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Immigrazione

 Il dibattito sull’immigrazione divide, oggi, l’opinione pubblica e costituisce un tema che un educatore non può ignorare. Il nostro compito non è schierarci, ma fornire una documentazione del dibattito in atto in modo che ciascuno possa valutare ed assumere la sua posizione. Per questa ragione presenteremo  opinioni tra loro contrastanti che evidenziano aspetti diversi e complementari.

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Il “dono dell’ospitalità”: XXV Convegno di spiritualità ortodossa – 6-9 settembre -Bose

In questa epoca di migrazioni, la Comunità monastica di Bose attinge di nuovo alle ricchezze spirituali del cristianesimo d’Oriente per cogliere i «segni dei tempi». Lo fa ospitando a Bose dal 6 settembre fino a sabato 9 2017 il XXV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, dedicato al “Dono dell’ospitalità”.

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“I narcos mi vogliono morto”: Vita di padre Solalinde un prete che i narcos vogliono morto

La vicenda di padre Alejandro Solalinde, raccontata in questo libro, si intreccia con i 20 mila migranti rapiti ogni anno in Messico, uomini, donne e bambini che spariscono nel nulla. Padre Alejandro, dopo una vita da prete «normale», ha iniziato ad aprire le porte del cuore e di casa agli stranieri che cercavano un rifugio, un pezzo di pane, una parola di conforto. Non ha taciuto: ha denunciato i soprusi dei trafficanti, le connivenze della politica, la corruzione della polizia. I narcos gliel’hanno giurata: sulla sua testa pende una taglia di 1 milione di dollari. Di qui le minacce, i tentati omicidi, una scorta di 4 uomini per difendere un uomo che difende gli indifesi.

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Migrazioni: L’Italia nuova terra promessa – i risultati di una ricerca

In Spagna e Italia, i due Paesi più vicini al Nord Africa, si dirigono le ondate migratorie dall’Africa sub-sahariana sostenute dai più alti tassi di incremento demografico del mondo, dagli effetti delle guerre, dalle strategie di vero e proprio genocidio e dalla desertificazione che cresce a motivo dei duri effetti del cambiamento climatico. È insomma il Mediteranneo, il nuovo Rio Grande della Storia e l’Europa (non gli Stati Uniti) la nuova Terra Promessa per milioni di persone.

Leaders and representatives of Islamic countries pose for a family photo during the opening of the 13th Organization of Islamic Cooperation, OIC, Summit in Istanbul, Thursday, April 14, 2016. Turkey hosts the two-day 13th OIC Summit with presidents, prime ministers and ministers attending to discuss several issues. (Anadolu Agency/ Pool via AP)

Capire la complessa situazione del mondo islamico: jihad globale, conflitto sunniti- sciiti, l’islam in Europa – Gilles Kepel & Olivier Roy

Confronto tra Gilles Kepel e Olivier Roy, i due maggiori esperti francesi di Jihad, divisi nel gudizio sul terrorismo islamico in Europa. Il primo sostiene che un’ideologia integralista muove gli attentatori. L’altro ribatte che sono emarginati, privi di una formazione religiosa. Intanto l’Isis vacilla in Iraq e Siria ma il Medio Oriente resta instabile. I rischi più gravi li corre l’Ue.

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“Il populismo? Si vince tornando vicino agli ultimi”: intervista a J. Habermas

Oggi destano preoccupazione il nuovo disordine mondiale e l’impotenza degli Stati Uniti e dell’Europa di fronte ai crescenti conflitti internazionali, la catastrofe umanitaria in Siria o nel Sudan del Sud e gli atti terroristici di matrice islamista. Stiamo assistendo a una sorta di processo di irrazionalizzazione politica dell’Occidente? C’è un populismo di sinistra come reazione al populismo di destra? Come è stai possibile che il populismo di destra abbia sottratto alla sinistra i suoi stessi temi?».

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“Globalizzazione, intercultura ed esclusione, nell’ottica del dialogo e dell’opzione per i poveri”: primo convegno di teologia ibericoamericana – Boston

A questa assise, promossa dal Boston College, parteciperanno oltre 40 teologi e teologhe di lingua ispanica provenienti dall’America Latina, dalla Spagna e dagli Usa. Si sono riuniti per affrontare tre tematiche decisive nel mondo di oggi: globalizzazione, intercultura ed esclusione. Il tutto, dentro il quadro di un pontificato sudamericano che ha rimesso al centro della teologia e del ministero della Chiesa l’opzione preferenziale per i poveri.

