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Immigrazione

 Il dibattito sull’immigrazione divide, oggi, l’opinione pubblica e costituisce un tema che un educatore non può ignorare. Il nostro compito non è schierarci, ma fornire una documentazione del dibattito in atto in modo che ciascuno possa valutare ed assumere la sua posizione. Per questa ragione presenteremo  opinioni tra loro contrastanti che evidenziano aspetti diversi e complementari.

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DISCUSSIONI ATTIVE

 

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“Stranieri residenti”: un libro sulle migrazioni per ripensare lo Stato

Nel paesaggio politico contemporaneo, in cui domina ancora lo Stato-nazione, il migrante è il malvenuto, accusato di essere fuori luogo, di occupare il posto altrui. Eppure non esiste alcun diritto sul territorio che possa giustificare la politica sovranista del respingimento. In un’etica che guarda alla giustizia globale, Donatella Di Cesare riflette sul significato ultimo del migrare. Abitare e migrare non si contrappongono. In ogni migrante si deve invece riconoscere la figura dello «straniero residente», il vero protagonista del libro. Atene, Roma, Gerusalemme sono i modelli di città esaminati per interrogarsi sul tema decisivo e attuale della cittadinanza. Il libro sostiene una politica dell’ospitalità, fondata sulla separazione dal luogo in cui si risiede, e propone un nuovo senso del coabitare.

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Luigi Di Liegro: la politica di un prete – a 20 anni dalla sua morte

Il 12 ottobre sarà il ventennale della morte di don Luigi Di Liegro, ma l’agiografia in cui è stato ingabbiato non restituisce la complessità del personaggio. Nel 2007 Canale 5 trasmise L’uomo della carità. Luigi era indubbiamente il prete dei poveri, ma era il suo carattere politico a dare scandalo.

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Alcune condizioni per una vera integrazione: un necessario dibattito

Un principio basilare dovrebbe essere quello di integrate le persone, non le comunità. Per far ciò è necessario, nei limiti del possibile e rispettando i diritti di tutti, cercare di allentare il più possibile il vincolo identitario-cultural-comunitario che spesso, specialmente nelle comunità islamiche, chiude gli individui in un involucro antropologico ferreo (si pensi alla condizione delle ragazze e delle donne in genere). Solo allentando un tale vincolo è possibile il reale passaggio a una nuova appartenenza ideale e pratica quale è richiesta dal partecipare realmente a una nuova cittadinanza.

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La Cina in Africa: una nuova colonizzazione culturale e religiosa

Dal punto di vista economico gli investimenti cinesi in Africa sono sempre più ingenti: da un lato hanno lo scopo di far fronte all’approvvigionamento energetico e dall’altro quello di alleggerire il sovrappopolamento interno. La Cina vede, però, il suo futuro in Africa in un ottica più allargata rispetto al mero sfruttamento economico. Anche a livello culturale ha investito molto, creando gli ‘Istituti Confucio’, con lo scopo di insegnare alla popolazione locale il mandarino e il cantonese, ma soprattutto per istruirla alla cultura economica e al modo di fare affari cinese.

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Noi, i migranti e lo ius soli, i dubbi che sono legittimi: un’utile riflessione per capire

Ciò che nella legge su lo ius soli lascia dubbiosi è il fatto che per la sua parte centrale è pensata e scritta secondo una prospettiva astrattamente individualista, centrata esclusivamente sul candidato alla cittadinanza in quanto singolo, indipendentemente da ogni realtà culturale. Ma la comunità italiana legittimamente desidera continuare a riconoscersi come tale e quindi a conservare i propri valori e stili di vita. Non vuole ad esempio che le bambine vengano rispedite a dodici anni nei propri Paesi d’origine per essere sposate, che nell’ambito familiare sia impedito di uscire di casa quando si vuole e di apprendere l’italiano, che vengano riconosciuti alle donne diritti e possibilità eguali a quelli degli uomini, ecc. È davvero così disdicevole o reazionario voler essere sicuri che chi acquista la cittadinanza italiana condivida gli elementi di base della cultura della comunità italiana?

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“Non sono razzista, ma”: un libro di L.Manconi – F. Resta

Oggi in Italia si manifestano forme di razzismo nel linguaggio pubblico, negli atteggiamenti sociali e nelle politiche. “Non sono razzista, ma”, illustra un meccanismo psicologico che mira a prendere le distanze dalle parole e dagli atti che contraddicono ciò che pensiamo di essere, o che vogliamo far intendere di essere.

