• 22/09/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Finlandia - scuola

Siamo menti narranti, affascinate dallo storytelling, e le fake news si radicano in profondità potenziando questa nostra caratteristica. Per questo c’è bisogno di un’educazione: il pensiero critico è un prodotto culturale e come tale va insegnato, fin dalla prima infanzia. L’esempio della Finlandia.

 

Con l’aumentare dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, gli studenti non dovranno più apprendere i fatti, ma dovranno pensare in un modo che richieda un livello più alto di empatia, pensiero etico e critico, nonché abilità di problem solving. Si sta profilando come una emergenza educativa globale.

Un’emergenza che la Finlandia ha deciso di prendere di petto, educando i bambini già dalla scuola dell’infanzia a riconoscere le fake news e facendo diventare, già dal 2016, l’alfabetizzazione informatica e il forte pensiero critico una componente fondamentale e trasversale del curriculum nazionale.

 

La riforma scolastica finlandese

Uno dei principali protagonisti dell’attuazione della riforma scolastica, che prevede una forte educazione alla Media Information Literacy, è Kari Kivinen, che è tornato in Finlandia dopo una carriera nell’istruzione internazionale per dirigere la scuola franco-finlandese a Helsinki e fare da pioniere nel programma di alfabetizzazione delle informazioni nelle scuole. Per lui nessuno è troppo giovane per iniziare a pensare all’affidabilità delle informazioni che si incontrano.

L’obiettivo dichiarato è quello di crescere cittadini ed elettori attivi e responsabili perché, come afferma Kivinen, “pensare in modo critico, controllare i fatti, interpretare e valutare tutte le informazioni che ricevi, ovunque appaiano, è cruciale. L’abbiamo trasformata in una parte fondamentale di ciò che insegniamo, in tutte le materie”. Insomma, anche l’Europa ha un suo primato. Non c’è un altro Paese al mondo che abbia messo il sistema scolastico in cima alle sue priorità politiche, economiche e sociali.

Nel 2014 il governo finlandese annunciò la riforma di tutti i curricula scolastici, allo scopo di averne uno coerente per tutti i livelli di istruzione: prima infanzia, pre-primaria, elementare (corrispondente alla nostra primaria e secondaria di primo grado) e secondaria superiore. Dopo due anni di lavoro, raccolta di dati e consulenze, è stato pubblicato il “New National Core Curriculum for Basic Education” finlandese. Lo scopo di questa grande riforma era rimettere al centro i punti di forza dei finlandesi, allo scopo di affrontare rapidamente le sfide di un mondo mutevole e complesso.

Secondo il governo, era necessario rendere più significativo l’apprendimento a scuola, sostenere l’impegno degli studenti e aumentare il benessere scolastico. Offrire un’istruzione di alta qualità è per la Finlandia il modo migliore per rispettare i bambini e l’infanzia e costruire un futuro sostenibile sia per gli individui che per l’intero Paese. Nelle scuole finlandesi, l’alfabetizzazione informatica e il forte pensiero critico sono diventati una componente fondamentale e trasversale del curriculum nazionale, già dal 2016.

 

Allenamento al pensiero critico, una pratica trasversale

A differenza di altri Paesi, come il nostro ad esempio, allenare gli studenti al pensiero prima di tutto e poi anche al pensiero critico e al ragionamento non è una materia a sé, ma una pratica trasversale a tutte le discipline.

Nelle lezioni di matematica, gli alunni di Kivinen imparano quanto sia facile mentire con le statistiche: in arte vedono come manipolare il significato di un’immagine; in storia, analizzano importanti campagne di propaganda, mentre gli insegnanti di lingua finlandese lavorano con loro sui molti modi in cui le parole possono essere usate per confondere, fuorviare e ingannare. Il curriculum fa parte di un’unica ampia strategia ideata dal governo finlandese dopo il 2014, quando il paese è stato preso di mira per la prima volta con notizie false dalla vicina Russia, dalla quale la Finlandia si è resa indipendente solo nel 1917. Da quando Mosca ha annesso la Crimea e appoggiato i ribelli nell’Ucraina orientale cinque anni fa, il governo finlandese si è reso conto che si era passati all’era post-fattuale. Perché tutta questa preoccupazione? La Finlandia si è accorta che la maggior parte delle campagne politiche, amplificate da siti di informazione e social media finlandesi di estrema destra, si concentravano sull’attacco all’Unione Europea: si mettono in evidenza i problemi dell’immigrazione e si cerca di influenzare il dibattito sull’adesione completa della Finlandia alla NATO.

