• 25/02/2021
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento
Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Registrazione presso il tribunale di Roma del 16/12/2020 n. 142.
S.Benedetto
Paolo Greco

La crisi della religione in Europa

 

Si può ancora parlare di Europa “cristiana”? L’antico continente da cui il Vangelo si è diffuso in tutto il mondo si può dire anche oggi “cristiano”? Ad un primo sguardo la risposta sembra che l’Europa non sia più una terra cristiana: molte Chiese vengono vendute o date a società commerciali per essere trasformate in ristoranti o Bed & breakfast, è sempre più diffonde l’analfabetismo religioso, non soltanto tra i più giovani ma anche tra gli adulti, si assiste ad una preoccupante emorragia di vocazioni, numerosi sono i monasteri in cui la presenza dei religiosi è venuta meno. Non sono pochi gli ordini religiosi che chiudono. Inoltre si assiste ad una crescita di persone che organizzano la propria esistenza senza alcun riferimento all’insegnamento della Chiesa e vivono “etsi deus non daretur” (come se Dio non ci fosse) secondo la celebre affermazione di Ugo Grozio agli inizi del seicento. Accade poi che sulle questioni come l’aborto, il matrimonio omosessuale, o lo spazio religioso nella sfera pubblica è in corso un divorzio tra la maggioranza dell’opinione pubblica e le comunità di fede, di qualunque confessione.

Il processo di secolarizzazione in Europa è diventato sempre più esplicito, lo confermano anche le leggi che hanno cambiato il volto di molti Paesi. Basta pensare, per citarne alcuni, all’Irlanda, un tempo annoverata tra i Paesi più cattolici e conservatori del mondo e al referendum del 2015 sui matrimoni gay approvato a maggioranza; mentre in Spagna, paese da sempre a prevalenza cattolica è ammessa l’eutanasia passiva e il suicidio assistito. A marzo del 2018 un articolo sul quotidiano britannico The Guardian ha addirittura parlato della “nascita di un’Europa” quella contemporanea “non cristiana” e si muove verso una dimensione che viene descritta nei termini di “post-cristiana”, ovvero non più cristiana. Si deve registrare anche il dato, da non sottovalutare, delle persone secolarizzate che vedono nella religione una sorta di problema da tenere lontano: il più rilevante è con l’islam, in cui molta eco e conseguenze drammatiche, ha avuto la violenza terroristica, ma siamo anche di fronte a un’ostilità diffusa dell’opinione pubblica nei confronti della chiesa cattolica: dove incidono le questioni come la pedofilia in Italia, nell’Europa del Nord o negli Stati Uniti.

 

Il sentimento religioso nell’Italia di oggi

In Italia, il paese dove risiede lo Stato Pontificio, secondo l’ultima indagine del sociologo Franco Garelli (Gente di poca fede. Il sentimento religioso nell’Italia incerta di Dio), negli ultimi 25 anni i non credenti sono cresciuti del 30% mentre le altre fedi sono passate dal 2 all’8%. Il ritratto religioso dell’Italia che emerge è quella di un cristianesimo stanco, con gente di poca fede, da cui muove il titolo al libro, in cui avanzano gli atei, ma non è ritenuto anacronistico credere in Dio, divenuto sempre più un fatto culturale, infatti la pratica è diminuita, e i riti sono ritenuti sempre più facoltativi. Prevale in altre parole una religiosità fai da te e si ricorre alla Chiesa nei momenti clou dell’esistenza, come ha dimostrato la Pandemia da CoVid-19, anche se sono sempre di meno le coppie che sentono il bisogno di sposarsi in Chiesa e i giovani dopo la cresima si allontanano, perr rivolgere le loro domande decisive ad altri.

Dall’altro canto come aveva già osservato il politologo Gian Enrico Rusconi la religione cristiana, e la sua Chiesa, continua a compiere opere di supplenza al posto di una religione civile che in Italia non c’è: sostituzione che si è vista, ad esempio, nella lotta contro il terrorismo brigatista, nell’opposizione al secessionismo leghista, nella lotta contro la mafia e nell’incoraggiamento al volontariato, ma che non è accolta totalmente quando si parla di statuto della famiglia e del trattamento giuridico delle unioni di fatto e tra omosessuali, del finanziamento pubblico delle scuole cattoliche, della disputa bioetica sulla procreazione assistita e sulla clonazione di cellule embrionali, dell’eutanasia e dell’aborto terapeutico e selettivo. Anche se evidentemente con il pontificato di Papa Francesco, ha smesso definitivamente di essere accomodante con i poteri forti, promuovendo un’autentica azione profetica che non lascia imprigionare il Vangelo in nessuna stanza dorata.