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Il “dono dell’ospitalità”: XXV Convegno di spiritualità ortodossa – 6-9 settembre -Bose

In questa epoca di migrazioni, la Comunità monastica di Bose attinge di nuovo alle ricchezze spirituali del cristianesimo d’Oriente per cogliere i «segni dei tempi». Lo fa ospitando a Bose dal 6 settembre fino a sabato 9 2017 il XXV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, dedicato al “Dono dell’ospitalità”.

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“I narcos mi vogliono morto”: Vita di padre Solalinde un prete che i narcos vogliono morto

La vicenda di padre Alejandro Solalinde, raccontata in questo libro, si intreccia con i 20 mila migranti rapiti ogni anno in Messico, uomini, donne e bambini che spariscono nel nulla. Padre Alejandro, dopo una vita da prete «normale», ha iniziato ad aprire le porte del cuore e di casa agli stranieri che cercavano un rifugio, un pezzo di pane, una parola di conforto. Non ha taciuto: ha denunciato i soprusi dei trafficanti, le connivenze della politica, la corruzione della polizia. I narcos gliel’hanno giurata: sulla sua testa pende una taglia di 1 milione di dollari. Di qui le minacce, i tentati omicidi, una scorta di 4 uomini per difendere un uomo che difende gli indifesi.

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Migrazioni: L’Italia nuova terra promessa – i risultati di una ricerca

In Spagna e Italia, i due Paesi più vicini al Nord Africa, si dirigono le ondate migratorie dall’Africa sub-sahariana sostenute dai più alti tassi di incremento demografico del mondo, dagli effetti delle guerre, dalle strategie di vero e proprio genocidio e dalla desertificazione che cresce a motivo dei duri effetti del cambiamento climatico. È insomma il Mediteranneo, il nuovo Rio Grande della Storia e l’Europa (non gli Stati Uniti) la nuova Terra Promessa per milioni di persone.

Leaders and representatives of Islamic countries pose for a family photo during the opening of the 13th Organization of Islamic Cooperation, OIC, Summit in Istanbul, Thursday, April 14, 2016. Turkey hosts the two-day 13th OIC Summit with presidents, prime ministers and ministers attending to discuss several issues. (Anadolu Agency/ Pool via AP)

Capire la complessa situazione del mondo islamico: jihad globale, conflitto sunniti- sciiti, l’islam in Europa – Gilles Kepel & Olivier Roy

Confronto tra Gilles Kepel e Olivier Roy, i due maggiori esperti francesi di Jihad, divisi nel gudizio sul terrorismo islamico in Europa. Il primo sostiene che un’ideologia integralista muove gli attentatori. L’altro ribatte che sono emarginati, privi di una formazione religiosa. Intanto l’Isis vacilla in Iraq e Siria ma il Medio Oriente resta instabile. I rischi più gravi li corre l’Ue.

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“Il populismo? Si vince tornando vicino agli ultimi”: intervista a J. Habermas

Oggi destano preoccupazione il nuovo disordine mondiale e l’impotenza degli Stati Uniti e dell’Europa di fronte ai crescenti conflitti internazionali, la catastrofe umanitaria in Siria o nel Sudan del Sud e gli atti terroristici di matrice islamista. Stiamo assistendo a una sorta di processo di irrazionalizzazione politica dell’Occidente? C’è un populismo di sinistra come reazione al populismo di destra? Come è stai possibile che il populismo di destra abbia sottratto alla sinistra i suoi stessi temi?».

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“Globalizzazione, intercultura ed esclusione, nell’ottica del dialogo e dell’opzione per i poveri”: primo convegno di teologia ibericoamericana – Boston

A questa assise, promossa dal Boston College, parteciperanno oltre 40 teologi e teologhe di lingua ispanica provenienti dall’America Latina, dalla Spagna e dagli Usa. Si sono riuniti per affrontare tre tematiche decisive nel mondo di oggi: globalizzazione, intercultura ed esclusione. Il tutto, dentro il quadro di un pontificato sudamericano che ha rimesso al centro della teologia e del ministero della Chiesa l’opzione preferenziale per i poveri.

