• 01/12/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
famiglia
Paolo Greco

La famiglia oggi è attraversata da nuove debolezze che la rendono maggiormente vulnerabile rispetto al passato, tuttavia resta il caposaldo della società contemporanea, come è stato dimostrato durante la pandemia del CoVid-19. Tutti abbiamo sperimentato, come nonostante le criticità sanitarie e sociali dovute alla diffusione del virus, la famiglia ha svolto un ruolo di prevenzione e di cura.

L’impoverimento di questo autentico «capitale sociale», qual è per l’appunto la famiglia, risulta evidente, non tanto per visioni ideologiche contrapposte, rispetto al concetto di famiglia, pur se è innegabile il fatto che nuove forme di unione e convivenza, coesistono accanto a quello tradizionale. Ma soprattutto per il crescente ed esasperato individualismo che snatura i legami familiari e finisce per considerare la famiglia come un’isola, ed ogni suo membro come quello che si costruisce secondo i propri unici desideri e bisogni. Principalmente per un’esistenza sempre più precaria e instabile, dovuta alla mancanza di lavoro e ad una assenza di politiche che promuovono e valorizzano la famiglia, spesso prive di un sostegno vero verso il nucleo familiare.

Una famiglia spesso vittima di sé stessa, intrappolata nella frenesia di una società che corre velocemente, senza più tempo da dedicare agli affetti e soggetta ad una cultura che vive di sole emozioni e non intende più la vita come un progetto da costruire, bensì come una serie di momenti da consumare secondo il proprio capriccio.

 

Nel tempo dei legami liquidi

Nella “società liquida”, come ha acutamente osservato il sociolo Zigmunt Bauman, anche i legami, gli affetti sono “liquidi”: l’uomo contemporaneo avverte la fragilità dei legami affettivi e sentimentali, sempre più instabili, e prigionieri della cultura del consumo che tutto riduce ad oggetto. Per cui anche l’amore è liquido, inteso esattamente come uno smartphone, le scarpe o l’auto che di continuo sentiamo il bisogno di cambiare, e vogliamo sia in grado di fornirci, esattamente come un paio di scarpe, l’auto o lo smartphone, alcune irripetibili emozioni immediate. A scapito dei sentimenti profondi, che richiedono tempo e impegno.

Lo spartito delle relazioni in uso, da una parte risente della liquidità di cui abbiamo parlato precedentemente e dall’altra, si muove al ritmo di un individualismo che spinge a vivere in una forma egoistica ed esasperata senza alcuno sguardo rivolto verso l’altro. Una dinamica che risulta ben visibile nei rapporti affettivi, sempre più segnati da scarsa resistenza e consistenza. Infatti si va sempre più diffondendo l’incapacità si sostenere un’affettività matura e feconda, così come cresce una dimensione affettiva narcisistica che rende le persone facilmente instabili, incapaci di maturare i propri sentimenti e volgerli verso il compimento di un progetto duraturo e aperto alla vita. Anche per questo motivo l’impegno tra due persone che si apre alla fecondità e la realizzazione di una famiglia, non solo è temuto, ma spaventa e terrorizza non pochi.

 

Un cambiamento culturale?

Il concetto di matrimonio e di famiglia oggi è cambiato rispetto a quello del modello che comunemente viene definito «famiglia tradizionale», inteso perlopiù come un contratto di matrice patriarcale e maschilista, di istituzione divina imposta dall’alto e regolata dalle gerarchie religiose. I matrimoni religiosi diminuiscono, quelli civili aumentano e le convivenze sono cresciute esponenzialmente. Sposata o non sposata, al centro della famiglia oggi si trova la coppia, formata da persone con pari dignità e uguali diritti, che descrive la propria identità sostituendo quella fornita un tempo da «matrimonio e famiglia».

A cui si aggiunge anche l’altra categoria, quella di «relazione» che ha soppiantato quella di «sposato-sposata», dove non si pongono più alcune distinzioni fra relazioni e si riconosce ogni relazione stabile tra due individui come una relazione familiare. Inoltre la famiglia moderna pur tenendo tanto ai bambini e potendoli scegliere con maggiore libertà, spesso li percepisce come un fardello economico, dato anche dalla permanente precarizzazione della vita, la cui decisione viene sottoposta più che ad una riflessione progettuale, a criteri puramente economic, psicologici ed emozionali.

La famiglia è un bene talmente prezioso che non può essere oggetto di divisione, ma una realtà da promuovere e fare risplendere in tutta la sua bellezza. L’intento qui è di promuovere una riflessione sul significato che la famiglia può assumere oggi, e particolarmente sull’abitare le fragilità che attraversa la famiglia, sottraendo tale argomento allo scontro fazioso e di parte, per porre lo sguardo sull’umano concreto, che trova appunto nella famiglia un luogo generativo, di crescita e formazione umana, in cui si promuove una prospettiva sapiente di vita, quale scuola di umanizzazione, contro ogni individualismo, egoismo e narcisismo.

 

La famiglia resta una scuola di umanità

La famiglia però, nonostante i casi di violenza e di cronaca che la abitano, resta una scuola di umanità. Il primo luogo dove si apprende la grammatica dell’umano. La cellula fondamentale di una comunità, il luogo dove nasce e cresce la vita, dove si educa l’uomo del domani all’essere per l’altro, ed il cittadino responsabile e capace di costruire comunione. Certamente non si deve cadere nell’errore di idealizzare troppo le relazioni affettive e soprattutto il matrimonio come se fosse una realtà astratta e artificiosamente costruita, perché come ogni cosa preziosa necessita di dedizione, donazione e gratuità. Richiede un percorso di conoscenza e di maturazione, di crescita e ri-crescita.

