• 25/01/2021
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento
Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Registrazione presso il tribunale di Roma del 16/12/2020 n. 142.
Jean-Jacques Wunenburger

Abbiamo ripreso dal Foglio del 29 novembre, le considerazioni di Giulio Meotti, in un interessante articolo titolato “Il cristianesimo attraversa una crisi che ne minaccia il futuro”. Viene approfonditamente presentata la posizione Jean-Jacques Wunenburger, docente di Filosofia all’Università della Borgogna, fra i massimi studiosi dell’immaginazione religiosa e dei simboli (in Italia con Einaudi ha pubblicato “Filosofia delle immagini” e “L’immaginario” con Il Melangolo). Wunenburger, viene dalla scuola di Gaston Bachelard, capofila dell’epistemologia storica, precursore della nouvelle critique, dello strutturalismo, e anche del poststrutturalismo, maestro di tanti intellettuali tra gli anni Cinquanta e Settanta.

“Il sacro designa un’esperienza interiore di fronte a una realtà che ci ispira un sentimento di majestas e tremendum, un rispetto che ci impone una distanza mentre ci collega a un’entità più potente”, dice al Foglio.

Riflettendo sul fatto che le encicliche papali e le grandi cattedrali che non ispirano più l’uomo contemporaneo egli si chiede: “Il nostro futuro sarà islamico o una società digitalizzata e senza storia?”. Notiamo un’ansia ecologista dall’afflato religioso, la proliferazione dell’islam in Europa, la cristianità pentecostale nei paesi del Terzo Mondo e dell’America Latina, il declino del cattolicesimo romano, la magniloquenza dell’ortodossia russa e varie forme di spiritualità panteistica…

 

“Il nostro futuro sarà islamico o una società digitalizzata e senza storia?

 

Jean-Jacques Wunenburger analizza il grande mercato del sacro e la sua tesi è: nel tempo della grande secolarizzazione, il sacro non è morto, ha cambiato pelle. 

“Il sacro apre spazi differenziati, spontaneamente indisponibili e che possono essere penetrati solo attraverso i riti. E’ una struttura psichica transculturale alla specie. Il primo uomo lo scopre nell’onnipotenza della natura e attraverso l’esperienza della morte. Questa rappresentazione del sacro mobilita l’immaginazione, perché assume un invisibile, un soprannaturale, un trascendente che non può essere né oggettivato né dimostrato. L’essere umano insensibile al sacro è liberato da un peso interiore, emancipato da una zona di oscurità, ma anche impoverito, menomato, mutilato, limitato a una percezione e comprensione concettuale. Il sacro è la fonte dell’immaginazione umana che inizia con l’immagine sacra, come illustrato dagli idoli preistorici”. La società postmoderna ha preteso di aver eliminato il sacro, le “vere presenze”. “Il religioso è un fatto sociale totale. Il fatto religioso fornisce alla società una fonte di narrazioni sull’origine e la fine, sui modi buoni e cattivi di agire e serve come matrice per l’emergere di forme di organizzazione sociale e di potere, la politica. L’unità di una società  è facilitata o addirittura condizionata da una religione coerente e potente, ma la coesistenza di religioni diverse è diventata frequente con rischi di conflitto, a seconda del grado di politicizzazione”.

La secolarizzazione avanza in Europa.

“Alcune società, in occidente al momento, subiscono trasformazioni nell’immaginario religioso. C’è l’adattamento ai tempi (secolarizzazione), la purificazione del simbolico (desacralizzazione) e l’ateismo (eliminazione del religioso). Dei tre monoteismi, il cristianesimo ha potato il proprio immaginario, come nel protestantesimo iconoclasta e individualista, che porta a soggettività e intellettualizzazione della fede. La religione cristiana è diventata più leggera nel contenuto dottrinale, ha filtrato il sacro e si è ritirata in una sfera privata rinunciando a dare senso alle società. E questo in un momento in cui l’islam e alcune correnti del giudaismo chiedono un ritorno al nomocratico per conformare le norme laiche. Questa concorrenza delle famiglie monoteiste accentuerà la scristianizzazione occidentale o, al contrario, le darà nuova resilienza? A questa tensione interna va aggiunta l’inflazione ecologista delle religioni politeiste con una forte pratica magica e l’importazione di frammenti di religioni provenienti da altri luoghi che occupano gli spazi vuoti: meditazione, arti marziali, terapie alternative. Ma l’ipotesi più credibile è che il cristianesimo perda identità e coerenza e ceda il passo a versioni più offensive, come l’evangelismo protestante in America o l’afrocristianesimo in Africa, o a un monoteismo teocratico, l’islam”.

