• Italia, Roma
  • 27/05/2019
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“Tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ‘ideologie gender’ né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo”. È chiara e netta la presa di posizione del Miur (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), che ha diffuso oggi una circolare (testo integrale in pdf: clicca quidi “chiarimenti” sulla “presunta possibilità di inserimento all’interno dei Piani dell’Offerta Formativa delle scuole della cosiddetta ‘Teoria del gender’ che troverebbe attuazione in pratiche e insegnamenti non riconducibili ai programmi previsti dagli attuali ordinamenti”. “Soprattutto tra i genitori – lamenta il Miur – si è riscontrata una forte preoccupazione derivante anche dalla risonanza mediatica di informazioni non sempre corrette e obiettive”. Di qui la necessità di “fornire ulteriori chiarimenti” per fugare i dubbi dei genitori, la maggior parte dei quali, secondo il ministero dell’Istruzione, “scaturiscono da una non corretta interpretazione del comma 16 della legge 107/2015 di Riforma su ‘La Buona Scuola’”, che recita testualmente: “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori” su tali tematiche.
“La finalità del suddetto articolo – precisa il Miur – non è quella di promuovere pensieri o azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti, anche per raggiungere e maturare le competenze chiave di Cittadinanza, nazionale, europea e internazionale, entro le quali rientrano la promozione dell’autodeterminazione consapevole e del rispetto della persona, così come stabilito pure dalla Strategia di Lisbona 2000”. “Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione”, che cita l’esigenza di “dare puntuale attuazione ai principi costituzionali di pari dignità e non discriminazione”, sanciti dagli articoli 2, 4, 29, 37 e 51 della nostra Costituzione, nonché “quanto previsto dal diritto europeo che proibisce la discriminazione per ragioni connesse al genere, alla religione, alle convinzioni personali, handicap, età, orientamento sessuale o politico”.
“La finalità del decreto legge a cui si fa riferimento nel ciato comma della ‘Buona Scuola’, si legge ancora nella circolare ministeriale, spiega in questi termini le finalità del “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”: “Prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettività, rafforzando la consapevolezza degli uomini e ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne; promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo; prevedere specifiche azioni positive che tengano anche conto delle competenze delle Amministrazioni impegnate nella prevenzione, nel contrasto e nel sostegno alle vittime della violenza di genere e di stalking”.
Nel testo si cita anche la collaborazione del Miur con l’Alleanza europea per il contrasto all’“Istigazione all’Odio”, definita dal Consiglio d’Europa “espressione di tutte le forme di diffusione e incitazione all’odio razziale, alla xenofobia, all’antisemitismo e ad altre forme di intolleranza, espressione di nazionalismi, discriminazione nei confronti di minoranze, di migranti. Altre forme di discriminazione sono la misoginia, l’islamofobia, la cristianofobia e tutte le forme di pregiudizio circa l’orientamento sessuale e di genere”. Alle scuole, conclude il Miur, “spetta il compito, sulla base dell’autonomia didattica e gestionale loro attribuita, di predisporre azioni nel rispetto di linee di indirizzo generale che saranno appositamente divulgate dal Miur”. Linee che saranno elaborate “con il contributo di rappresentanti di associazioni ed esperti riuniti in un apposito tavolo di lavoro” istituito preso il Ministero.

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