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“Il profumo del tempo delle favole”: un film sulla fede – di M. Caputo

Un uomo, Giorgio Pressburger, è alla ricerca, tra dubbi e tormenti, dei segni della propria fede, mettendo a nudo la sua esperienza, scardinando certezze e false ipocrisie, entrando nelle pieghe più nascoste della mente umana. Indaga le paure infantili, le menzogne dell’età adulta, l’illuminazione della grazia e, attraverso il sostegno di alcuni compagni di viaggio come Dostoevskij e Kafka, il suo discorso si trasforma in un serrato confronto con la questione del male e della sofferenza. Un viaggio che si intreccia tra culture molto diverse, una testimonianza preziosa che si trasforma in un’indagine profonda dell’animo umano.

Mauro Caputo

fonda a Trieste la società cinematografica Vox Produzioni. Nel 2013 dirige e produce il documentario Messaggio per il secolo con la partecipazione di Giorgio Pressburger e Claudio Magris. L’anno seguente realizza L’orologio di Monaco, da una raccolta di racconti di Giorgio Pressburger, che ne è protagonista e voce narrante. Il documentario è selezionato al Festival Internazionale del Film di Roma. E quest’anno per il Giorno della Memoria, promosso dagli Istituti Italiani di Cultura e Ambasciate nel mondo, il film è proiettato in molte città dei cinque continenti.

 

Descrizione

Titolo originale: Il profumo del tempo delle favole
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 2016
Durata 65 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere documentario
Regia Mauro Caputo
Soggetto Mauro Caputo, Giorgio Pressburger (libro)
Sceneggiatura Mauro Caputo
Produttore Mauro Caputo
Produttore esecutivo Federica Crevatin e Omar Soffici
Casa di produzione Vox produzioni in associazione con Istituto Luce-Cinecittà
Distribuzione (Italia) Istituto Luce-Cinecittà
Fotografia Daniele Trani
Musiche Alfredo Lacosegliaz

 

 

Pressburger e una fede libera dalla violenza
di Gian Guido Vecchi

«Come la prima coppia cacciata dall’Eden, siamo tutti dei profughi, discendenti di persone cacciate. L’umanità è profuga per definizione». Al tempo dei fili spinati, le parole di Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, indicano la «sfida micidiale» cui sono chiamate in particolare le tre religioni abramitiche, nel momento in cui rischiano di (ri)diventare «strumenti di ostilità». Lo scrittore Giorgio Pressburger, ebreo ungherese braccato dai nazisti e poi riparato in Italia durante l’invasione sovietica del ’56, ha citato Emmanuel Lévinas, «quando all’orizzonte della nostra coscienza appare un volto, di quel volto noi siamo responsabili». È lo stesso Pressburger a raccontare che il suo libro Sulla fede — da cui il regista Mauro Caputo ha tratto il film Il profumo del tempo delle favole — è nato da una domanda: «Il mondo è diviso in fazioni che si massacrano, uccidono i bambini. Se siamo responsabili di ciascun essere umano, perché ci comportiamo così?».

La riflessione si sviluppa in uno spazio laico, l’Istituto dell’Enciclopedia italiana fondato da Giovanni Treccani. Il direttore generale Massimo Bray ricorda la voce «Fede» affidata nel 1932 a «un teologo antifascista, Mariano Cordovani». L’istituto ha risposto all’appello per una «discussione proficua» che scrittore e regista avevano lanciato sul «Corriere». Sono arrivate classi delle superiori, a seguire il confronto moderato dal vicedirettore del nostro giornale, Antonio Polito. È importante che ci siano dei ragazzi. Ed essere «in uno spazio di vera laicità che può essere condiviso da tutti», nota Giovanni Maria Vian, direttore dell’«Osservatore romano».

Laicità, quindi conoscenza. Lo storico Daniele Menozzi ricorda che le fedi possono divenire uno «strumento di controllo» della violenza troppo umana. E se Abdellah Redouane si sofferma sull’islam radicale che «usa la fede a scopo politico», un modello viene dalla Germania: Davide Scotto racconta la sua esperienza di docente di teologia islamica a Tubinga. In Italia non è possibile «per quel patto scellerato tra Chiesa e Stato che impedisce l’insegnamento della teologia in un’università laica», spiega Lucetta Scaraffia. Eppure la chiave sta nella conoscenza, dice Vian: «Se non si sa più che cos’è il cattolicesimo figuriamoci il resto, e l’ignoranza crea paura e ostilità». Integrazione, previdenza, saggezza. Non è mai stato facile, avvertiva Di Segni citando la Reconquista spagnola del 1492 e la cacciata dei Mori e anche degli ebrei: «La storia dell’Europa è la storia in cui il diverso a un certo punto viene cacciato o massacrato».

in “Corriere della Sera” del 28 ottobre 2016

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