• Italia, Roma
  • 20/06/2019
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Dopo l’intervento di Papa Francesco, in occasione del suo viaggio in Georgia, il dibattito sul gender, che si era assopito, è tornato in primo piano con tutta la sua forza di coinvolgimento. Ne riportiamo qui la documentazione integrale.

Il vivace confronto non può essere risolto ricorrendo alle solite evasive, e spesso banali, risposte di circostanza. Soggiacente si pone un complicato nodo problematico ancora irrisolto: il rapporto tra natura e cultura. Un nodo su cui si sono confrontate e scontrate le visioni che sono venute affermandosi nel secolo scorso e sul quale ancora non si è giunti ad una sintesi armonica delle varie legittime istanze. Crediamo che le varie posizioni, anche quelle estreme, siano portatrici di riflessioni che evidenziano aspetti non trascurabili, ma che necessitano di una mediazione e di una reciproca integrazione.

A livello della visione sul gender il confronto si colloca sul piano antropologico: sulla visione filosofico, etico religiosa dell’uomo e della sua sessualità. E’ evidente che la visione tradizionale legata ad una concezione della natura rigida, oggettiva e immutabile non è più capace di sostenere in modo convincente il dibattito in atto. Come è innegabile che l’attuale accentuazione della centralità della trasformazione culturale nella concezione della verità sull’uomo e la sua sessualità presenti notevoli limiti e trascuri principi non rifiutabili. Dalla maturazione di una visione equilibrata scaturiranno importanti ricadute sul piano sociologico, psicologico, medico, educativo, legislativo, ecc.

Il dibattito a cui vogliamo dare spazio in questo forum si apre al confronto tra le più diverse posizioni, perché si conoscano le ragioni e le motivazioni che le sostengono. Vogliamo solo evitare il chiacchiericcio banale e volgare che può danneggiare un serio cammino verso la verità che ciascuno cercherà, con fatica, progressivamente maturare.

 

 

8 thoughts on “Natura e/o cultura? Il difficile confronto sul gender

  1. La «teoria del genere» spiegata ai cattolici da una cattolica, di Anna Mardoc, in “alpha.comitedelajupe.fr” del 5 ottobre 2016 (traduzione: http://www.finesettimana.org)

    “… essere una DONNA è molto più complesso e completo che essere una FEMMINA,
    essere un UOMO è molto più complesso e completo che essere un MASCHIO.
    Le due cose non sono opposte, ma si completano! Senza arrivare all’estremo, tipo Simone de Beauvoir, si può ritenere che si può essere donna anche perché si è “femmina”. Dire che esistono forme culturali non annulla necessariamente (dipende dagli autori femministi, si ha tutto lo spettro…) il fatto di riconoscere che il sesso biologico influenza le nostre vite.
    E ci vuole solo un pochino di attenzione e di intelligenza per distinguere a volte ciò che dipende effettivamente dal sesso (gli ormoni hanno ripercussioni diverse a seconda dei sessi, lo stesso vale per alcuni funzionamenti neurologici, per la massa muscolare, ecc.) da ciò che ha a che fare con la cultura (ad esempio ritenere che una donna sia “impura” quando ha le mestruazioni).
    Per tornare ai cattolici, la Bibbia (Gen 1-3) dice proprio che Dio ha creato un UOMO e una DONNA. Non ha creato solo una FEMMINA e un MASCHIO.