 

La presenza della religione

Dobbiamo rassegnarci al sentimento nostalgico del poeta tedesco Novalis che, già alla fine del settecento rimpiangeva “i bei tempi in cui l’Europa fu terra cristiana”? Oppure credere effettivamente che “La cattiva notizia è che Dio non esiste”, mentre, “Quella buona, è che non ne hai bisogno” come riportava il messaggio scelto per una campagna pubblicitaria dall’Unione Atei Agnostici Razionalisti esposto sugli autobus qualche anno. Eppure, come evidenzia il politologo Oliver Roy nel suo ultimo scritto (L’Europa è ancora cristiana?), di religione si discute, la presenza dei leader religiosi nel discorso pubblico, soprattutto in Italia, è costante, le riflessioni sul ruolo dell’islam politico sono proposte con grande frequenza e l’ultima campagna elettorale italiana ha visto politici giurare addirittura sul Vangelo. Allo stesso tempo ritorna ogni inizio di anno scolastico la discussione del crocifisso si oppure no nelle aule e l’allestimento del presepe a Natale negli spazi pubblici. Come il diffuso sentimento di commozione che ha unito tutti gli europei e non solo, l’impressionante incendio che ha distrutto buona parte della cattedrale di Notre Dame de Paris, da tutti acclamato come il simbolo della civiltà europea.

Metà degli europei, secondo gli ultimi risultati dell’European Values Study (evs) (Halman et al., 2007, 2005, 2003), dicono di pregare o meditare almeno una volta alla settimana e tre quarti affermano di sentirsi religiosi. Magari disertano le chiese, ma non rinunciano a fare esperienza dal profilo religioso, si pensi alla sempre più crescente frequentazione del Cammino di Santiago de Compostela, o della via Francigena, come anche la massiccia partecipazione ai convegni e ai festival di spiritualità. Sono in tanti che seguono gli insegnamenti buddisti e new age, si moltiplicano i templi Sikh e le moschee, sorgono nuove forme di vita religiosa.

In altri termini, gli europei frequentano poco o nulla i servizi religiosi delle loro rispettive chiese di nascita, ma continuano a sentire la necessità di dare un senso al loro agire, anche se non riducibile né da questa o quella istituzione organizzata di tipo religioso. Per cui l’ambiente sociale e culturale di molte società in Europa è sì marcato ancora dalla presenza delle religioni storiche, ma le forme della modernità religiosa sembrano prevalere sulle forme tradizionali del credere, finendo per costituire una sorta di nuovo basso continuo che sembra accompagnare il comportamento della maggioranza degli europei.

 

La secolarizzazione…e la domanda religiosa

Come ho avuto modo di scrivere nel libro (Dall’esilio all’esodo. La fede esposta all’incertezza dei tempi nuovi) la religione cristiana in Europa, nella sensibilità diffusa non è più vista come impedimento e neanche come la soluzione alle problematiche che la vita pone, come ha sostenuto Charles Taylor (L’età secolare). Si osserva che la città secolare, affrancata da ogni richiamo al trascendente, non nega del tutto la questio dei ma l’ha soltanto relegata a una sfera autonoma e, in genere, al privato. La secolarizzazione quindi è da ritenersi come quel mutamento che ci ha condotto da una società in cui era virtualmente impossibile non credere in Dio, a una in cui la fede, anche per il credente più devoto, è solo una possibilità umana tra le altre. Questa inedita situazione per i cristiani europei non soltanto pone nuove sfide, ma diventa di complessa interpretazione: difatti in un primo tempo la reazione all’espandersi della secolarizzazione nelle nostre città è stata di condanna e chiusura, mentre soltanto in un secondo momento si è ritenuto necessario un approccio più dialogante, e coglierne la provocazione che essa lancia al mondo della religione cosiddetta tradizionale.