La fine del XX secolo ha visto la fine delle “grandi narrazioni” della storia e l’avvento di altre:

“Il cristianesimo, la versione atea del marxismo millenaristico, il culto del progresso del liberalismo e del capitalismo finanziario, nel senso di J.F. Lyotard”.

Il risultato sono stati due movimenti ideologici:

“Da un lato, il ritorno neomoderno dello spirito illuministico, una razionalità liberatrice  che vuole generalizzare un atteggiamento  che risale a Senofane, che già nell’antica Grecia rimproverava le religioni di aver coltivato superstizioni antropomorfe, ma che è oggi minoranza, tranne che in Francia, lo ‘spirito di Charlie’; l’altro, che prende atto dei riferimenti religiosi fatiscenti, ricompone un patchwork multiculturale e fa emergere  sacralità selvagge. Tuttavia, possiamo vedere che questo indebolimento delle religioni ortodosse a favore delle ibridazioni è allo stadio di curiose coesistenze, compatibili con il turismo spirituale o il consumismo. C’è poi il lento degrado culturale dei linguaggi simbolici, la regressione dell’analfabetismo informatico che maschera l’analfabetismo simbolico, divenuto obsoleto e arcaico e non più trasmesso dalla cultura letteraria e religiosa, sempre più incomprensibile. Chi capisce più Dante o Rabelais nelle nostre scuole?”.

La Francia è la grande osservata.

“Siamo un laboratorio di radicalizzazione fin dalla Rivoluzione Francese, che ha ucciso il re, ha fatto del popolo la base della politica e relegato il religioso fuori dallo spazio pubblico. Abbiamo visto di recente i rappresentanti delle religioni sfrattati dal Comitato consultivo nazionale per l’etica per evitare che i difensori della vita interferiscano nei dibattiti etico-sociali. Oggi il laicismo continua la sua vendetta contro il cristianesimo, accusandolo di essere islamofobico, rendendosi così complice di un progetto per lo sviluppo dell’islam in Europa, l’islamogoscismo. Ci si può chiedere se la tradizione laica, già radicalizzata dall’ateismo, non stia entrando, a volte a propria insaputa, in una nuova strategia di sovversione del cristianesimo e dell’ebraismo. Non si tratta più di radicalismo antireligioso, ma di uno stratagemma per favorire importazioni religiose straniere che ci riportano ai grandi conflitti tra oriente e occidente”.

La crisi non porta alla scomparsa del sacro, ma a risacralizzazioni erratiche.

“Lo vediamo attraverso la cacofonia dei valori morali, a lungo ispirati ai valori cristiani: la sacralità della vita difesa dai monoteismi viene calpestata in nome di biotecnologie che liberano la ‘natura’ e in nome della logica del desiderio di un bambino o del transumanesimo, promettendo l’immortalità; dall’altro lato, i ‘diritti umani’ che ‘sacralizzano’ ogni individuo e trasferiscono i divieti, diventano una sorta di morale universale, di quasi-religione. Questi incroci testimoniano una confusione senza precedenti. C’è il recupero di diverse tradizioni di spiritualità (induismo, sciamanesimo) più o meno mescolate al cristianesimo in una sorta di crogiolo multiculturale. Il sacro, invariante antropologica, diventa disponibile a ogni sorta di traiettoria individuale o di gruppo, a testimonianza della sua durabilità ma anche porosità e infinita plasticità quando non è più integrato nel religioso. Il sacro può essere presentato come la richiesta di un’umanità cosmopolitica oltre le identità religiose e gli inevitabili confronti, che, è vero, non sempre hanno onorato il potenziale di umanizzazione”.