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Capire la complessità dell’oggi: il fallimento della globalizzazione e la redistribuzione del reddito per una società insieme competitiva e integrata

Stiamo prendendo consapevolezza che è finito quel lunghissimo dopoguerra in cui la democrazia sembrava aver concluso da vincitrice la contesa con i due totalitarismi: il comunismo e il nazismo. Stanno svanendo quei valori democratici che sembravano incontestabili, universali, modello di crescita, benessere e convivenza. Il pensiero liberale e liberal-democratico che sosteneva le culture di una destra responsabile e di una sinistra riformista, oltre a innervare le istituzioni nazionali e gli organismi sovranazionali, il liberalismo, il socialismo, il comunismo occidentale e la cultura politica cattolica, sta vivendo una crisi irreversibile. La cultura politica liberale di questi ultimi decenni rischia di andare in frantumi, sotto la spinta del trumpismo in America, del sovranismo populistico europeo, delle tentazioni protezionistiche della Brexit inglese.
Le spiegazioni pratiche concrete di tutto questo: lo scollamento tra libertà e sicurezza dal lato dei cittadini, tra sicurezza e governo dal lato delle istituzioni sotto la spinta delle tre emergenze concentriche – ondata migratoria senza precedenti, terrorismo islamista, crisi economico-finanziaria che lascia dietro di sé una crisi drammatica del lavoro.

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Per una nuova ermeneutica della Shoah: l’Europa, la fine di un tabù e la responsabilità politica

L’articolo di Galli della Loggia, “L’Europa e la Shoah” e l’articolo di Frediano Sessi “Il monito di Bauman sulla Shoah”, che presentiamo, possono suggerire utili elementi di riflessione per interpretare il significato della Shoah nella difficile e complessa stagione che l’Italia e l’Europa stanno oggi attraversando.
Quale senso ha oggi il mito della Shoah? Quali conseguenze ha prodotto nella coscienza europea? Cosa può dirci nel difficile confronto/scontro con un’immigrazione incontrollabile, la violenza del terrorismo islamico, una crisi economica senza precedenti, una classe politica inadeguata?
La fine dell’uso ideologico della Shoah strumentalizzato, troppo spesso, per invitarci ai buoni sentimenti, alla tolleranza, ad essere comprensivi, a non essere xenofobi, dovrebbe portarci ad assumere la responsabilità di trovare, a tutti i livelli, soluzioni politiche ai problemi.

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I valori europei nell’insicurezza e nella paura delle nostre società liquide: un intervista a Z. Baumann

«La sola ma grave ragione per essere preoccupato è la fortunatamente piccola possibilità che l’Europa abbandoni i suoi valori e si pieghi al codice di comportamento dei terroristi, sarebbe il suicidio della casa della moralità e della bellezza dov’è nata l’idea di libertà, eguaglianza e fratellanza»

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“La scelta di accogliere”: un libro di Roberto Mancini

Con l’approccio che lo caratterizza, umano, filosofico e spirituale, l’autore ci propone un approfondimento sul diritto di tutti ad avere una casa, perché è solo grazie a un simile cammino che potremo liberarci di una situazione di oppressione e di degrado che grava sulla società mondiale.

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Una nuova idea di società: il modello diffuso di accoglienza

C’è un grande assente nel dibattito pubblico sull’immigrazione, il tema della convivenza tra europei, italiani e immigrati. Come stiamo insieme noi e loro? Quale idea di società? Come tradurre il motto costitutivo dell’Unione Europea dell’unità nella diversità? Porre questo tema significa incedere in una divagazione intellettualistica? Riproporre in modo stucchevole il dibattito sulla crisi o meno del multiculturalismo? Niente affatto. Si tratta di un tema molto concreto e urgente che va affrontato per rispondere alle emergenze che stiamo vivendo. Il Governo e i Comuni italiani stanno affrontando l’emergenza rifugiati con quello che viene definito “modello diffuso di accoglienza”.

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“L’islam è una minaccia? [Falso!]”: un libro di F. Cardini

L’Islam è una religione che conta oltre un miliardo e mezzo di fedeli ed è quindi la seconda religione più diffusa al mondo, dopo i cristiani. I musulmani fanno parte, nella quasi totalità, di quell’85-90% del genere umano che, secondo i dati più recenti diffusi dall’ONU, vive gestendo appena il 10-15% delle ricchezze mondiali.
E qui sta il punto. Il vero nemico da battere non è l’Islam e neppure il fondamentalismo islamico, ma l’ingiusta ripartizione delle ricchezze del pianeta, divisa tra pochi ricchi e una sterminata moltitudine di poveri. Occorre perseguire la giustizia, che non consiste solo in una equa distribuzione delle risorse ma passa attraverso un mutamento radicale di valori e stili di vita.