 

Resistenza alle fake news come azione di protezione civile

La resistenza a questo tipo di informazioni è percepita come un’azione di protezione civile, una componente chiave della politica di sicurezza globale della Finlandia. Kivinen ha dichiarato: “Siamo un piccolo paese, senza molte risorse e contiamo su tutti coloro che contribuiscono alla difesa collettiva della società”. Ecco quindi la scelta di agire in profondità, a partire dalla scuola, per educare i cittadini a non confondere i fatti con la propaganda. Il programma elaborato dai finlandesi è stato testato con un indice annuale, che misura la resistenza alle notizie false in trentacinque paesi europei, e ha superato tutti: lo scopo è garantire che ogni cittadino, dagli alunni ai politici, possa rilevare (e fare la sua parte per combattere) le informazioni false. Il desiderio di erodere la fiducia e la sicurezza dei cittadini verso la politica e le istituzioni è un tentativo di sgretolare la società, ha scritto il Responsabile della comunicazione del Primo ministro finlandese.

Il programma, pilotato da un comitato di alto livello composto da trenta membri in rappresentanza di venti diversi organi, dai ministeri del governo alle organizzazioni di welfare e alla polizia, ai servizi di intelligence e di sicurezza, ha formato migliaia di dipendenti pubblici, giornalisti, insegnanti e bibliotecari negli ultimi tre anni. La Finlandia crede moltissimo nell’educazione dei futuri cittadini e decisori perché crede anche molto nella responsabilità personale e nella cooperazione tra cittadini. Esiste una organizzazione non governativa che promuove l’alfabetizzazione e l’educazione ai media in Finlandia, la “Finnish Society on Media Education”, che si rivolge oltre che alle scuole, anche al lavoro giovanile, ai servizi di biblioteca e all’educazione della prima infanzia, tutti agenti nel campo dell’educazione ai media in Finlandia. Insomma, il lavoro di educazione ai media viene svolto ovunque ci siano bambini e giovani: non solo nelle scuole ma anche in diverse comunità virtuali e anche nei mondi legati al gioco.

Secondo Kivinen, la tecnologia dell’informazione consente una migliore e più efficiente diffusione delle menzogne ed è per questo che tutti gli studenti e tutti i cittadini devono saper utilizzare la rete e il digitale in modo efficace. Una delle chiavi forti di questa proposta è passare dall’evento di literacy alla literacy come evento, cioè proporre un’educazione all’esercizio del pensiero euristico come parte integrante di tutta la proposta formativa a scuola. La Media Information Literacy, secondo Kivinen, dovrebbe essere praticata in tutte le aree disciplinari come fa la Finlandia, e in ogni Paese europeo, proprio per rendere globali le competenze di riconoscimento delle notizie volutamente false, a vantaggio della produzione di informazione corretta e sostenibile.

 

L’importanza di un approccio globale alla conoscenza

Il primo cambiamento che Kivinen promuove è linguistico: non parliamo di fake news, ma di disinformazione. Da quando è un algoritmo a selezionare le informazioni, i bambini non fanno ricerca ma inciampano nelle notizie. Errori, bugie e cattiva informazione possono danneggiare la formazione dei loro pensieri. Il metodo adottato è quello del Critical Thinking, che trasforma ogni studente in un piccolo detective alla ricerca degli inganni. Le domande guida sono sempre attive: chi ha prodotto queste informazioni e perché? Dove è stata pubblicata questa notizia? Che cosa dice veramente? A chi è rivolta? Su che cosa si basa? Ci sono prove per questo o è solo l’opinione di qualcuno? È verificabile altrove? Questo lo imparano in ogni materia che affrontano a scuola, è un approccio globale alla conoscenza. “Da quando chiunque può pubblicare qualsiasi cosa e da quando il governo si trova di fronte a grandi multinazionali come Google o Facebook rischia di fare troppo poco o troppo e di cadere nell’accusa di censurare l’informazione. L’educazione è la cosa più efficace”. Non sono frasi del ministro dell’Istruzione finlandese, ma di una studentessa di sedici anni, che da due anni lavora col nuovo curriculum. Alle ultime elezioni parlamentari finlandesi dell’aprile 2019, il governo è arrivato al punto di produrre una campagna pubblicitaria, per avvisare gli elettori della possibilità di notizie false e lo slogan era: “La Finlandia ha le migliori elezioni al mondo. Pensa al perché”.

Il programma educa al riconoscimento della bugia e della disinformazione con tutti gli strumenti possibili: immagini, video, testo, contenuti digitali. L’idea è centrata sulla produzione di contenuti digitali originali da parte degli studenti, per individuare tutti i vari tipi di notizie fuorvianti: dalla propaganda alla satira, dalla teoria della cospirazione alla pseudoscienza, distinguendo storie che descrivono eventi che semplicemente non sono mai accaduti ed errori di fatto involontari. Questo c’entra con il fatto che gli studenti finlandesi abbiano il punteggio più alto d’Europa nei test PISA per la lettura? La Finlandia ha una lunga tradizione di lettura: i suoi 5,5 milioni di persone prendono in prestito quasi 68 milioni di libri all’anno e ha appena speso 110 milioni di dollari in una biblioteca all’avanguardia, definita amorevolmente come ‘il salotto di Helsinki’.

