• 01/12/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
La famiglia nel contesto storico attuale

L’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo definisce la famiglia come “ il nucleo fondamentale della società e dello Stato e come tale deve essere riconosciuto e protetto”. Il contesto storico attuale sembrerebbe non essere più in sintonia con tale affermazione, anzi, le legislazioni nazionali dei vari Stati sono sempre più propense a “innovare” e “rivoluzionare” l’istituto familiare tanto da renderlo ormai quasi privo di struttura. Questo tentativo di destrutturazione, cominciato già da diversi decenni, sembra oggi aver raggiunto l’esito previsto.

 

Due visioni antropologiche: la visione individualista e quella marxista

Nell’arco di cinquant’anni due visioni antropologiche hanno determinato il passaggio dalla famiglia patriarcale, che aveva comunque evidenziato i suoi eccessi e limiti, alla famiglia nucleare, per poi passare pian piano a una forma di famiglia liquida che, oggi, invece, sembra ormai essere del tutto evaporata. “Una miscela esplosiva di ideologie e di fatti sembrava congiurare contro la famiglia[…]. C’era poi, una concordanza tra una parte della cultura ‘laica’ e una parte di quella marxista nella sottovalutazione del ruolo della famiglia”. E’ quanto affermava nel 2007 Carlo Casini, docente e membro della Pontificia Accademia per la Vita. Le due visioni antropologiche emerse nel dopoguerra, che hanno portato a una svalutazione dei valori familiari “vecchia maniera” sono quelle di tipo individualista e quelle vicine a una visione marxista della società.

L’idea privatistica
Nel primo caso si è voluto sostituire il ruolo tipico della famiglia come luogo di relazione sociale con un’idea privatistica di tale istituto, in cui la precedenza veniva data alla realizzazione degli interessi personali di ogni singolo membro. “Di qui lo spostamento dall’idea della famiglia come cellula sociale a quella del diritto di ciascuno ad avere una famiglia, ma anche di costruirsela secondo i modelli più diversi e fantasiosi”.

L’ideologia marxista
Nel secondo caso l’ideologia di stampo marxista, sfociata nelle rivendicazioni radicali del 68’, ha cercato di demolire le fondamenta della famiglia tradizionale perché ritenute esiziali verso la libertà delle donne e dei giovani. Pur partendo da premesse opposte alla visione precedente, quella di tipo marxista alla fine giunge a conclusioni simili. Con lo scopo di concedere la libertà ai singoli componenti della famiglia, riportandoli a una condizione di reciproca uguaglianza, si è voluto così rivoluzionare tale istituto: “le battaglie per la libertà sessuale, per il libero accesso agli anticoncezionali, per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, per il diritto all’aborto, si collocavano in questa linea come aspetti di una liberazione delle persone che doveva necessariamente passare attraverso la dissoluzione della famiglia”.

 

La famiglia nel relativismo individualistico post-moderno

Anche l’arcivescovo di Praga Dominik Duka ha rimarcato qualche anno fa, in occasione del Sinodo sulla famiglia, che c’è stato proprio un disegno volto a concepire la famiglia come istituzione parassitaria e sfruttatrice, “come un luogo che opprime la spontaneità, che distrugge il desiderio edonistico, la libertà individuale e cosi via”. Questo piano di decostruzione familiare ha fortificato le proprie radici nel relativismo post-moderno, in cui, sempre al fine di garantire una forma ‘distorta’ di libertà, l’individuo rivendica la propria autonomia da tutto ciò che è oggettivo, stabile e secondo la legge naturale. Il soggettivismo, allora, diventa l’unica norma universale, contribuendo alla dogmatizzazione delle proprie voglie e dei propri piaceri.

 

La liquidità della struttura originaria della famiglia

La famiglia dunque diventa lo specchio della società del tempo, in cui tutto diventa fluido, temporaneo e immediato. Ecco allora che i divorzi, le convivenze, il diritto di abortire, di decidere se continuare o no a vivere, di procreare artificialmente, hanno contribuito a rendere liquida la struttura originaria della famiglia. Il senso comunitario che l’ha sempre caratterizzata ha ceduto il passo ad una sorta di solipsismo fondato su un anarchismo affettivo e da una forte emancipazione dai propri impegni e doveri.