  2. Sul gender il Papa sbaglia, di Henri Margaron*, in “l’Unità” del 6 ottobre 2016

    “Papa Francesco tuonando contro la teoria del gender, definendola “una guerra mondiale contro la famiglia”, ha espresso a Tbilisi, la sua preoccupazione per alcuni contenuti dei programmi scolastici sulla sessualità e l’affettività.
    La preoccupazione della Chiesa nasce nel 1993 quando Anna Fausto- Sterling pubblicò sulla rivista The Sciences un articolo in cui invitava a riflettere sul rischio di operare i neonati affetti da ermafrodismo al fine di condizionare la loro identità sessuale. La biologa ricordava che accanto agli ermafroditi classici dotati di un ovaio e di un testicolo esistono due altre categorie: gli ermafroditi con due testicoli e delle caratteristiche secondarie femminile ed ermafroditi con due ovaie e delle caratteristiche secondarie maschili. Nel 1995 durante la conferenza mondiale sulle donne a Pechino, un gruppo di associazioni per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender fece leva su questo articolo per rivendicare, accanto alle due categorie maschio o femmina, il riconoscimento di posizioni intermedie che non devono essere stigmatizzate o discriminate. In un libro pubblicato nel 1997, Dale O’Leary, un’attivista statunitense vicina all’Opus Dei, inventa l’espressione di teoria del gender per stigmatizzare queste rivendicazioni come un attacco alla famiglia ed alle leggi della natura. Spiegare nelle scuole che la sessualità può esprimersi in modi diversi non significa ignorare le leggi della natura per «colonizzare ideologicamente un popolo». La natura è il risultato dell’equilibrio raggiunto tra tutti gli organismi biologici apparsi casualmente sulla terra ed evolve insieme a loro. L’unica legge della natura è la selezione naturale. Quando la casualità provoca la comparsa di nuovi organismi biologici, essi devono sopravvivere e riprodursi per non scomparire. La natura non condanna, non impone, non predispone, lascia alle sue creature la responsabilità di adattarsi. L’atteggiamento attento ed affettuoso dei due genitori è sicuramente la migliore garanzia per la crescita serena dei figli e dunque per la preservazione della specie.
    Con la teoria del gender, la paura che la Chiesa vuole scongiurare è la rivendicazione dei non eterosessuali alla maternità e paternità. Dobbiamo chiederci allora se due persone dello stesso sesso che si prendano cura di un bambino senza esserne i genitori biologici, possono offrirgli la stessa qualità relazionale di due genitori biologici? La risposta non va cercata nei geni o dettami della natura ma nelle relazioni affettive che sanno garantire ai loro figli adottivi.
    Come l’orientamento eterosessuale dei genitori non impedisce ai figli un orientamento omosessuale, l’omosessualità dei genitori non porta i figli a seguire lo stesso orientamento.
    Tutt’al più faciliterà una affettiva più rispettosa delle diversità.”

    *psichiatra e psicoterapeuta

  3. Se il gender a scuola aiuta a combattere le discriminazioni, di Michela Marzano, in “la Repubblica” del 5 ottobre 2016

    “Una cosa è la persona che ha una tendenza omosessuale o anche che cambia sesso», ha detto l’altro giorno Papa Francesco per spiegare quanto dichiarato in Georgia a proposito dell’ideologia gender. «Un’altra è fare insegnamenti nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità: io chiamo questo colonizzazione ideologica», ha concluso il Pontefice. Ma a quali insegnamenti si riferisce esattamente Papa Francesco? Che cosa vuol dire “cambiare la mentalità”? Cos’è questo benedetto “gender” di cui tanto si parla e che, di fatto, è solo il termine inglese per il quale esiste ovviamente una traduzione italiana, ossia l’espressione “genere”?
    Papa Francesco non fa altro che ripetere quanto già detto altre volte: il gender a scuola è un’ideologia pericolosa. Dando così credito a quanti sostengono che ormai, nelle scuole, si insegnerebbe ai più piccoli che possono scegliere se essere ragazzi o ragazze, cambiare sesso a piacimento, e decidere quali tendenze sessuali privilegiare o meno. Ma è questo che si insegna a scuola oggi? Se veramente fosse così, anch’io sarei molto preoccupata. Come potrebbero d’altronde raccapezzarsi un bimbo o una bimba se venisse detto loro che tutto si equivale, che non c’è alcuna certezza identitaria, e che si può essere di giorno ragazzi e di notte ragazze o viceversa? Il punto, però, è proprio qui: a nessuno passa oggi per la testa di colonizzare la mente dei bambini con tali fandonie, tali bugie, tali assurdità. Perché è di questo che si tratta quando si pretende che sesso, genere e orientamento sessuali siano solo il frutto di una scelta e che basterebbe quindi insegnare ai più piccoli il valore delle decisioni individuali affinché diventino omosessuali o trans, «giustificando e normalizzando ogni comportamento sessuale », come scrivono associazioni come ProVita, Giuristi per la vita o la Manif Pour Tous Italia. «Lasciate che le ragazze siano ragazze. Lasciate che i ragazzi siano ragazzi», recita lo slogan di un video prodotto proprio per spiegare «l’ideologia gender in meno di tre minuti», senza rendersi conto che, mischiando realtà, fiction e fantasmi, sono questo tipo di spot a creare confusione e paura.”

