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La Cina in Africa: una nuova colonizzazione culturale e religiosa

Ogni giorno nel nostro paese giungono centinaia di migranti dall’Africa, bussano alle nostre porte per scappare da condizioni di vita insostenibili a causa di guerre, siccità e carestie.
In Sudan e Somalia ci sono circa 30 milioni di persone sull’orlo della fame, in Eritrea si fugge da una spietata dittatura e in Nigeria si scappa anche dall’integralismo islamico di Boko Haram e dalla sua minaccia fondamentalista.
Non vogliamo però soffermarsi sul futuro della vecchia Europa che viene invasa, ma sul destino della ‘giovane’ Africa, continente dalle straordinarie potenzialità per le enormi risorse economiche e umane.
Nella maggior parte dei casi i migranti sono giovanissimi: in Somalia sono circa 480 mila i giovani sotto i 18 anni che fuggono e di questi circa 195 mila hanno meno di 5 anni.
Quale danno a lungo termine porterà questa migrazione di giovanissimi a livello economico ma soprattutto sociale e culturale nei paesi africani che si stanno man mano spopolando?
Privarsi forzatamente dei propri giovani equivale a negarsi l’avvenire e anche per i più fortunati che approderanno in Europa, il futuro non sarà assicurato. Nel continente europeo ormai vive una società post industriale che non garantisce più benessere e occupazione agli europei stessi, basti pensare all’endemica disoccupazione giovanile in Italia. Chi migra non troverà la terra promessa in Europa e insieme contribuirà a far declinare dal punto di vista economico, sociale e culturale il proprio paese.

Al fenomeno dello spopolamento dei giovani africani si contrappone invece un’immigrazione cinese sempre più massiccia in Africa. E’questo il punto centrale della nostra analisi.
La Cina da circa un decennio ha programmato un’immigrazione di massa nel continente africano di 300 milioni di persone. Ciò porterà l’Africa a divenire la prossima fabbrica a basso costo del mondo.
Questa penetrazione si basa sulla scelta politica della ‘non interferenza’, detta anche dell’approccio ‘senza vincoli politici’. Il presupposto cioè che la Cina non andrà ad interferire negli affari interni dello stato estero anche se questo viola i diritti umani: la pena di morte, la censura, la repressione politica, ecc. Non sarà inoltre giustificata nessuna ingerenza della comunità internazionale in questi campi. Tutto ciò è palesemente contrario alle politiche dei paesi occidentali ed ha permesso alla Cina di avvicinarsi sempre più ai paesi africani (come il Sudan ad esempio,che si era schierato con i più radicali nemici dell’occidente come Saddam Hussein e Osama Bin Laden).
Il denaro cinese viene investito anche nel settore immobiliare. In Angola nel 2011 è stata inaugurata, Kilamba, una città alla periferia di Luanda, costruita per circa 500.000 mila abitanti da una manovalanza cinese, con lo scopo di creare comunità cinesi chiuse che escludano la gente di colore.

La Cina vede, però, il suo futuro in Africa in un ottica più allargata rispetto al mero sfruttamento economico. Anche a livello culturale ha investito molto, creando gli ‘Istituti Confucio’, con lo scopo di insegnare alla popolazione locale il mandarino e il cantonese, ma soprattutto per istruirla alla cultura economica e al modo di fare affari cinese.
Gli ‘Istituti Confucio’ attualmente sono in tutto il mondo e si stanno diffondendo in molti paesi africani, spesso hanno sede presso le università e oltre all’insegnamento della lingua cinese, fungono da organo di propaganda del Partito comunista cinese. La loro finalità è quella di modificare l’immagine di Pechino agli occhi del mondo e di porre veti, più o meno palesi, verso iniziative culturali sgradite a Pechino, anche se organizzate fuori dalla Cina.
In questo modo la Cina persegue la sua ‘grand strategy’ nella politica estera e sviluppa il suo ‘soft power’, con cui attrarre nuovi mercati tramite il suo modello culturale, i suoi valori e le sue istituzioni.
Il ministro dell’istruzione del Camerun ha affermato che la presenza dell’ ‘Istituto Confucio’ porterà i giovani camerunensi a studiare profondamente la lingua e la cultura cinese, ciò aprirà le porte ad un lento ma inesorabile cambiamento culturale e anche religioso in Africa.

Per quanto poi riguarda la presenza religiosa cristiana, le diocesi africane dovranno fronteggiare l’avanzata di un sistema economico e culturale di tradizione non cristiana.
Quale saranno gli effetti di tutto ciò nel lungo periodo?
Sicuramente vi sarà un cambiamento a livello culturale e religioso e l’evangelizzazione del continente africano subirà un’inevitabile battuta di arresto.
Per continuare la missione di evangelizzazione in Africa le Chiese cristiane dovranno contare sui giovani africani stessi per la promozione dei valori cristiani, della pace, della giustizia ma anche dell’equità economica e sociale.
Monsignor Nicolas Djomo, presidente della Conferenza episcopale della Repubblica Democratica del Congo, nel discorso di apertura dell’incontro della Gioventù cattolica panafricana a Kinshasa ha detto rivolgendosi ai giovani africani: “voi siete il tesoro d’Africa, la Chiesa conta su di voi, non fatevi ingannare dall’illusione di lasciare i vostri paesi alla ricerca di impieghi inesistenti in Europa, guardatevi dagli inganni delle nuove forme di distruzione della cultura della vita, dei valori morali e spirituali. Utilizzate i vostri talenti per rinnovare e trasformare il continente africano e promuovere la pace, la giustizia e la riconciliazione.”
Perché questo messaggio di speranza possa realizzarsi è necessario che i paesi europei e le Chiese stesse si impegnino a dar la possibilità ai giovani africani di avere un futuro nel loro continente, con investimenti che non seguano più la logica dello sfruttamento ma di una reale cooperazione.

Andrea Lazzereschi, Roma 1 ottobre 2017

 

Bibliografia

Gardelli Stefano : ‘L’africa cinese’. Gli interessi asiatici nel continente nero (Università Bocconi editore, 2009);
Verga Enrico : ‘La Cina conquista l’Africa…culturalmente parlando’, (il fatto quotidiano, 29 Agosto 2012);
Ferrari Angelo : ‘Africa gialla. L’invasione economica cinese nel continente africano’ (UTET Libreria, 2008);
Link: http://youtu.be/I5-jxYncrTI

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