavoce»: il grande sacerdote. Ne abbiamo conosciuti tanti: pensa a Hitler. Pensa a lui, è sufficiente. Egli era un grande sacerdote populista, un eletto, un dio — così si credeva. I populisti sono uomini e donne che pensano solo a se stessi — non agli altri, che abbandonano alla miseria, uccidono o lasciano morire — e alimentano il culto di sé, credendosi Dio. Emblematica in tal senso è la storia di Napoleone, l’uomo sicuro che si è incoronato da solo, che ha provato il piacere perverso di costringere un Papa alla prigionia. Al termine della sua vita il Signore ha avuto la misericordia di fargli sentire le umiliazioni, ed è morto come un poveraccio confinato su un’isola. Forse lì il Signore gli ha perdonato tante cose.

Parlare con i morti

Se la tua fede è viva, come quella che tua nonna ti ha trasmesso — perché credeva alla risurrezione e adesso, in virtù della sua fede, è viva e contempla Dio — domandaglielo ora, chiedile se è vero: ti risponderà. Possiamo parlare con i nostri defunti, con gli antenati; possiamo domandare loro: dove sei? Perché essi sono già in Dio, membra del corpo risorto di Cristo; e poi vi sarà la risurrezione universale, per tutti.

Il giudizio universale

Non lo so… perché non ho partecipato alla prova del giudizio universale… Se devo pensare a come sarà il giudizio mi viene in mente… un abbraccio. Il Signore mi stringerà e mi dirà: qui sei stato fedele, qui non molto; ma vieni, facciamo festa perché sei arrivato. Egli perdonerà gli sbagli che ho commesso — ne sono sicuro — perché ha un «difetto»; Dio è «difettoso», «zoppica»: non può non perdonare. È la «malattia» della misericordia. (…) A me piace pensare così. Io non penso al giudizio universale come a un bilancio.

Inferno

Noi non sappiamo. Vi sono alcuni, e tra questi anche tanti personaggi storici, che fino alla fine sono rimasti chiusi all’amore di Dio. Ma noi non possiamo mai sapere, perché Dio è ammalato di misericordia. È anche giusto, d’altra parte, che Egli non possa fare nulla se non gli si apre il cuore. Se uno nella vita si è preso il «vaccino» contro la misericordia di Dio, è finita.

 

Corriere della Sera, 1 marzo 2020