Il modello flessibile

Zygmunt Bauman nel suo saggio Modernità Liquida aveva fatto notare che “ il matrimonio vecchio stile ‘finchè morte non ci separi’, già emarginato dalla coabitazione temporanea del tipo ‘vediamo se funziona’ è sostituito da un modello flessibile, part-time dello stare insieme”. Questa assenza di solidità all’interno dell’ambito familiare è frutto di una trasformazione antropologica, il cui scopo era quello di decretare la fine dello status ontologico della famiglia. Quest’ultima priva delle proprie colonne portanti sembra ormai sclerotizzata nei suoi valori e principi morali. Intesa come un limite al soddisfacimento dei desideri e progetti di ogni membro, la famiglia ha perso la sua funzione tipica di focolare domestico e culla della società, in cui si dovrebbe manifestare l’autentica condizione della non autosufficienza, della solidarietà e dell’amore reciproco tra i componenti.

Tornare alla legge naturale

Il cardinale Antonio Maria Rouco Varela lo ha espresso chiaramente in una sua riflessione: “non c’è cosa più necessaria sul piano esistenziale e più urgente sul piano storico, di questa: tornare a riconoscere la legge naturale, che fonda, sostiene e regola la famiglia, indipendentemente da qualunque congiuntura storica. Il matrimonio e la famiglia non sono un mero prodotto del potere umano, qualunque esso sia, e in  particolare del potere politico: non sono qualcosa che l’uomo possa gestire e manipolare a suo arbitrio”.

 

La famiglia nell’esortazione Amoris Laetitia

Anche il papa nell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia ha affermato che il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa. In tale documento il pontefice ha sottolineato quanto la cultura individualistica possa danneggiare tale istituto tanto da essere divenuto come “un luogo di passaggio, al quale ci si rivolge quando pare conveniente per sé, o dove si va a reclamare diritti, mentre i vincoli rimangono abbandonati alla precarietà volubile dei desideri e delle circostanze.

In fondo oggi è facile confondere la genuina libertà con l’idea che ognuno giudica come gli pare, come se al di là degli individui non ci fossero verità, valori, principi che li orientino, come se tutto fosse uguale e si dovesse permettere qualsiasi cosa. In tale contesto l’ideale matrimoniale con un impegno di esclusività e stabilità, finisce per essere distrutto dalle convenienze contingenti o dai capricci della sensibilità”.

Le numerose ipotesi di famiglia che oggi vengono presentate tra cui le unioni di fatto o tra persone dello stesso sesso, sempre secondo il papa non si possono equiparare al matrimonio: “nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita ci assicura il futuro della società[…]. Non si avverte più con chiarezza che solo l’unione esclusiva e indissolubile tra un uomo e una donna svolge una funzione sociale piena, essendo un impegno stabile e rendendo possibile la fecondità”.

 

La famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio” 

Riuscire a recuperare la dimensione ontologica della famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, in base a quanto previsto dall’art 29 della Costituzione, sempre prendendo le distanze dagli eccessi del passato, sarebbe fondamentale per arrestare questo processo di evaporazione in atto e permetterebbe di confermare quanto previsto dall’Assemblea Costituente e, cioè, che la “famiglia non è una istituzione creata dalla legge, ma una struttura di diritto naturale, legata alla natura umana come tale e preesistente rispetto all’organizzazione statale”. In questo caso si eviterebbe di fomentare quel relativismo liquido contemporaneo che vorrebbe subordinare anche la famiglia ai continui mutamenti sociali che andrebbero ad incidere sulle scelte del legislatore al fine di adeguare tale istituto alle varie esigenze storiche.

Per impedire che ciò avvenga è necessario oggi che la  cultura familiare sia da una parte propositiva ma dall’altra non può prescindere dal conservare i valori trasmessi nel tempo, fondandosi cosi su un rapporto personale, immediato, profondo, dialogico e affettivo; soprattutto dovrebbe assumere “un atteggiamento critico nei confronti degli aspetti distruttivi e negativi presenti nella società attuale”. Questo periodo di profonda riflessione dovuto alla pandemia in atto, potrebbe essere allora  il momento giusto da cui ripartire.

Marco Mancini

 

 

Author

Marco Mancini
m.mancini75@tiscali.it
Marco Mancini (Roma 22-12-1975) Laureato in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Camerino( Mc) Licenziato in Scienze Religiose presso L'Università Pontificia Lateranense ISSR "Ecclesia Mater" Giornalista pubblicista presso l'ODG del Lazio Insegnante di religione nella scuola secondaria di primo grado.