  4. Papa e gender: quel difficile confine tra natura e cultura, di Paola Cavallari, in “Adista” – Notizie – n. 35 del 15 ottobre 2016,

    ” … Francesco, riferendosi all’insegnamento della “teoria del gender” adottato nelle scuole, ha sostenuto che «questo è contro le cose naturali».
    Come può il papa non nutrire dubbi sui confini tra natura e cultura?
    La “natura” di cui egli parla riconosce alla donna il diritto di parola nelle assemblee pubbliche, liturgiche o meno? O le assegna piuttosto il silenzio? E perché mai Gesù di Nazareth ha affermato che madre e fratelli suoi sono coloro che fanno la volontà del Signore, e non i consanguinei naturali?
    L’allarme in difesa del matrimonio è pronunciato da chi è istituzionalmente celibe. Per secoli il matrimonio è stato considerato dalla dottrina come remedium concupiscentiae e la sessualità guardata con sospetto, se non ripulsa. Il matrimonio era accettato solo per fini procreativi.
    A ciò si aggiungano le tenebre, anch’esse sessuofobe, che avvolgono il dogma del peccato originale.
    In ultimo: per secoli il culto mariano ha enfatizzato, nell’universo dell’immaginario ecclesiale cattolico, il rapporto Madre-Figlio (maschio), sorvolando sulla ricchezza erotica di quello donna- uomo. L’amore coniugale adulto, consapevole, maturo, attento alla reciprocità, non ha trovato alleati nelle stanze del clero.
    L’Amoris Laetitia ha sì tracce di positivo cambiamento; ma l’enciclica non accenna né alla misoginia – che tuttora pervade la dottrina, la prassi pastorale ecc. – né alla colpevolizzazione esercitata nei confronti di chi ha orientamenti sessuali diversi.”

  5. Papa Francesco e i transessuali. Le obiezioni di Spaemann jr, di Christian Spaemann, in Settimo Cielo, di Sandro Magister, 12 ott

    “Durante il suo volo di ritorno dall’Azerbaijan, il 2 ottobre 2016, tra i tanti temi affrontati, papa Francesco ha toccato quello dell’approccio pastorale ai transessuali. …
    Il fenomeno della transessualità è ampiamente strumentalizzato dagli attivisti del “gender” per i loro scopi politico-sociali, con una relativizzazione della naturale dicotomia sessuale (sostanzialmente un’assurdità, dato che proprio i transessuali, con il loro deciso desiderio di appartenere all’altro sesso, confermano l’esistenza di tale dicotomia sessuale).
    Nel frattempo ci si è spinti tanto oltre da considerare preminente per la definizione del sesso la percezione soggettiva di sé e da parlare, eufemisticamente, di operazioni “per l’adeguamento sessuale”.
    … Non c’è davvero nulla di cui gloriarsi per lo stato attuale della scienza medica e psicologica, quando essa agisce con ormoni e bisturi per eliminare un profondo disturbo di identità. Le complesse operazioni chirurgiche e l’assunzione perpetua di ormoni non riuscirà produrre se non una sorta di “fake sexuality”, di sessualità artefatta. Un transessuale sarà sempre una donna che è stata operata come uomo e una transessuale rimarrà sempre un uomo che è stato operato come donna.
    Già solo per questo, la scelta dei termini da parte del papa avrebbe dovuto essere più prudente.

