• 01/12/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Famiglia vitalità

La famiglia: un percorso  da realizzare e una realtà da costruire

 

Le espressioni «sentirsi in famiglia», «spirito di famiglia», «darsi alla famiglia», e altre simili attribuite a determinate esperienze, luoghi o persone, danno immediatamente un messaggio di grande e chiaro apprezzamento. E tale evocazione positiva del linguaggio relativo al mondo della famiglia non sorprenderà nessuno, poiché corrisponde ai desideri sinceri di una realtà che sia segnata dalla cordialità continua, dal sostegno reciproco e dalla condivisione autentica di persone con ruoli differenziati.

Voglio far notare come quelle espressioni si associano per lo più ad una idea di famiglia non tanto pensata in termini di origine e di dato di partenza dell’individuo, ma piuttosto in relazione ad un percorso da realizzare e una realtà da costruire. Perché un conto è prendere la famiglia in modo statico, di un gruppo costituito e di rapporti già definiti e fissati, e un’altra rappresentazione si configura quando l’essere famiglia va inteso come ambito di comunicazione, processo di crescita e possibilità di apertura nella vita.

 

Una trasformazione permanente

La dinamicità si addice infatti al mondo della famiglia, in qualunque forma vada articolata. Le persone cambiamo e maturiamo nel contesto umano che ci circonda, e allora il complesso insieme delle relazioni familiari è soggetto ad una trasformazione permanente. La realtà familiare possiede infatti una potenza impareggiabile per motivare, accompagnare, percepire, sperimentare e verificare i passi dei suoi membri. Gli stessi momenti di problematicità in famiglia acquistano un valore singolare, anche con il loro esito non garantito e non scontato, forse pure con passaggi dove si fa presente l’ansietà, la sofferenza o il senso della limitatezza.

 

La diversità delle relazioni

Tra altre caratteristiche ciò che rende particolare il mondo della famiglia con il suo dinamismo in relazione ad altri ambiti di relazione sta nella diversità dei suoi componenti: individui di età diverse, con prospettive diverse di partecipazione alla convivenza, con compiti diversi, con spazi diversi di intervento, e comunque coinvolti nella causa comune di creare e promuovere la convergenza nell’azione e l’unione nei vincoli di affetto.

Nei gruppi di lavoro, di amicizia, di gioco, di studio, vige un tacito principio di uguaglianza tra i membri. In una famiglia invece non funziona un regime di assoluta parità poiché padre, madre, figli, nonni, zii, cugini, nipoti non possono cancellare la peculiarità della loro condizione e il senso singolare della propria funzione. Con molta semplicità Charles Péguy affermava che in una casa «non sono i bambini che lavorano, ma non si lavora che per i bambini» – «Ce ne sont point les enfants qui travaillent. Mais on ne travaille jamais que pour les enfants» – (Le porche du mystère de la deuxième vertu, in: Œuvres poétiques complètes, = Bibliothèque de la Pléiade 60, Paris, Gallimard, 1975, p. 540). Sono i bambini quelli che contano in una casa: l’animo e l’impegno dei grandi sono trascinati dalla vitalità dei piccoli.

 

Inventare in una pluralità di compiti e modelli

In una famiglia l’esperienza di comunione non appartiene tanto all’inizio quanto al traguardo, ma non da pretendere come uno stato da raggiungere. Si tratta di una continua disposizione a camminare, come una bicicletta che da ferma non sta in piedi e deve mettersi in moto per mostrare il suo equilibrio. In questa mobilità costitutiva della famiglia è ben chiaro che lo stile, l’intensità e l’ampiezza dell’apporto di ciascuno dei componenti è un po’ da “inventare”, tuttavia senza dovere arrivare a pensare in una totale arbitrarietà dei compiti. Oggi più che mai avvertiamo la grande diversità di modelli di famiglia, legati a valori, schemi, usi e costumi con una forte componente culturale. Ma niente di tutto ciò toglie la carica di responsabilità e di iniziativa di ognuno per identificare il proprio posto e la propria missione. Tale impegno costituisce un percorso decisivo per la persona, che vede come la coscienza dell’identità e il senso della propria parte nelle relazioni di famiglia camminano insieme.

 

Un percorso di sperimentazione creativo e flessibile

Il mondo familiare con i suoi membri va a avanti per via di sperimentazione. Nel delicato percorso di coniugare la libertà e i sentimenti, i limiti e le risorse personali, la pazienza e l’esigenza, i successi e i fallimenti una famiglia fa delle prove, che vengono a conformare il vero patrimonio di esperienza, fondamento della consistenza familiare. La fissità dei comportamenti è più un segno di debolezza, forse inconsapevole o nascosto, ma insidioso. L’amore della creatività e della flessibilità, dell’ascolto e della novità darà maggiore slancio alla convivenza familiare e alla maturazione dei suoi membri.

 

Antonio Escudero

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Antonio Escudero
escudero@unisal.it
Prof. Antonio ESCUDERO Antonio Escudero (Madrid 1960), salesiano, ordinato sacerdote nel 1986, ha conseguito il dottorato in teologia presso la Pontificia Facoltà «Marianum» (1994). E’ professore ordinario di teologia sistematica presso l’Università Salesiana di Roma. E’ stato professore ospite presso la cattedra del prof. Peter Neuner all’Università «Ludwig Maximiliam» di Monaco di Baviera (1998-1999). E’ socio ordinario della Pontificia Accademia Mariana Internazionale e membro del consiglio dell’Associazione Mariologica Interdisciplinare Italiana. Dal 2012 è consultore teologo della Congregazione per le Cause dei Santi. Attualmente è vicedecano della facoltà di teologia.