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“Non sono razzista, ma”: un libro di L.Manconi – F. Resta

Gli italiani sono razzisti? Ovviamente no: nessuna categoria può essere definita come un blocco unico e omogeneo e, dunque, catalogata attraverso un’etichetta spregiativa generale. Ma è altrettanto vero che oggi in Italia si manifestano forme di razzismo nel linguaggio pubblico, negli atteggiamenti sociali e nelle politiche. Non sono razzista, ma illustra un meccanismo psicologico che mira a prendere le distanze dalle parole e dagli atti che contraddicono ciò che pensiamo di essere, o che vogliamo far intendere di essere. È un’espressione che si sente sempre più spesso, perché l’interdizione morale nei confronti di termini e comportamenti xenofobi si è indebolita. Quella sorta di presidio culturale e sociale, che agiva contro il ricorso a pratiche e linguaggi discriminatori, sembra esaurito.
Questo pamphlet è anche un grido d’allarme. L’intolleranza etnica ha trovato spazio nella sfera politica, per opera di figure pubbliche che, nonostante il proprio ruolo istituzionale (come nel caso del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli), contribuiscono alla produzione di ostilità xenofoba. E a ciò corrisponde un tessuto di piccoli e grandi imprenditori politici dell’intolleranza (concetto elaborato da Laura Balbo e Luigi Manconi in un saggio di un quarto di secolo fa). E tuttavia, dicono Luigi Manconi e Federica Resta, il termine razzista non va utilizzato per colpevolizzare individui e gruppi che vivono con fatica il rapporto con gli stranieri. Ciò che si manifesta nel nostro paese è, piuttosto, una diffusa xenofobia: la paura dello straniero. E, contrariamente a quanto si crede, il passaggio da quest’ultima al razzismo è tutt’altro che scontato. Manconi e Resta argomentano come è possibile evitare che questo accada. Non sono razzista, ma è un libro fondamentale per evitare l’errore di indugiare nel “peccato dell’indifferenza”.

Il razzismo è ancora un tabù?
L’odio contro gli stranieri è stato ormai legittimato?
Chi sono gli imprenditori politici della paura e dell’intolleranza?

 

Descrizione

Titolo: Non sono razzista, ma
Autore: Luigi Manconi, Federica Resta
Editrice: Feltrinelli
Data: Settembre, 2017
Collana: Serie Bianca
Pagine: 160
Prezzo: 15,00€
ISBN: 9788807173226

 

 

Il virus del razzismo e la democratica intolleranza
di Daniela Fassini

Gli italiani non sono razzisti. Affermare il contrario è solo un ‘imbroglio’ o una definizione impropria: gli italiani non possono essere infatti definiti come un «soggetto blocco unico», e «l’orientamento razzistico non costituisce una cultura o un’ideologia strutturale ». Partono da questo presupposto, cercando di rispondere alla domanda «Ma gli italiani sono razzisti?», Luigi Manconi e Federica Resta nell’ultimo libro scritto insieme ‘Non sono razzista, ma’ edito da Feltrinelli-Serie Bianca. Ed è proprio quell’avversativo, ‘ma’, che spiega come oggi in Italia si diffondano e si affermino, al contrario, nuove forme di xenofobia (che è paura verso l’altro) e razzismo. Basta elencare le ordinanze che non pochi sindaci da nord a sud Italia continuano a scrivere per compiacere ai propri cittadini-elettori insofferenti dei migranti. Ma, ancora, «tracce di razzismo» emergono «irresistibilmente nelle pieghe del discorso pubblico». Stereotipi e pregiudizi quali «Ci invadono!», «privilegiati» e «Quanto ci costano» si ripropongono quotidianamente in una certa stampa nazionale. Per non dimenticare quando, in trasmissioni televisive e radiofoniche «l’ostilità si esprime allo stato puro». Ma, ancora una volta, tutta questa esigua minoranza (quotidiani e personaggi politici e/o televisivi) che manifestano apertamente tutta la loro rabbia, pur essendo appunto, una minoranza, danno per scontato che tutti gli italiani la pensino come loro. «Quei cittadini infuriati finiscono per essere identificati con gli italiani e l’Italia». Il ‘cattivismo’ contro il ‘buonismo’, utilizzato come «ingiuria politica per squalificare valori e programmi osteggiati dalla destra» e rappresentato da «sparute minoranze religiose e politiche». In questo contesto, sottolineano gli autori, «si gioca tutto intero il ruolo della politica». Tocca infatti alla politica svolgere un ruolo di «razionalizzazione e negoziazione» o, «all’opposto, può funzionare da irresponsabile incentivo e detonatore di pulsioni violente».

Il «non siamo razzisti, ma» è anche un grido di aiuto. È un «aiutateci a non diventare razzisti» che molti italiani, soprattutto degli strati più disagiati della società, chiedono ad alta voce. Quelle ordinanze anti-migranti che in alcuni casi appaiono quasi ridicole ed anacronistiche, sembrano partire proprio da questa ‘non siamo razzisti, ma’. Nel libro non mancano i ritratti di personaggi e ideologi interpreti di una sorta di «xenofobia strapaesana», che spesso producono reazioni politiche e danni psicologici. Ed è per questo motivo che, sottolineano gli autori, «non si possono tollerare gli intolleranti». La conclusione? «Atti, parole e comportamenti basati sulla rappresentazione dello straniero come nemico criminale e fonte di insidie costituiscono una tale negazione dei principi cardine della democrazia da imporre a salvaguardia della libertà di ciascuno, una reazione di ‘democratica’ intolleranza». ‘Non sono razzista, ma’ è un libro che aiuta a non essere razzisti ma, soprattutto, a non tollerare chi lo è.

in “Avvenire” del 24 settembre 2017

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