L’ecologismo è un esempio.

“La mitologia moderna è dominata dal mito del progresso e dalla storia della nascita di un ‘uomo nuovo’ attraverso scienza e politica. Il fallimento e il riflusso del progressismo, che ha secolarizzato la visione escatologica e messianica del Libro, ha portato, a titolo di compensazione, alla sacralizzazione della natura e del vivente, dove l’animale talvolta raggiunge lo status di ‘persona’. Il cosmo è riassimilato a una specie di divinità armoniosa da rispettare fino a far sentire colpevole la volontà umana di perseguire la perfezione. Questo antiumanesimo apre la porta a un’ibridazione di messaggi religiosi ansiosi di integrare questo nuovo paradigma. Nell’ecologia troviamo il paganesimo cosmologico e il creazionismo biblico (Enciclica Laudatio si’ di Papa Francesco). L’ecologia non solo ricicla i miti di tutte le religioni, ma fa del rispetto della superiorità della natura un nuovo culto con divieti, peccati, riti ascetici e annunci apocalittici. Tutto questo in un contesto di arruolamento della scienza. Ci si può persino chiedere se questa religione nascente non diventerà contagiosa per le menti ignoranti e non aprirà un nuovo capitolo come ha fatto il cristianesimo nei primi secoli, in un contesto di angoscia collettiva”.

Il futuro sarà religioso. Ma di che tipo?

“La situazione è difficile da valutare, siamo nel mezzo di un confronto tra due immaginari: uno basato sulla sacralità della natura, tecnofobico e falsamente sostenuto da una razionalità ideologica; l’altro è una nuova speranza soteriologica nella tecnologia che sarà in grado di trasmutare l’umanità in modo che possa diventare ‘come gli dèi’”. L’occidente è a un punto cruciale: “E’ preda di nuove forme di sacralità più o meno mimetiche e sta subendo la pressione da parte di popolazioni extraeuropee, che stanno veicolando, fino al politeismo, religioni dal forte potere seduttivo. Chi vincerà tra i fondamentalismi religiosi, gli ecologisti pagani o i profeti di una mitologia tecno-scientifica, destinati a ricreare un altro e nuovo uomo? I tempi a venire saranno inquietanti ed emozionanti da vivere”.

Wunenburger è preoccupato.

“Il cristianesimo sta attraversando una crisi che ne minaccia il futuro. L’ortodossia gioca la carta politica, come in Russia, e ha indubbiamente una forza di perpetuazione attraverso la profusione della iconodulia che sa resistere alle attrattive di una religione del deserto. Il protestantesimo in Europa si perde nel secolarismo e si espande nella versione evangelica e carismatica nelle Americhe. Il cattolicesimo ha vissuto uno spostamento del centro romano e si è acculturato in Africa e America, attraverso l’intersezione con animismo e neomarxismo. Il cattolicesimo europeo ha rinunciato, dopo il Concilio Vaticano II, alla cultura, allentando dogmi e rito, anche se il processo varia da paese a paese. L’attuale papato, interferendo nelle ideologie postmoderne, ha perso il messaggio storico, tranne su punti come il celibato dei sacerdoti, che tuttavia sembra contribuire alla caduta del ministero.

E’ passato molto tempo da quando abbiamo sperimentato un brivido leggendo le encicliche.
Quanti cattolici, diventati invisibili, rivendicano messaggi ‘spirituali’, una parola che ne banalizza l’eredità ?
Riuscirà a recuperare il carisma religioso di fronte alle sfide poste dalla storia e dalle altre religioni?
Non sono sicuro che la compassione verso i migranti, per quanto legittima possa essere, sia tale opportunità.
Può il requiem di Mozart in una cattedrale risuonare con la povertà delle voci degli officianti che cercano di condividere solo il disordine delle nostre società laiche ossessionate dalla felicità?