 

Come educare il pensiero logico

La comprensione di ciò che si legge è il requisito preliminare per la consapevolezza e la costruzione del pensiero. Non ce lo dice la Finlandia, ce lo diceva il pedagogista statunitense John Dewey quando in “Esperienza ed educazione” del 1938 parlava di come educare il pensiero logico. Scriveva Dewey che il maggiore errore pedagogico che possa fare un insegnante è credere che l’allievo stia imparando solo l’argomento che sta studiando in quel momento: ciò che conta di più è l’“apprendimento sottostante”, cioè quell’abito mentale appreso, che conta quasi di più in un processo di formazione. Ne parlava ancora Gregory Bateson, che distingueva tre livelli del processo di apprendimento.

Il primo è il “proto-apprendimento”, che è l’apprendimento così come se ne parla nei manuali di psicologia, come di una modificazione del comportamento dovuta all’esperienza oppure come di una modificazione della struttura cognitiva sempre dovuta all’esperienza, comunque mai dovuta a elementi innati, raffrontabile all’acquisizione di conoscenze e abilità.

Il secondo livello è il “deutero-apprendimento”, sovraordinato al proto-apprendimento, e lavora sulla modificazione del primo livello di apprendimento: si tratta di un processo di modificazione del processo di apprendimento di primo livello ed è lì che l’individuo “impara a imparare”. Si strutturano così le abitudini mentali o abitudini appercettive: sono modi di vedere e pensare. Insomma, è qualcosa di simile alla metacognizione e qualcosa di più della sola consapevolezza dei propri processi di apprendimento.

Qui mettono radici le competenze del Critical Thinking, che secondo i teorici Michael Scriven & Richard Paul, educano il pensiero critico, che è quel “processo intellettualmente disciplinato di concettualizzare attivamente e abilmente, applicare, analizzare, sintetizzare e/o valutare le informazioni raccolte o generate da osservazione, esperienza, riflessione, ragionamento o comunicazione, come guida al credo e all’azione. Nella sua forma esemplare, il pensiero critico si basa su valori intellettuali universali che trascendono le divisioni della materia: chiarezza, accuratezza, precisione, coerenza, pertinenza, prove concrete, buone ragioni, profondità, ampiezza ed equità”.

In linea con quanto annunciato dalla riforma, qual è stata l’ultima mossa del sistema scolastico finlandese? Aver recentemente collaborato con l’agenzia finlandese di controllo dei fatti Faktabaari per sviluppare un “toolkit” di alfabetizzazione digitale per gli studenti delle scuole elementari che apprendono come funzionano le elezioni dell’Unione Europea. È stato presentato al gruppo di esperti del blocco sull’alfabetizzazione mediatica ed è stato condiviso tra gli Stati membri.

 

Le Indicazioni nazionali: com’è messa l’Italia sulla media information literacy

E l’Italia? A che punto è? Ci troviamo sospesi e condividiamo questa sensazione di inadeguatezza con molti altri Paesi europei. Eppure, le Indicazioni nazionali, sia del primo che del secondo ciclo, invitano a lavorare sulle competenze logico-argomentative già dalla scuola primaria, fino ad arrivare nel secondo ciclo a pretendere che gli studenti abbiano “acquisito un metodo di studio autonomo e flessibile, che consenta di condurre ricerche e approfondimenti personali e di continuare in modo efficace i successivi studi superiori, naturale prosecuzione dei percorsi liceali, e di potersi aggiornare lungo l’intero arco della propria vita; essere consapevoli della diversità dei metodi utilizzati dai vari ambiti disciplinari ed essere in grado valutare i criteri di affidabilità dei risultati in essi raggiunti. Saper compiere le necessarie interconnessioni tra i metodi e i contenuti delle singole discipline” e ancora devono “Saper sostenere una propria tesi e saper ascoltare e valutare criticamente le argomentazioni altrui. Acquisire l’abitudine a ragionare con rigore logico, a identificare i problemi e a individuare possibili soluzioni. Essere in grado di leggere e interpretare criticamente i contenuti delle diverse forme di comunicazione”.

