• 01/12/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
famiglia romana

 Modelli di famiglia

Nei nostri discorsi la famiglia è qualcosa di stabile, predefinito ed immutabile. Nel nostro immaginario è il perno della società, ma possiamo dire che sia sempre stato così? La struttura della famiglia è sempre stata la stessa? Possiamo dire davvero che esista una famiglia “tradizionale” oppure dovremmo giungere alla conclusione che non esista un solo tipo di famiglia e che ognuno di essi sia in costante evoluzione?

 

Il modello romano

Al tempo dei romani la colonna portante della famiglia era il pater familias, che aveva la possibilità di scegliere il destino dei componenti, consorte compresa. L’idea del padre padrone è stata trasmessa nei secoli. Lo stesso Manzoni, cita ne “I promessi sposi” quanto siano importanti e decisionali le parole paterne:
«le diceva; «[…] se vuoi che un giorno ti si porti il rispetto che ti sarà dovuto, impara fin d’ora a star sopra di te: ricordati che tu devi essere sopra ogni cosa, la prima del monastero; perché il sangue si porta per tutto dove si va.».
Tutte le parole di questo genere stampavano nel cervello della fanciullina l’idea che già lei dovesse esser monaca; ma quelle che veniva dalla bocca del padre, facevan più effetto di tutte le altre insieme» (1).

Tale impostazione è solo romana e quindi solo italica?

Assolutamente no. Non possiamo non prendere ad esempio “L’opera del mendicante” di John Gay che con irriverenza gioca su ogni principio che verta attorno alla famiglia: primo fra tutti il matrimonio. Polly, figlia della signora Peachum, si innamora e si sposa col capitano McHeath:
«POLLY: “Non l’ho sposato, come va di moda, per freddo calcolo, per salvare l’onore o per denaro, ma… Perché lo amo!”
SIGNORA PEACHUM: “Lo ama! Di male in peggio! Credevo d’averla educata meglio! Oh, marito mio! La sua idiozia mi fa impazzire! La testa mi gira! Son fuori di me! Non mi reggo in piedi… Ah! (Sviene)” (2).

Le parole della signora Peachum, che ora possono sembrarci assurde, non sono poi così distanti dall’idea di matrimonio che è stata perpetrata dai romani ad oggi.

 

Un contratto stipulato tra due parti

Se prendiamo ad esempio il nostro Paese, il matrimonio viene visto come un contratto stipulato tra due parti. Il nostro codice civile, infatti, definisce anche le modalità attraverso le quali esso può essere celebrato, tanto che nel caso in cui uno dei due contraenti non sia nato in territorio italiano esso deve «presentare all’ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell’autorità competente del proprio paese»(3).

Il matrimonio è dunque solo una questione di profitto?

La famiglia è solo legata a dei benefici contratti dalle parti?
Ci sono tantissime sfaccettature che non possiamo evitare di considerare.
Il pater familias aveva il potere di decidere chi la propria figlia od il proprio figlio dovesse sposare. In un simile contesto non possiamo che considerare quasi rivoluzionario il pensiero di Gibran, che ne “Il Profeta” dichiara:
«I vostri figli, non sono i vostri figli. Essi sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa. Essi vengono tramite voi ma non da voi e sebbene essi stiano con voi, non vi appartengono»(4).

 

L’istituzione della famiglia è universale?

Se il pater familias non possiede i propri figli, non può deciderne il destino. L’idea di Gibran è dunque migliore di quella degli antichi romani?
Rispondere affermativamente o negativamente, sarebbe sminuire l’una o l’altra entità. Parafrasando Epicuro, l’istituzione della famiglia è universale, ma a seconda dei luoghi, dei tempi e delle condizioni l’idea di famiglia si differenzia creandone varie tipologie. Nessuna di queste è meno valevole dell’altra. Nessuna di queste è più salda o valevole dell’altra. L’uomo tende a semplificare, per spiegare meglio a sé stesso la natura complessa delle cose. Per questo per noi è più facile etichettare ciò che è famiglia e ciò che non lo è. La famiglia è una di quelle tematiche sempre calde e delicate, che non deve cadere in questa semplificazione.

Sul piano antropologico sociologico

Non si può non citare anche il fatto che, proprio grazie alla sua complessità, la famiglia sia stata oggetto di studi anche antropologici e sociologici. Durkheim, uno fra i primi studiosi della tematica ed uno tra i padri della sociologia, ci ammonisce:
«[…] non credo che possiamo costruire la morale, in tutti i suoi aspetti, nel silenzio di un laboratorio; attraverso le sole forze del puro intelletto. […] La morale non è una geometria: non è un sistema di verità astratte, che si possa derivare da qualche nozione fondamentale, posta come evidente. Essa è di ben altra complessità. È l’ordine della vita, non l’ordine della riflessione. È un insieme di regole di condotta, di pratiche imperative che si sono costituite storicamente» (5).

In questo breve estratto non si riferisce alla famiglia in senso stretto, ma vale lo stesso principio anche per questa. Essa deve essere guardata nella sua complessità, senza dimenticarne il contesto.

 

Per un confronto tra attualità e passato

Sarebbe iniquo ed ingiusto definire migliori le famiglie del passato rispetto a quelle attuali. Le famiglie del passato erano diverse da quelle odierne semplicemente perché insite in un contesto diverso sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista antropologico. Certo è che nemmeno la famiglia attuale sia considerabile come un punto d’arrivo perché niente è immutabile. L’uomo si adatta, lo ha sempre fatto, altrimenti non sarebbe sopravvissuto e si sarebbe semplicemente estinto.
Un esempio pratico è il nostro presente. In meno di un anno abbiamo dovuto confrontarci con nuove restrizioni per tutelare la nostra salute. Una simile pandemia lascerà i suoi segni anche sul nostro modo di rapportarci, sui legami che stabiliremo… Questo perché non siamo fatti di quarzo, ma siamo come l’acqua: ci adattiamo a ciò che ci contiene.

 

NOTE

1.  A. Manzoni, I promessi Sposi, RCS Editori Spa, Milano 2002, p.153
2. J. Gay, L’opera de mendicante, Rizzoli Editore, Milano 1968, p.19
3. Codice civile italiano, Società editrice de Il foro italiano, 2005, art.116
4. Kahlil Gibran, Il Profeta, Demetra, Milano 1993
5. E. Durkheim, Minuit, Paris ed.1975d, p.335

 

Bibliografia

A. Manzoni, I promessi sposi, RCS Editori Spa, Milano 2002, pag.153
Durkheim È. Textes, Minuit, Paris. ed.1975d
J. Gay, L’opera del mendicante, Rizzoli Editore, Milano, 1968
Kahlil Gibran, Il Profeta, Demetra, Milano, 1993
https://www.ilsole24ore.com/art/la-famiglia-e-culturale-AEwn7RfG https://tesi.luiss.it/20405/1/183921_CAREDDA_LAURA.pdf https://ilmanifesto.it/la-famiglia-sconfinata/

 

Sara Salvagno