Dapprima furono i pastori riformati Dietrich Bonhoeffer, Friedrich Gogarte e Avery Cox, sostenitori di un cristianesimo a-religioso, poi i teologi cattolici, Karl Rahner, Marie-Dominique Chenu e Johann Bapstit Metz, che sostenevano che i valori del Vangelo non si realizzano al di fuori del secolo, ma all’interno, logica scelta da Dio stesso con l’incarnazione del figlio Gesù. Quindi la secolarizzazione non deve scoraggiare perché come ha ben sostenuto il sociologo tedesco Hans Joas (La fede come opzione. Possibilità di futuro per il cristianesimo), diviene un’opportunità, in cui la fede ha la possibilità di divenire più matura e «più forte perché ha potuto prendere in considerazione l’alternativa» con la vita secolare.

 

L’attualità della “Lettera a Diogneto”

A ben ragione il Cardinale svizzero Kurt Koch ha osservato che i cristiani si trovano nella fase della fine definitiva del cristianesimo di stampo costantiniano e della forma della chiesa cristiana di popolo: in altre parole non si diventa cristiani dalla nascita e si entra nella chiesa naturalmente. Questo implica una riflessione per le religioni, per i cristiani e la Chiesa Cattolica in particolare: come rispondere alle istanze del Vangelo in una società sempre più secolarizzata? In che modo essere cristiani oggi? Certamente le risposte preconfezionate non offrono soluzioni credibili, allora è necessario promuovere una riflessione aperta e senza la paura di fare autocritica. In altre parole bisogna mettersi per strada, in cammino, uscire dalle proprie sicurezze, sporcarsi le mani, lasciarsi provocare da quando proviene dal mondo, e più che ostentare i simboli del potere come ebbe a dire il vescovo santo di Molfetta Tonino Bello, questo è il tempo di mostrare il potere dei simboli, la forza dell’amore cristiano verso tutti, in cui la stola è quel grembiule da cingersi ai fianchi per essere uomini e donne della gratuità e del servizio.

Qui ritorna di attualità l’antico scritto della “Lettera a Diogneto” di cui non si conosce l’autore e tantomeno il destinatario che ha il nome di “Diogneto”: in tempo in cui i cristiani vivevano in città in cui la maggioranza non riconosceva Cristo come il Salvatore del mondo, erano come l’anima nel corpo, diffusa in tutte le sue parti, abitavano la città senza essere della città, i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile… i cristiani amano coloro che li odiano, e pur anelando ad un altro mondo, la patria celeste essi sostengono il mondo, per questo si sentono stranieri anche se cittadini.

Papa Francesco consapevole delle nuova situazione del cristianesimo nella società contemporanea ha posto al centro del cammino della Chiesa oggi, il paradigma teologico della “Chiesa in uscita”: un invito a non avere paura della mutata realtà, bensì recuperare uno spirito missionario, prendere l’iniziativa e riscoprire il paradigma pastorale della “Chiesa dell’incontro”. Si tratta di essere nel mondo e in dialogo con il mondo, dentro il secolo con il sigillo di Cristo, come artigiani di pace, operai della giustizia e costruttori di bene. Nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, ha ricordato a tutti i cristiani, sulla scia del Vaticano II, che la Chiesa è fatta di volti, di persone che vivono nelle contraddizioni del proprio tempo, a contatto con la fragile umanità, senza il timore di perdere qualcosa di sé stessi ma cercando di guadagnare tutti a Cristo.

“Preferisco mille volte una Chiesa incidentata, ha ripetuto più volte il pontefice argentino, piuttosto che una Chiesa ammalata per chiusure, che muore lentamente”: annunciare oggi e portare la salvezza di Dio, non è questione di formule linguistiche e neppure di teoremi dottrinali che impacchettano la verità della fede in modo da essere percepita come un regalo confezionato da accogliere così com’è, ma tocca tutta intera la persona che è chiamata con la propria esistenza a testimoniare l’amore di Dio. Il cristiano nella società secolarizzata è chiamato al grande impegno di riflettere e ripensare, sono molti i movimenti di cristiani che operano in tal senso: nell’ottica di una nuova intelligenza di fede, ricomprendendo il proprio stile di vita, al fine di testimoniare il credo ricevuto in eredità con l’autenticità di un’esistenza credente più credibile, più convinta e convincente che sa confrontarsi con una cultura dalla navigazione incerta.

di Paolo Greco