    La condizione di dolore delle persone che si sentono transessuali, al punto da indurre tendenze al suicidio, può essere tanto grande che, in assenza di alternative, anche da parte della Chiesa difficilmente si possono rifiutare del tutto delle misure chirurgiche e ormonali volte a ridurre questa sofferenza, una volta esaurite tutte le altre possibilità. Qui il divieto dell’automutilazione deve essere valutato all’interno di una valutazione prudente dei costi e dei benefici, come ultima “ratio”.
    Oggi dovrebbe, inoltre, essere un’ovvietà accompagnare queste persone sul piano pastorale, rivolgersi a loro nel modo che esse auspicano e integrarle nella vita della Chiesa.
    Da ultimo, l’anima umana ha la possibilità di rivolgersi direttamente a Dio indipendentemente dalla propria sensibilità e caratterizzazione sessuale. Sostenere e incoraggiare questa relazione con Dio è il primo compito della pastorale. In questo non si può trovare uno specifico ostacolo per l’accesso ai sacramenti della confessione e della comunione, anche se, certamente, c’è bisogno di una specifica direzione spirituale, per affidare alla misericordia di Dio quell’identità sessuale, non precostituita per natura e psicologicamente agognata, invece che impossessarsene come una sorta di diritto all’autodeterminazione, così come si propaga oggi. Si tratta, inoltre, anche di accettare il fatto che nei registri parrocchiali dei battesimi non è possibile un cambiamento nell’indicazione del proprio stato sessuale.

    Se, tuttavia, si parla per i transessuali di matrimonio con quello che da loro è ritenuto “l’altro sesso”, si deve tenere per fermo che non si tratta di un vero matrimonio, nel significato proprio del termine, né in senso naturale né in senso ecclesiale.
    Di conseguenza, come anche la congregazione per la dottrina della fede aveva rilevato nell’anno 2000 in una direttiva riservata [trapelata nel 2003], un matrimonio sacramentalmente valido non è possibile in simili casi.”

  6. Papa Francesco e i transessuali. Le obiezioni di Spaemann jr, di Christian Spaemann, in Settimo Cielo, di Sandro Magister, 12 ott

    “Durante il suo volo di ritorno dall’Azerbaijan, il 2 ottobre 2016, tra i tanti temi affrontati, papa Francesco ha toccato quello dell’approccio pastorale ai transessuali. …
    Il fenomeno della transessualità è ampiamente strumentalizzato dagli attivisti del “gender” per i loro scopi politico-sociali, con una relativizzazione della naturale dicotomia sessuale (sostanzialmente un’assurdità, dato che proprio i transessuali, con il loro deciso desiderio di appartenere all’altro sesso, confermano l’esistenza di tale dicotomia sessuale).
    Nel frattempo ci si è spinti tanto oltre da considerare preminente per la definizione del sesso la percezione soggettiva di sé e da parlare, eufemisticamente, di operazioni “per l’adeguamento sessuale”.
    … Non c’è davvero nulla di cui gloriarsi per lo stato attuale della scienza medica e psicologica, quando essa agisce con ormoni e bisturi per eliminare un profondo disturbo di identità.
    …Un transessuale sarà sempre una donna che è stata operata come uomo e una transessuale rimarrà sempre un uomo che è stato operato come donna.
    Già solo per questo, la scelta dei termini da parte del papa avrebbe dovuto essere più prudente.

    … Oggi dovrebbe, inoltre, essere un’ovvietà accompagnare queste persone sul piano pastorale, rivolgersi a loro nel modo che esse auspicano e integrarle nella vita della Chiesa.
    Da ultimo, l’anima umana ha la possibilità di rivolgersi direttamente a Dio indipendentemente dalla propria sensibilità e caratterizzazione sessuale. Sostenere e incoraggiare questa relazione con Dio è il primo compito della pastorale. In questo non si può trovare uno specifico ostacolo per l’accesso ai sacramenti della confessione e della comunione, anche se, certamente, c’è bisogno di una specifica direzione spirituale, per affidare alla misericordia di Dio quell’identità sessuale, non precostituita per natura e psicologicamente agognata…
    Se, tuttavia, si parla per i transessuali di matrimonio con quello che da loro è ritenuto “l’altro sesso”, si deve tenere per fermo che non si tratta di un vero matrimonio, nel significato proprio del termine, né in senso naturale né in senso ecclesiale.
    Di conseguenza, come anche la congregazione per la dottrina della fede aveva rilevato nell’anno 2000 in una direttiva riservata [trapelata nel 2003], un matrimonio sacramentalmente valido non è possibile in simili casi.”

