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“Il parroco cardinale. Vita di Silvano Piovanelli” :una vicenda che abbraccia oltre novant’anni di storia dell’Italia

«Un’altra intervista! Ormai ho già detto tutto di me, a chi può interessare questo vecchio? Ma via facciamola, accontentiamoli. E poi rivedo volentieri i vecchi amici?». È il giugno del 2016. Gli autori di questo libro bussano alla porta del cardinale Silvano Piovanelli che concede loro una lunga intervista.
In una serie di incontri il cardinale ripercorre le tappe principali della sua vita ricostruendo una vicenda che abbraccia oltre novant’anni di storia dell’Italia e della sua città, Firenze: dall’infanzia in una famiglia contadina al seminario insieme a Lorenzo Milani, dagli anni da parroco nel “Comune più rosso d’Italia- fino alla creazione a Cardinale, la viva voce di Piovanelli racconta le grandi e piccole vicende di un’esistenza straordinaria.
Quella intervista, che è il filo conduttore di questo libro, sarà l’ultimo incontro con i giornalisti, l’occasione per ricordare l’estremo desiderio del cardinale: essere ricordato come un semplice parroco.

 

Descrizione

Titolo: Il parroco cardinale. Vita di Silvano Piovanelli
Autori.Marcello Mancini e Giovanni Pallanti
Editrice: San Paolo
Pagine:144
Costo: 14,00 euro
EAN. 9788821599668

 

 

Il «parroco cardinale» Piovanelli si racconta
di Andrea Fagioli

Il cardinale Silvano Piovanelli è stato un vescovo molto amato. In tanti, a Firenze e non solo, lo ricordano con affetto. Per molti è stato un padre. E non c’è nessuna retorica in un’espressione condivisa anche in ambienti non strettamente ecclesiali. Accoglieva tutti con un sorriso. Aveva sempre un consiglio o una parola d’incoraggiamento. Nella definizione di padre c’è l’essenza del prete e del vescovo: del ‘parroco cardinale’, come lo definiscono i giornalisti fiorentini Marcello Mancini e Giovanni Pallanti autori di una recente biografia pubblicata dalle Edizioni San Paolo (Il parroco cardinale.Vita di Silvano Piovanelli, pp. 144, euro 14).
Il libro è il frutto di una lunga intervista con l’arcivescovo emerito di Firenze realizzata poco prima della morte avvenuta il 9 luglio scorso. In una serie di incontri, Piovanelli ha ripercorso le tappe principali della sua vita ricostruendo una vicenda che abbraccia oltre novant’anni di storia dell’Italia e della sua diocesi.
Uno dei meriti del libro è infatti quello di aver contestualizzato la vicenda umana del “parroco cardinale” (nato a Ronta del Mugello nel 1924) nelle vicende storiche che vanno dagli anni del fascismo al dopoguerra, dalla contestazione giovanile (che coinvolse anche i cattolici) a Tangentopoli, fino all’elezione di papa Francesco. In questo lungo periodo si snoda l’esistenza di Silvano Piovanelli: dall’infanzia in una famiglia contadina al Seminario insieme a Lorenzo Milani, dagli anni del parroco nel “Comune più rosso d’Italia” (Castelfiorentino) fino alla creazione a cardinale e alla possibilità di essere un “papabile” fuori dal Conclave, visto che non vi ha mai partecipato per superati limiti di età.
A impreziosire il volume, oltre il testamento spirituale nel quale Piovanelli rivendica il suo essere nato e rimasto povero, una bella prefazione a firma di monsignor Luigi Innocenti che ha accompagnato il cardinale fino all’ultimo dopo esserne stato per tanti anni segretario particolare. «Sei un uomo fortunato», gli bisbigliò all’orecchio papa Francesco il 21 febbraio 2014, giorno in cui aveva invitato Piovanelli per il suo novantesimo compleanno a concelebrare la Messa in Santa Marta: «Sei un uomo fortunato. Il cardinale Silvano è veramente un uomo di Dio, un uomo buono».
Tanti gli episodi raccontati da don Luigi dai quali emerge l’umanità e la fede di Piovanelli a partire dal «suo modo solenne, lento, concentrato e dignitoso di farsi il segno della croce» fino alla Messa celebrata ogni volta «come se fosse la prima, come se fosse l’unica, come se fosse l’ultima».

in “Avvenire” del 29 dicembre 2016

 

 

Piovanelli, la storia del parroco che è diventato cardinale
Massimo Vanni

Più che un’intervista è un testamento spirituale, quello raccolto da Marcello Mancini e Giovanni Pallanti. Il testamento spirituale del cardinale Silvano Piovanelli che, un mese di prima di morire, il 9 luglio 2016, s’intrattenne a lungo con i due autori. Che poi hanno raccolto quel colloquio ne Il parroco cardinale (edizioni San Paolo, pp.144, 14 euro), ripercorrendo le tappe principali della vita di Piovanelli.
Una lunga corsa che abbraccia oltre novant’anni di storia dell’Italia e di Firenze: dall’infanzia in una famiglia contadina al seminario con don Milani, dagli anni da parroco nel “Comune più rosso d’Italia”, cioè Castelfiorentino, fino alla nomina a cardinale. Quel colloquio sarà per Piovanelli l’ultima l’occasione per un estremo desiderio: essere ricordato come un semplice parroco. Del resto ha fatto di tutto per esserlo, ovunque si trovasse.
E sempre è stato un uomo del dialogo, anche quando si trovò a vivere le grandi turbolenze del cattolicesimo sociale. Piovanelli, che non aveva niente di clericale, cercò di comprenderle. Forse anche per eredità familiare: il padre era socialista, per lui aveva in mente un futuro da muratore, non da prete. E l’umiltà e la capacità di mediazione non lo hanno mai abbandonato: lo fecero anzi apprezzare da tutto il clero.
Non a caso il cardinale Benelli, già sostituto segretario di Stato con papa Paolo VI, lo scelse come suo vicario. Piovanelli non si è mai sentito estraneo alle dinamiche politiche. Diceva: «Tutto è politica. Tutto quello che entra nella storia, e quindi anche la fede ha una valenza politica; e per la Chiesa stessa c’è un’opzione politica. Ma la politica non è tutto l’uomo». È stato un pastore con addosso l’odore delle sue pecore, come ha detto Papa

in La Repubblica, 13 novembre 2016

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