Nel documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”, dedicato però solo al primo ciclo dell’istruzione, il tema viene ripreso: si invitano i docenti a far sì che “gli studenti acquisiscano gli strumenti di pensiero necessari per apprendere a selezionare le informazioni; promuovere negli studenti la capacità di elaborare metodi e categorie che siano in grado di fare da bussola negli itinerari personali; favorire l’autonomia di pensiero degli studenti, orientando la propria didattica alla costruzione di saperi a partire da concreti bisogni formativi”. Sembra però che all’interno della categoria del “pensiero scientifico” si trovino i maggiori richiami al pensiero critico. È lì che troviamo scritto che “in ambito scientifico, è fondamentale dotare gli allievi delle abilità di rilevare fenomeni; porre domande; costruire ipotesi; osservare, sperimentare e raccogliere dati; formulare ipotesi conclusive e verificarle. Ciò è indispensabile per la costruzione del pensiero logico e critico e per la capacità di leggere la realtà in modo razionale, senza pregiudizi, dogmatismi e false credenze”. La Finlandia direbbe che non ci siamo: non si tratta solo di pensiero scientifico, ma di pensiero tout court.

La domanda ora sarebbe come procedere? Quali potrebbero essere le indicazioni operative per lavorare sulla media information literacy? Può bastare citarla in un documento per sostenere i docenti in una azione così decisiva per la costruzione della cittadinanza? Non basta, e infatti delle indicazioni compaiono anche nel “Piano nazionale di formazione degli insegnanti”, ma qui ci si riferisce ai docenti: si parla di favorire concretamente l’introduzione nell’insegnamento dell’esercizio del pensiero critico “fornendo quegli strumenti logici e metodologici che fanno perdere al docente la sua funzione tradizionale di indottrinamento tramite una lectio, per favorire un ruolo dialogico attivo degli studenti che realizzi, anche con l’apporto consapevole delle tecnologie digitali, una pratica attenta della dialettica come arte del dialogare, analisi critica delle parole e dei discorsi altrui. L’esercizio del pensiero critico potrebbe far diventare un ricordo lontano i bassi risultati dei nostri giovani in lettura e comprensione dei testi, e ridurre il diffuso analfabetismo funzionale”. Qui si auspica una nuova didattica, una nuova forma del processo di insegnamento/apprendimento.

 

Dalla teoria alla pratica: l’assenza di un piano sistemico

Avevamo già scritto quasi tutto, ma la pratica è ancora affidata alla buona volontà e alle competenze dei singoli docenti. Nessun piano sistematico, ancora.

Nel suo sorprendente libro sul pensiero lento e il pensiero veloce, lo psicologo israeliano premio Nobel Daniel Kahneman ci spiega come agiscono i due sistemi principali della formazione del pensiero umano. Parlando di come funziona la nostra mente scrive: “La mente che elabora narrazioni del passato è un organo volto a ricavare un senso delle cose. Quando si verifica un avvenimento imprevisto, aggiustiamo immediatamente la nostra visione del mondo per incamerare il fattore sorpresa. Immaginiamo di andare a una partita di football tra due squadre che hanno alle spalle lo stesso numero di vittorie e sconfitte. Ora la partita è finita e una delle due ha distrutto l’altra. Nel nostro modello riveduto e corretto del mondo, la squadra vincente è molto più forte della perdente, e la nostra visione del passato e del futuro è stata modificata dalla nuova percezione. Imparare dalle sorprese è una cosa ragionevole, ma ha qualche conseguenza pericolosa. Un limite generale della mente umana è l’imperfetta capacità di ricostruire stati passati di conoscenza o credenze che sono cambiate. Una volta che adottiamo una nuova visione del mondo (o di una qualsiasi sua parte) perdiamo immediatamente quasi tutta la nostra capacità di ricordare quello che eravamo soliti credere prima di mutare parere”. Siamo menti narranti insomma, affascinate dallo storytelling, e le fake news si radicano in profondità potenziando questa nostra caratteristica. Per questo c’è bisogno di un’educazione: il pensiero critico è un prodotto culturale e come tale va insegnato.

Il Ministero dell’Istruzione e della cultura finlandese ha pubblicato un sondaggio online, per consultare tutta la popolazione sulle prossime modifiche da portare al Curriculum nazionale scolastico finlandese. Entro la fine del 2020, il governo elaborerà un rapporto sulla politica dell’istruzione per le competenze e l’apprendimento e rimetterà mano all’intero sistema educativo.

Il questionario è aperto e dà la possibilità di esprimere le proprie opinioni su ciò che si ritiene sia l’aspetto che la competenza, l’apprendimento e la ricerca debbano avere nel 2030. Tutti gli interessati sono invitati a prendere parte al sondaggio online. Il sondaggio è aperto dal 17 gennaio al 14 febbraio 2020. Per partecipare.

Se non si vuole rimanere indietro, bisogna cominciare a correre.

Daniela Di Donato, Scuola digitale, 26 febbraio 2020