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Capire la complessità dell’oggi: il fallimento della globalizzazione e la redistribuzione del reddito per una società insieme competitiva e integrata

Stiamo prendendo consapevolezza che è finito quel lunghissimo dopoguerra in cui la democrazia sembrava aver concluso da vincitrice la contesa con i due totalitarismi: il comunismo e il nazismo. Stanno svanendo quei valori democratici che sembravano incontestabili, universali, modello di crescita, benessere e convivenza. Il pensiero liberale e liberal-democratico che sosteneva le culture di una destra responsabile e di una sinistra riformista, oltre a innervare le istituzioni nazionali e gli organismi sovranazionali, il liberalismo, il socialismo, il comunismo occidentale e la cultura politica cattolica, sta vivendo una crisi irreversibile. La cultura politica liberale di questi ultimi decenni rischia di andare in frantumi, sotto la spinta del trumpismo in America, del sovranismo populistico europeo, delle tentazioni protezionistiche della Brexit inglese.
Le spiegazioni pratiche concrete di tutto questo: lo scollamento tra libertà e sicurezza dal lato dei cittadini, tra sicurezza e governo dal lato delle istituzioni sotto la spinta delle tre emergenze concentriche – ondata migratoria senza precedenti, terrorismo islamista, crisi economico-finanziaria che lascia dietro di sé una crisi drammatica del lavoro.

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Per una nuova ermeneutica della Shoah: l’Europa, la fine di un tabù e la responsabilità politica

L’articolo di Galli della Loggia, “L’Europa e la Shoah” e l’articolo di Frediano Sessi “Il monito di Bauman sulla Shoah”, che presentiamo, possono suggerire utili elementi di riflessione per interpretare il significato della Shoah nella difficile e complessa stagione che l’Italia e l’Europa stanno oggi attraversando.
Quale senso ha oggi il mito della Shoah? Quali conseguenze ha prodotto nella coscienza europea? Cosa può dirci nel difficile confronto/scontro con un’immigrazione incontrollabile, la violenza del terrorismo islamico, una crisi economica senza precedenti, una classe politica inadeguata?
La fine dell’uso ideologico della Shoah strumentalizzato, troppo spesso, per invitarci ai buoni sentimenti, alla tolleranza, ad essere comprensivi, a non essere xenofobi, dovrebbe portarci ad assumere la responsabilità di trovare, a tutti i livelli, soluzioni politiche ai problemi.

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I valori europei nell’insicurezza e nella paura delle nostre società liquide: un intervista a Z. Baumann

«La sola ma grave ragione per essere preoccupato è la fortunatamente piccola possibilità che l’Europa abbandoni i suoi valori e si pieghi al codice di comportamento dei terroristi, sarebbe il suicidio della casa della moralità e della bellezza dov’è nata l’idea di libertà, eguaglianza e fratellanza»

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“La scelta di accogliere”: un libro di Roberto Mancini

Con l’approccio che lo caratterizza, umano, filosofico e spirituale, l’autore ci propone un approfondimento sul diritto di tutti ad avere una casa, perché è solo grazie a un simile cammino che potremo liberarci di una situazione di oppressione e di degrado che grava sulla società mondiale.

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Una nuova idea di società: il modello diffuso di accoglienza

C’è un grande assente nel dibattito pubblico sull’immigrazione, il tema della convivenza tra europei, italiani e immigrati. Come stiamo insieme noi e loro? Quale idea di società? Come tradurre il motto costitutivo dell’Unione Europea dell’unità nella diversità? Porre questo tema significa incedere in una divagazione intellettualistica? Riproporre in modo stucchevole il dibattito sulla crisi o meno del multiculturalismo? Niente affatto. Si tratta di un tema molto concreto e urgente che va affrontato per rispondere alle emergenze che stiamo vivendo. Il Governo e i Comuni italiani stanno affrontando l’emergenza rifugiati con quello che viene definito “modello diffuso di accoglienza”.

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“L’islam è una minaccia? [Falso!]”: un libro di F. Cardini

L’Islam è una religione che conta oltre un miliardo e mezzo di fedeli ed è quindi la seconda religione più diffusa al mondo, dopo i cristiani. I musulmani fanno parte, nella quasi totalità, di quell’85-90% del genere umano che, secondo i dati più recenti diffusi dall’ONU, vive gestendo appena il 10-15% delle ricchezze mondiali.
E qui sta il punto. Il vero nemico da battere non è l’Islam e neppure il fondamentalismo islamico, ma l’ingiusta ripartizione delle ricchezze del pianeta, divisa tra pochi ricchi e una sterminata moltitudine di poveri. Occorre perseguire la giustizia, che non consiste solo in una equa distribuzione delle risorse ma passa attraverso un mutamento radicale di valori e stili di vita.