  7. l’anno zero per i maschi, di Mauro Magatti, in “Corriere della Sera” del 17 ottobre 2016

    “Sul palcoscenico delle elezioni presidenziali americane Donald Trump e Hillary Clinton mettono in scena … la rinegoziazione in corso nella cultura contemporanea del rapporto uomo-donna.
    Da un lato Trump, lo spaccone, emblema del maschio che continua a giocare la classica accoppiata potere-sesso. Ma in un mondo in cui sono cambiati i rapporti di forza e l’intero ordine simbolico si va ridefinendo per l’incalzare delle trasformazioni nella sfera riproduttiva, la riproposizione del vecchio cliché di «sciupafemmine» (incarnato negli ultimi anni da Berlusconi, Sarkozy, Strauss- Kahn) suona un po’ patetica. …
    Dall’altra parte Hillary, emblema della donna capace e determinata, madre e moglie senza paura. La sua biografia rivela tratti «eroici». Dotata di uno spiccatissimo senso del potere, Hillary ha tenuto insieme carriera e famiglia, sopportando persino l’umiliazione del tradimento del marito presidente; vera lady di ferro, come Thatcher e Merkel. …
    Eppure, il suo problema è quello di non diventare solo una macchina da guerra, più dura dell’uomo più duro, segretamente motivata dalla volontà di dimostrare chi porta veramente i pantaloni.
    Quanto sta accadendo negli Stati Uniti ci riguarda dunque tutti, uomini e donne di questo tempo chiamati a far avanzare un processo dagli esiti ancora incerti.
    … ciò di cui abbiamo bisogno è una nuova simbolizzazione del maschile e del femminile che, nel processo di negoziazione di genere, riconosca il contributo femminile — che al maschio non è affatto estraneo — a tessere i legami tra le generazioni, includere, prendersi cura. Non nell’ordine subordinato della famiglia patriarcale, ma come complemento simbolico a ciò che rammaticamente manca al nostro mondo.”

  8. Matrimonio, il Papa: basta idee astratte, la Chiesa è vicina a tutti, di Iacopo Scaramuzzi, in “La Stampa-Vatican Insider” del 27 ottobre 2016

    “In una cultura dove rischia di «prevalere sempre più l’“io” sul “noi”, l’individuo sulla società», ha detto Francesco, «è impossibile negare l’apporto della cultura moderna alla riscoperta della dignità della differenza sessuale. Per questo, è anche molto sconcertante constatare che ora questa cultura appaia come bloccata da una tendenza a cancellare la differenza invece che a risolvere i problemi che la mortificano». Invece, «quando le cose vanno bene fra uomo e donna, anche il mondo e la storia vanno bene. In caso contrario, il mondo diventa inospitale e la storia si ferma».

    Ma «la carità della Chiesa ci impegna pertanto a sviluppare – sul piano dottrinale e pastorale – la nostra capacità di leggere e interpretare, per il nostro tempo, la verità e la bellezza del disegno creatore di Dio. L’irradiazione di questo progetto divino, nella complessità della condizione odierna, chiede una speciale intelligenza d’amore. E anche una forte dedizione evangelica, animata da grande compassione e misericordia per la vulnerabilità e la fallibilità dell’amore fra gli esseri umani». Le «dinamiche del rapporto fra Dio, l’uomo e la donna, e i loro figli, sono la chiave d’oro per capire il mondo e la storia, con tutto quello che contengono. E infine, per capire qualcosa di profondo che si trova nell’amore di Dio stesso. Riusciamo a pensare così “in grande” questa rivelazione? Siamo convinti della potenza di vita che questo progetto di Dio porta nell’amore del mondo? Sappiamo strappare le nuove generazioni alla rassegnazione e riconquistarle all’audacia di questo progetto?».

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