• 01/12/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Mons. Camisasca

Riportiamo l’intervista del Giornalista Porro al Vescovo Mons. Camisasca intervenuto alla trasmissione Quarta Repubblica. Il vescovo ha scritto una lettera aperta ai suoi fedeli per esortarli a non chiudersi in casa e a non soccombere alla paura del virus. A suo parere i responsabili di questo clima  di ansia e disorientamento  sono i Mass media, gli scienziati e la politica.
Nel corso dell’intervista ha espresso il suo parere anche sull’attentato di Vienna: “L’Europa deve riprendere coscienza della propria storia. Non si può scrivere un futuro senza tenere presente ciò che ha fatto grande la storia di un popolo”.

 

L’intervista

Ha detto Mons. Camisasca:

“Ho scritto questa lettera perché avvertivo uno stato di ansia e di disorientamento molto forte nelle persone con cui parlavo. – – Non potevo lasciare la gente della mia terra in questo stato, perché l’ansia porta a richiudersi su se stessi o alla visione dell’altro come nemico. Ho detto “non chiudetevi in casa”, frase che alla luce di quanto sta succedendo può risultare impropria, ma che io ripeterei perché il suo significato è “non ripiegatevi su voi stessi. Cercate di trovare in voi e fuori di voi le ragioni per una lucidità capace di affrontare questo momento”.

Sono diverse le fonti di questo disorientamento – ha continuato Camisasca – una di queste sono stati i mass media. L’informazione ha svolto il suo ruolo informando ma talvolta anche deformando e accentuando gli aspetti polarizzanti della situazione.

Inoltre il dissidio tra gli scienziati che presentavano i loro studi come dogmi, spesso in contrasto tra loro, ha creato confusione e paura. E infine la difficoltà della politica di dare alle persone chiarezza sul futuro”.

 

Mons. Camisasca ha poi commentato insieme a Porro le notizie in diretta da Vienna, che sta vivendo ore di terrore per un attentato in sei punti della città ad opera di un commando armato, che ha causato diverse vittime e feriti.
Il Vescovo ha spiegato che a Vienna vivono alcuni sacerdoti della Fraternità San Carlo che fortunatamente stanno bene.
Uno degli obiettivi è stata una sinagoga, l’unica che era uscita indenne dalla shoah. Riferendosi alle vittime e ai destinatari di questi attacchi terroristici Camisasca ha detto:

Sono dei martiri” – – Ci sono i martiri anche nel popolo ebraico, che nel secolo scorso è stato martirizzato durante l’olocausto.
Il popolo ebraico è sotto attacco in Europa, lo è stato tante volte in Francia e ora a Vienna”.

“Ci sono un’infinità di problemi che si intrecciano. Va fatta prima di tutto una lettura dell’Islam. L’Islam ha nella sua origine e nei suoi testi degli elementi di violenza? Gli studiosi si dividono ma è indubbio che se si arrivasse anche a dire che questa predicazione di violenza nei testi originari non è presente, c’è una parte di realtà islamica o islamista violenta. Lo si è visto soprattutto dal 2001 in poi.

L’Europa deve prendere maggiore consapevolezza di questa realtà.
Prima di tutto riprendendo coscienza della propria storia. L’Europa si è indebolita perché ha voluto tranciare il rapporto con la propria storia di tremila anni, dai greci, ai romani, ai cristiani, fino all’Illuminismo e anche l’ebraismo.

Non si può scrivere il futuro senza tenere conto di ciò che ha fatto grande la storia di un popolo.
Non si possono cancellare Giotto, Verdi, Galilei. Michelangelo, che possono darci impulsi, orgoglio e suggerimenti per il nostro futuro.

In secondo luogo va tenuto presente che l’Islam è una realtà variegata, non è un monolite.
Al di là delle interpretazioni, vanno trovati dei luoghi di incontro per favorire un’evoluzione”.

 

Camisasca ha quindi citato Benedetto XVI
“L’Islam non ha ancora vissuto il suo Illuminismo”, la frase del Papa emerito, “ed è vero – ha proseguito il Vescovo – perchè il fondamento dell’Islam è un intreccio di fede e politica”.

 

Alla domanda di Porro sul problema dell’accoglienza, Mons. Camisasca ha risposto illustrando alcuni punti:

“Dobbiamo tornare a un dialogo serio coi popoli di nord e centrafrica perché possano affrontare a livello locale i loro problemi. Non è possibile né facile realizzare questo dappertutto e in tempi brevi, ma è essenziale.

Dobbiamo capire che siamo in presenza di un mercato di uomini donne e bambini, venduti, rivenduti e portati in Libia. Servono pertanto corridoi umanitari per portare via queste persone dai loro paesi, allo stremo per guerre, lotte tribali o motivi politici.

La responsabilità dell’accoglienza però non può essere accollata solo ad alcuni paesi come Grecia Italia e Spagna: in questo – ha evidenziato –  l’Europa è stata vergognosa, tante promesse crollate il giorno dopo.
E’ necessario accogliere, ridistribuire e fare percorsi di accoglienza, dove si può, perché non è sano e non è cristiano accogliere e poi abbandonare.
Infine, chi sta morendo in mare deve essere salvato, ma poi è necessario capire dove e come accogliere queste persone e chi se ne deve assumere la responsabilità”.

 

Ha concluso Mons. Camisasca”
“Tra la paura della malattia e della morte o la paura dell’ immigrazione – la paura che in questo momento è più stringente è quella del Covid”.