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“Europa: i rifugiati sono nostri fratelli”: un Summit in Vaticano per un nuovo progetto politico –

Si è tenuto in Vaticano il Summit organizzato dal Pontificia Accademia delle Scienze dal titolo “Europa: i rifugiati sono nostri fratelli” e che ha visto per due giorni riflettere e discutere 80 Sindaci europei, di cui 20 italiani. Occorre partire dalle amministrazioni locali di tutta Europa per affrontare la sfida delle migrazione, in particolare quella dei rifugiati. Occorre costruire una rete europea di Comuni che abbia al centro l’incontro umano e sia animata da una visione interculturale.

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“Il simpatizzante”: un romanzo sulla differenza tra rifugiato e immigrato – Thanh Nguyen Viet

Il simpatizzante, è un romanzo, una storia di guerra. L’autore non è un immigrato. E’ un rifugiato che, come molti altri, non ha mai smesso di sentirsi tale in qualche angolo della propria mente. Gli immigrati sono più rassicuranti dei rifugiati perché c’è un punto finale nella loro storia: essere assorbiti nel sogno americano o nella narrazione europea della civiltà. I rifugiati invece sono gli zombi del pianeta, i non morti che sorgono da Stati morenti per marciare verso i nostri confini in ondate interminabili. Esistono attualmente 60 milioni di questi apolidi, 1 ogni 122 abitanti del pianeta. Se dessero vita a un loro Stato sarebbe il ventiquattresimo per popolazione, più del Sudafrica, della Spagna, dell’Iraq o del Canada.

Syrian refugees cross into Hungary underneath the border fence on the Hungarian - Serbian border near Roszke, Hungary on Aug. 26, 2015. The number of refugees entering Hungary has reached a new high as the government hurries to build a 4-meter (13-foot) fence on the Serbian border to stop them. More than 140,000 migrants have reached Hungary on routes across the Balkans so far in 2015. Recently, some 80 percent of them are from war zones like Syria, Iraq and Afghanistan. (ANSA/AP Photo/Bela Szandelszky)

Capire il fenomeno migratorio: storia e attualità

Nel 18° e 19° secolo l’Europa ha popolato il mondo. Oggi il mondo sta popolando l’Europa. Si impone la realtà delle grandi tendenze demografiche. L’attuale crisi migratoria è alimentata dalle guerre nel Medio Oriente, ma altre dinamiche ancor più rilevanti fanno sì che l’immigrazione verso l’Europa continuerà a rappresentare una questione controversa ben oltre la fine della guerra in Siria. Le angosce di gran parte dell’opinione pubblica, di fronte alla globalizzazione e alle sue conseguenze, sono reali e non si possono ignorare. Dobbiamo sviluppare la cultura della spiegazione e abbiamo il dovere di farlo. Ci sono tre aree di ansietà: la minaccia al posto di lavoro, alla sicurezza, all’identità. Occorre trovare le parole giuste, fuori dal lessico degli iniziati.

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Conoscere papa Francesco: una conversazione con Eugenio Scalfari

Ho già riferito di questa conversazione solo per dire che ho l’onore di ricevere frequenti telefonate da papa Francesco ma non ci vediamo di persona da oltre un anno e quindi il suo invito mi ha fatto felice. Ci siamo incontrati lunedì 7 e siamo stati insieme oltre un’ora.

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Terzo rapporto sulla “Protezione internazionale”: 65,3 milioni i migranti forzati nel mondo

Il volume aggiornato a poche settimane fa, fotografa una situazione in continua evoluzione, dai cui contorni emerge una mappa inedita del nostro mondo. E’ l’immagine di un’umanità in cammino attraverso nazioni, continenti, mari, deserti e città.
Ben 35 guerre e 17 «situazioni di crisi» sono fra le principali cause – ma non le uniche – che hanno messo in movimento 65,3 milioni di persone in tutto il mondo.

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Immigrazione: La marea umana che nessun muro potrà fermare

Secondo l’ultimo International Migration Report delle Nazioni Unite, 244 milioni di persone sono migranti al mondo, il 41% in più dal 2000. Migranti economici ma anche ambientali, in fuga da povertà, carestie, oltre che da guerre e da regimi che fanno scempio di diritti umani, politici, sociali. Di fronte a questa grande emergenza del Terzo Millennio, la risposta più brutale è quella di edificare muri, militarizza le frontiere, espellere.