Per cui promuovere la cultura della famiglia può essere il punto di partenza per costruire una nuova «civiltà dell’umanità». Per questo la famiglia è anche oggetto di polemiche, come ha evidenziato il sociologo Anthony Giddens nell’interessante saggio sul mondo che cambia: quale terreno di scontro tra tradizione e modernità, tra il primato della libertà del soggetto, la liberalizzazione dei costumi e l’idea di istituzione fissa e immutabile calata dall’alto a cui sottomettere e sacrificare la propria libertà. E’ doveroso qui richiamare il dibattito attuale sulle famiglie omogenitoriali e  la grande questione del genere, che non possiamo affrontare in questa sede, ma richiede una riflessione approfondita e una risposta adeguata. Papa Francesco, in viaggio verso Filadelfia per l’VIII incontro mondiale delle famiglie nel 2015, ha affermato che la famiglia non può essere sequestrata da visoni ideologiche, progressista oppure conservatrice: la famiglia è una forza in sé.

La famiglia è famiglia. Il suo valore è universale e non può essere offuscato da nessuna contrapposizione ideologica. La famiglia è il «santuario della vita», la prima e fondamentale scuola dell’umano. In essa si tocca il linguaggio privilegiato della gratuità e dell’amore, del perdono e dell’accoglienza, della fedeltà e della comunione, del sacrificio e della condivisione (cfr. AL 82-83). Nella famiglia si apprende il rispetto per l’altro, il suo pensiero e il modo di agire, ma al contempo si apprendono le regole della comune convivenza, dove le differenze non spaventano ma rendono più ricco e più bello lo stare insieme. la famiglia è il filo che tesse la maglia dell’umanità, quella della grande famiglia umana, dove si impara ad amare ed essere amati, dove si diventa uomini e donne, in cui si genera la vita (cfr. Paolo VI HV 10).

Come ha scritto sempre papa Francesco nell’Enciclica tutta dedicata alla famiglia Amoris Laetitia: il bene della famiglia è decisivo non soltanto per il futuro della chiesa, ma anche del mondo (cfr. AL 31). Indebolire la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio non giova affatto alla società, al contrario, pregiudica la maturazione delle persone, la cura dei valori comunitari e lo sviluppo etico delle città e dei villaggi (cfr. AL 52).

 

Un’opera artigianale

Abitare le fragilità della famiglia oggi richiede un’opera che si può definire “artigianale” che soltanto un amore sincero può svolgere, che necessita della stima e del rispetto che diviene poi anche fedeltà, serietà e progetto di vita. La famiglia è la maturazione dell’amore che passa dall’idealizzazione alla realizzazione, cosa che richiede la prova del nove della realtà, da affrontare. Spesso si resta nell’amore ideale, credendo che la famiglia sia stare in una capanna abbracciati e beati per tutto il giorno, la relazione tra “io” e “lei” come se tutto il resto non esistesse, ha affermato lo psichiatra Vittorino Andreoli nel puntuale libro L’alfabeto delle relazioni, non è veriteria, e conduce all’autoisolamento che a lungo andare distrugge la coppia.

Il matrimonio è un cammino di maturazione, uno strumento dell’amore che conduce alla crescita e allo sviluppo dell’altro, della sua identità e potenzialità, della sua stessa salvezza. il luogo della gioia di vivere insieme, dove l’uno aspetta l’altro ed eserciti la pazienza dell’artigiano, il ricominciare ogni giorno, sorprendendo e sorprendendosi ogni volta dell’altro e del dono che l’altro è per me.

Ma anche il luogo dove sorgono le inevitabili crisi e si affrontano con quello sguardo che le sappia cogliere come parte della bellezza della famiglia. Si vive insieme non per essere immuni dalle difficoltà e dalle debolezze, ma per apprendere ad essere felici di nuovo insieme, imparando dalle lezioni che le tappe della vita e del percorso coniugale insegnano. infatti accade come insegna l’esperienza quotidiana che le crisi molte volte sono un vero e proprio battesimo di fuoco, un tempo di apprendistato che permettono di incrementare e consolidare l’intensità della vita condivisa, così come di ridare un nuovo senso e un nuovo slancio alla vita familiare.

L’amore artigianale, scrive papa Francesco, esige l’arte di parlarsi, ascoltarsi e riconoscersi, prendendosi per mano nuovamente, con più saggezza, e prendersi carico della fragilità dell’altro, soprattutto quelle ferite che nascono dalle delusioni e i fallimenti, dalla mancanza di amore e tenerezza. L’amore artigianale necessita la calma di aspettarsi e il coraggio di andare incontro, di incontrarsi, muoversi dalle proprie posizioni, per operare quella riconciliazione, donarsi il perdono che conduce a dirsi nuovamente «si». L’opera della riconciliazione richiede l’umiltà di fare un passo indietro e ri-accogliere con cuore curante l’amore ferito, solo così potrà recuperare la capacità di ri-accogliere nuovamente l’altro.

di Paolo Greco