• 22/10/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale

Chi vuol intendere, intenda.

Un tragico evento planetario ha generato innumerevoli drammi particolari, essi stessi possibili focolai di altre dolorose vicende. Non è la prima volta che accade.

Ora, davvero, può essere l’occasione di scrivere un nuovo capitolo della storia umana che concepisca una rinascita, un nuovo, o meglio, un vero umanesimo (di questo se ne sente parlare, non di rado ma solitamente in modo sconsiderato). Oppure tornerà tutto sotto il dominio della menzogna (con rare eccezioni), così come è accaduto fino ad oggi. Nel frattempo, certamente, procederà inarrestabile il progresso scientifico e tecnologico, così come è accaduto fino ad oggi (ciascuno s’interroghi a riguardo).

Per cogliere l’opportunità è imprescindibile che si diffonda maturità umana, ovvero saggezza. Cristianamente si direbbe serve diffusa santità. Bisogna rendere la nostra società una società matura.

 

Difficile, non impossibile.

Fino ad oggi, nell’ordinario caos, che molto confonde e molto oscura, di tanto in tanto, si è visto lo splendore di persone brillanti capaci d’illuminare menti e incidere significativamente nelle umane vicende. Le rare luminescenze, sono sorte in ogni campo, ispirate da differenti orientamenti di pensiero ma tutte dirette verso il bene, la verità, la giustizia e non molti, purtroppo, ne hanno beneficiato: troppo spesso avviene che la luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’accolgono. Di frequente, invece, accade che maldestri demagoghi, credendosi “illuminati” (forse qualcuno in buona fede), diffondono oscurità, e le masse, immature, si lasciano confondere e vagano frastornate. Così le cose che dovrebbero e potrebbero cambiare, non cambiano mai veramente.

Si succedono governi con formule dichiarate risolutive; s’inneggia alle novità, si usano, imprudentemente, toni trionfalistici e si enfatizza su questioni che dovrebbero essere prassi ordinaria, ma la realtà non cambia nella sostanza. Allora ecco che gli scenari si ripetono, i discorsi si ripetono, i buoni propositi si ripetono, ma le cose non cambiano. Per esempio come è possibile che ancora oggi in un contesto democratico e socialmente evoluto, ove vige lo stato di diritto, coesistano condizioni di lusso (sfoggio di ricchezza; abbondanza inutile) e di miseria (grave indigenza; estrema povertà) – fatto decisamente in contrasto con la Costituzione Italiana e con la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo – senza che ci sia un diffuso senso di scandalo e di ribellione? Non si scende in piazza per questo. Perché? Forse perché le coscienze sono anestetizzate o ipnotizzate o contaminate. Sicuramente sono poche le coscienze formate. Chi è che deve formare le coscienze? Dov’è lo Stato? Dov’è la Chiesa?

 

Abbiamo inteso bene il senso “cristiano”?

Si dice: nel mondo ci sono oltre due miliardi di cristiani (un terzo della popolazione mondiale) e molti di questi occupano ruoli di governo e coordinamento. Ma è da chiedersi: abbiamo inteso bene il senso di “cristiano”?

È diffuso l’equivoco per il quale si identifica, sic et simpliciter, l’uomo religioso (confessionale) con il cristiano. È molto opportuno precisare che una distinzione c’è, ed è netta. Il discrimine è evangelico: cosa fare per entrare nella vita? Osservare la Legge. Qui si tratta di persona religiosa. Vuoi essere perfetto? Vendi quello che hai dallo ai poveri e segui Cristo (Via, Verità, Vita). Qui si tratta di cristiano. Se poi consideriamo le premesse del discepolato, “chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso (rinneghi il suo orgoglio e il suo egoismo), prenda la sua croce ogni giorno (offra la sua vita per la libertà, la verità, la giustizia) e mi segua”, appare chiaro che cristiano è chi si arruola in un reparto speciale, in una task force formata da “Santi e familiari di Dio”, che proseguono la stessa missione del Messia:

Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
e predicare un anno di grazia del Signore. (Lc. 4,18-19)

 

Si può cambiare.

Cambiamenti veri ci saranno allorché si capirà che la povertà è un valore costitutivo della persona matura (il saggio); quando si comincerà ad aver piena coscienza del fatto che la politica (arte di governare) è al servizio della persona, non il contrario e che la stessa religione è al servizio della persona, non il contrario.