I tempi presenti in occidente sono segnati da un indebolimento delle ‘visioni del mondo’ che impedisce a qualsiasi progetto sociale di raggiungere densità, coerenza e credibilità. Le élite, formate da una razionalità manageriale, si accontentano di reagire a slogan ideologici e alle ingiunzioni del momento: femminismo, antirazzismo, diritti umani, democrazia partecipativa, ecologia del clima, che sono promossi al rango di banderuola, a indicatore della direzione del vento, su cui adeguarsi, sullo sfondo di un sistema considerato irreversibile di produzione e consumo di massa e senza confini, valorizzato come fonte di felicità. Il marxismo, nonostante gli assiomi errati e gli effetti perversi, è stato l’ultimo dogma globale dall’orizzonte storico. Dal suo crollo, i governi hanno gestito il presente secondo la rielezione, senza visione né piano per il futuro. E’ un presenzialismo omeostatico, che mantiene le popolazioni in equilibrio instabile, attraverso demagogia, lassità, illimitati diritti, convergenze emotive. Le decisioni di pubblica sicurezza (contro il terrorismo) o di salute collettiva (contro Covid) sono guidate da principi minimalisti, giorno per giorno. Il pensiero politico è rinchiuso in una sorta di agnosticismo spirituale, che non sa più pensare ai valori della vita e della morte, del bene e del male. Tutte le politiche cercano solo di mascherare o ritardare l’angoscia della morte che attraversa le società, prive di speranza, la sopravvivenza del comfort e del benessere. Le ‘visioni del mondo’ non sono scomparse ma sono condannate a ricordi feriti, a pretese frammentate, a modi di espressione marginali o addirittura aneddotici, non riuscendo più a raggiungere uno stadio di maggioranza per effetto di delegittimazione politicamente corretta o addirittura inquisitoriale. Insomma, l’ideosfera dei fini, anemica, frammentata, si riduce a mosaico di partiti, opinioni minuscole, sbocchi violenti o ritiri disperati, che proliferano nel caos generale, mascherati da maggioranze eterogenee e mutevoli”.

Questa convivenza disordinata di ideali molteplici e contraddittori, impotenti a far nascere una metapolitica comune, si scontra con due movimenti fondamentali.

“E’ una nuova visione del mondo totale o addirittura totalitaria della convivenza che rischia di far crollare le nostre preoccupate e fragili società: l’emergere in Europa di una nuova fase offensiva di conquista dell’islam e dall’altra il potere della lobby delle nuove tecnologie, che mira a una mega-società di controllo virtuale. I due movimenti, indipendenti ma convergenti, hanno potere di distruzione e standardizzazione del vecchio mondo, che spazzerà via le élite timorose, ingenue, ignoranti che ci governano e zittirà gli ultimi testimoni di una civiltà europea stanca e frammentata. Se la modernità è l’èra della razionalità trionfante e prometeica, si può solo prendere atto del suo esaurimento assiologico, ma non necessariamente materiale. Bisogna diffidare di questa arroganza attuale che consiste nell’immaginare di avere una visione panoramica del proprio tempo, come se si fosse in un foresta vista da un drone, mentre ci si perde a terra tra gli alberi. Il periodo che si è aperto, da trent’anni, di un territorio geopolitico dell’umanità che va da Mosca a San Francisco passando per l’Europa, è segnato dalla dissoluzione delle identità dominanti, ma come alla fine dell’Impero Romano, sarà seguito da forti ricostruzioni di totalità culturali”.

Il sacro vi troverà ancora posto, probabilmente trasformato dalle tecnologie virtuali.

“Ma questo nuovo mondo post post-moderno riuscirà a dotarsi di un’identità? Ci rassegneremo a sottometterci a una religione teocratica o a una società senza storia e a un mondo digitalizzato, transumanista e post-storico?”.

di Giulio Meotti, Il cristianesimo attraversa una crisi che ne minaccia il futuro, Il Foglio,