• 18/02/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Valori morali
Paolo Gava

Uno dei compiti principali che le istituzioni scolastiche sono chiamate a svolgere nella società odierna è di educare gli studenti alla responsabilità morale collettiva e individuale. La realizzazione di questa tipologia di mission risulta essere tutt’altro che scontata[1]. Gli insegnanti hanno ruoli chiave nel modellare i valori in un mondo globale e dinamico, dove il sempre più dilagante relativismo morale e le crescenti diversità etnico-culturali possono mettere in discussione molti paradigmi tradizionalmente acquisiti. Una cultura di valore passa necessariamente attraverso un’educazione basata su significati fondativi che orientino le scelte etiche: la questione che deve essere affrontata prioritariamente è, allora, quella relativa al significato e alla dignità dell’essere-uomo[2].

Una proposta interessante in tal senso è quella di  Antonio Rosmini (1797-1855) sul primato della persona. Per il pensatore roveretano ogni soggetto umano è un valore assoluto (“diritto umano sussistente”), la cui suprema dignità consiste nella capacità di conoscere e scegliere il bene, alla luce di un supremo criterio ideale (“idea dell’essere”) che rende possibile una condotta di vita improntata alle dimensioni antropologicamente più autentiche della razionalità e della libertà[3].

Sulla medesima linea di pensiero, Max Scheler (1875-1928) sottolinea la centralità della vocazione nel processo di realizzazione personale, attraverso il costante riferimento ad un sistema di valori universali e oggettivi, al cui vertice si colloca l’esperienza dell’amore come dono e sacrificio di sé: compito dell’umanità è sviluppare in modo articolato e integrato gli aspetti della propria sensibilità, vitalità e spiritualità, verso una compiuta e piena testimonianza esistenziale[4].

Riprendendo la distinzione formulata Emmanuel Mounier (1905-1950) tra l’addestramento, finalizzato a forgiare i giovani al conformismo sociale, e l’educazione, avente come fine la promozione di persone capaci di impegnarsi nel mondo responsabilmente[5], possiamo affermare che solo all’interno di un orizzonte assiologico è possibile trovare l’autentico fondamento di un rapporto educativo. Da ciò consegue l’importanza che ogni docente progetti e realizzi consapevolmente delle metodologie d’azione che rispecchino una teoria o filosofia valoriale, per mezzo della quale si possano progettare e realizzare strategie e metodi operativi che coinvolgano tutti gli interventi didattici ed educativi da mettere in campo (la lezione, il dialogo interpersonale, i colloqui con le famiglie, la collaborazione con gli Enti e le Istituzioni del territorio).

Gli insegnanti interessati a educare uomini e donne del domani, prima che essere comunicatori di saperi, sono chiamati a portare la loro personalità e testimoniare i loro valori nel contesto in cui si trovano ad operare, trasmettendo i princìpi ispiratori delle proprie scelte, sulla base di azioni formative che indichino la direzione da prendere verso il perseguimento di ciò in cui si crede; solo in un secondo momento, i docenti possono far entrare in gioco le competenze professionali di cui sono detentori, come strumenti idonei per calibrare efficacemente le finalità educative da fare raggiungere.

A questo riguardo, è imprescindibile considerare tutte le discipline d’insegnamento  intrinsecamente fornite di un apparato valoriale, avente una funzione orientativa nei confronti dei giovani a cui sono rivolte. A ciò si aggiunga che i contenuti disciplinari impartiti attraverso il sapere (conoscenze), il saper fare (competenze) ed il saper essere (capacità), variano a seconda del soggetto che li veicola, cosicché non è mai possibile considerare separatamente la personalità di un docente dalla prestazione che svolge.

L’insegnamento è dunque un’impresa a carattere morale poiché mira implicitamente ed espressamente a promuovere un insieme di virtù individuali, civiche e sociali, intese come scelte personali improntate alla rettitudine della volontà e della condotta umana più che a orientamenti professionali e professionalizzanti[6]. Nel quadro che si viene a delineare, l’insegnante è coinvolto attivamente in un approccio che favorisce la diffusione dei più preziosi patrimoni culturali dell’umanità, attraverso lo sviluppo e l’implementazione dell’autonomia morale, del pensiero critico, della cooperazione e dei valori democratici, fattori fondamentali per evitare che il sapere diventi rudis indigestaque moles[7].

 

Paolo Gava

 

Note

[1]          A questo riguardo, segnalo la terza indagine dell’Istituto IARD sulle condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana che ha rilevato come la professione dell’insegnante goda attualmente di un basso prestigio sociale dettato da diversi fattori socio-politici. Basata sull’analisi di un ampio campione di interviste, l’indagine presenta un ricco insieme di informazioni sulle modalità di funzionamento della scuola italiana oggi e, soprattutto, sui vissuti degli insegnanti, le figure centrali da studiare per capire come il mondo scolastico stia affrontando le nuove sfide sociali. I risultati dell’indagine nazionale sono stati pubblicati nel volume a cura di Alessandro Cavalli e Gianluca Argentin, Gli insegnanti italiani: come cambia il modo di fare scuola. Terza indagine dell’Istituto IARD sulle condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana, Il Mulino, Bologna 2010.

[2]          G. F. D’Arcais, Le ragioni di una teoria personalistica dell’educazione, La Scuola, Brescia 1987, pp. 99-129.

[3]          A. Rosmini, Principi della scienza morale, Città Nuova, Stresa 1990, pp. 33-36; 80-86; ID., Antropologia in servizio della scienza morale, a cura di F. Evain, Città Nuova Editrice, Roma 1981, pp. 458-460; ID., Psicologia, a cura di V. Sala, tomo II, Città Nuova 9/A, Roma 1988, pp. 278-279.

[4]          M. Scheler, Ordo amoris, a cura di E. Simonotti, Morcelliana, Brescia 2008, pp. 49-64.

[5]          E. Mounier, Manifesto al servizio del personalismo comunitario, trad. it. di A. Lamacchia, Ecumenica Editrice, Cassano (Bari) 1975, pp. 105-106; Id., Il personalismo, trad. it. di A. Carin, Garzanti, Milano 1952, p. 124.

[6]    J. Maritain, L’educazione al bivio, a cura di A. Agazzi, Editrice La Scuola, Brescia 1986, pp. 132-136.

[7]    E. Damiano, L’insegnante etico. Saggio sull’insegnamento come professione morale, Cittadella, Assisi 2007, pp. 254-261.

Author

Paolo Gava
gava.paolo@libero.it
Paolo GAVA è nato a Genova il 02/09/1973. Si è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Genova nel 1998 con una Tesi su Vincenzo Gioberti e la disputa con i gesuiti. Dal 1998 al 2010 ha collaborato con il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Genova nello sviluppo di diversi progetti scientifici, con particolare riferimento al pensiero filosofico italiano dell'Ottocento. Nel 2007 ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università degli Studi di Genova, sul tema Vincenzo Gioberti e l‘Oriente. L’interpretazione filosofica delle religioni orientali alla luce dell’ontologismo poligonico. Dal 1999 è docente di Filosofia e Storia nelle Scuole Secondarie Superiori.