Tutto comincerà a cambiare quando si diffonderanno gli effetti purificatori di una benedetta “rivoluzione” tesa alla completa liberazione della persona umana da ogni forma di schiavitù materiale e spirituale, compresa quella dalle false religiosità (devozionismi fideisti, ritualismi di circostanza, superstizioni, idolatrie, fondamentalismi, autoreferenzialità).
Quando allora  sarà congruo il numero dei rivoluzionari che, indossato l’abito del servizio, innalzati i vessilli della povertà, afferrate le armi – essenzialmente spirituali – della pace e della verità, attraverseranno frammenti di storia, incarnando la propria “fede”, consolando, guarendo, liberando; quando allora queste persone (non perfette né infallibili, ma audaci testimoni della verità e dell’amore) conquisteranno i luoghi del “potere”, allora ci saranno nuovi cieli e nuova terra.

In quel giorno, il presidente della Repubblica italiana incontrerà il vescovo di Roma nella più grande semplicità e in luoghi decorosi ma semplici. Ciò accadrà perché avremo imparato ad onorare la persona e non il titolo, la persona e non la funzione.
In quel giorno non sussisteranno più nella stessa città lusso e miseria, perché sovrana sarà la Fratellanza.
In quel giorno il vescovo di Roma, potrebbe rendere itinerante (ogni volta dove più necessitata) la sua “santa sede”, per piantarla dove il grido della sofferenza è più intenso. E lì lo troveremo, insieme ad altri pastori, affaticato, impolverato, macchiato di miseria e dolore, e non solo nell’intimo più profondo.

Allora ci saranno cerimoniali meno impeccabili e riti scenograficamente meno perfetti; allora ci sarà più santità e tutti ne potranno godere.
Allora avremo dei pastori che non più con sublimità di parole ma nella potenza dello spirito vivranno il loro magistero che tornerà, finalmente, ad essere materno [e paterno] e non più semplicemente professorale; un magistero che saprà convincere molti del fatto che si vive per cambiare il mondo, per niente di meno.
Allora nessuno avrà più l’ansia di raccontare della presenza di radici cristiane perché molti gusteranno un’infinità di profumati e saporiti frutti. E poiché un albero buono si riconosce dai buoni frutti, si capirà, in modo implicito ma inequivocabile, la qualità di quelle radici.

In quel tempo non avremo più uno Stato Pontificio [della Chiesa] che si confronta con altri Stati; in quel tempo avremo una Chiesa del grembiule, unita, corpo mistico, libera da palazzi e transenne, capace di vivere così pienamente il suo sacerdozio regale e profetico tanto da favorire una rapida e inarrestabile diffusione di verità di pace di giustizia e di libertà; avremo una Chiesa anteprima del Mondo come Dio lo ha immaginato.Così accadrà, e un cristiano non può dubitarne:

 

Così accadrà, e un cristiano non può dubitarne

Così accadrà, e un cristiano non può dubitarne: lo ha scritto, nella sua lettera all’umanità, il Dio di Abramo di Isacco di Giacobbe, il Dio di Gesù cristo, il Padre dell’umanità.
Così accadrà, e nessuna persona dovrebbe dubitarne: l’amore e la verità hanno forza in sé.
Si ricordi poi la necessità di capire un po’ meglio e un po’ di più cosa sia la spiritualità nell’uomo e come questa debba essere adeguatamente nutrita.

In fine, tornando alle vite luminose, è molto opportuno precisare che, tra queste, vere Eccellenze e vere Eminenze sono quelle persone le quali nel nascondimento più assoluto, giorno dopo giorno, oppresse da mille problemi, sole, lacerate, faticano per sopravvivere, proteggendo e dando vita a chi immediatamente li circonda (si pensi ad una mamma ed ad un papà, ma non solo), lottando strenuamente per rimanere fedeli alla giustizia e alla verità, e tutto “solo” per amore.
Sono principalmente questi santi eroi (forse inconsapevoli, quasi tutti sconosciuti), che, sostenendo più di chiunque altro il peso del mondo, permettono che continuino a diffondersi il bene e la bellezza, perché più d’ogni fede, più d’ogni speranza, “di tutte, più grande è l’amore”. Ecco il momento di capire e di fare una scelta:
Ravvivati Fiamma! Svegliati Sentinella!

Paolo Di Rocco