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“Il criterio misericordia: Sfide per la teologia e la prassi della Chiesa”, ermemenutica teologica dei segni dei tempi – Giovanni Ferretti

Riscoprire nell’amore misericordioso di Dio il “cuore del vangelo” implica anche – e forse soprattutto – considerare la misericordia come il criterio per bene interpretare la Legge di Dio nel suo aspetto “oggettivo”. Il libro propone all’attenzione del lettore in primo luogo questo compito, nonostante tutto poco rilevato nei recenti studi sulla misericordia.
Ferretti mostra, al tempo stesso, come tale compito comporti rilevanti problemi teorici e pratici – vere e proprie sfide alla teologia e alla prassi della chiesa. È necessario, per esempio, superare del tutto il fondamentalismo biblico e la concezione arcaico-sacrale di Dio, ripensare il rapporto tra rivelazione e morale, evidenziare l’intimo intreccio di misericordia, giustizia e verità. Ma occorre anche approfondire la natura dell’ermeneutica teologica e impegnarsi a una lettura con misericordia dei “segni dei tempi” odierni: la secolarizzazione, la postmodernità, la povertà nel mondo globalizzato dell’economia finanziaria.

 

Descrizione

Autore: Giovanni Ferretti
Titolo: Il criterio misericordia
Sfide per la teologia e la prassi della Chiesa
Prezzo di copertina: Euro 13,50
ISBN: 978-88-399-3402-4
Formato: 12,3 x 19,5 cm
Pagine: 192
Anno:  2017

 

Appunti: Recensione
C. Piana

La misericordia, che papa Francesco definisce nella Evangelii gaudium (n. 36) il “cuore del vangelo”, è presentata in questo bel libro di Giovanni Ferretti, ordinario emerito di filosofia teoretica presso l’Università di Macerata, come un criterio ermeneutico fondamentale per cogliere il senso e la portata di tutte le verità e le norme di vita cristiane, e assume, di conseguenza, i connotati di “una sfida per la teologia e per la prassi della chiesa”.

Il volume, suddiviso in quattro capitoli, introduce il tema mediante una accurata analisi dei testi neotestamentari, che pongono al centro del messaggio evangelico l’annuncio dell’amore misericordioso di Dio. Tra questi un ruolo di primo piano occupano le pericopi relative alla controversia sul sabato, nelle quali emerge uno stretto collegamento tra la misericordia e la interpretazione della legge. Le trasgressioni della legge del sabato compiute da Gesù non manifestano soltanto il suo essere “Signore del sabato”; sono il chiaro riconoscimento che l’uomo è il fine di ogni legge e istituzione: “Il sabato è stato fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato” (Mt 2, 27).

Immediate sono, secondo Ferretti, le ricadute di questa centralità sul terreno della riflessione e della prassi ecclesiale. L’esigenza di fondo che emerge è quella di un profondo ripensamento di diversi aspetti della proposta cristiana: dal modello di rivelazione alla concezione di Dio; dal rapporto tra rivelazione e morale all’intreccio tra misericordia, giustizia e verità. Nei primi due casi si tratta di abbandonare una visione arcaica e “sacrale” per mettere in luce l’attualità del messaggio biblico e l’autentico volto del Dio della rivelazione, che ha in Gesù di Nazaret – la misericordia divina fattasi persona umana – il momento più alto. Nei secondi un significato importante rivestono le sollecitazioni a reinterpretare la misericordia come espressione della giustizia e della verità divine che convergono nell’amore.

L’intento di Ferretti è tuttavia soprattutto quello di rendere conto – a questo è dedicato in particolare il secondo capitolo – della rilevanza della misericordia a livello teologico. L’adesione al paradigma della ragione ermeneutica trova nella filosofia di Pareyson il terreno adatto per un serio approfondimento. La considerazione che la verità di Dio non può essere fissata una volta per tutte in una formula “oggettiva” apre la via ad un processo interpretativo, la cui attuazione suppone il riconoscimento che nella parola umana la verità si dà sempre in modo incompiuto, e che l’accesso ad essa implica un atto di libertà. Se questo è motivato in campo filosofico dalla considerazione dell’inesauribile ricchezza dell’essere, ha nel cristianesimo la propria ragione nel suo essere “fatto eterno” – così lo definisce Pareyson – che, proprio per questo, ha la possibilità di calarsi nelle diverse culture senza mai risolversi totalmente in nessuna di esse.

Questa visione è in piena sintonia con il magistero di papa Francesco, il quale, muovendo dalla constatazione che il Vangelo non è un’idea ma una Persona e che da ciò trae il suo carattere di inesauribilità – si tratta dell’inesauribilità dello stesso mistero di Dio – si interroga su come sia possibile incarnare la verità cristiana immutabile nell’odierno contesto culturale. La via che viene dal papa suggerita è la valorizzazione delle differenze e l’impegno a mantenerle in relazione. Il che comporta attenzione ad evitare tanto il rischio del dogmatismo quanto quello del relativismo e rende, nello stesso tempo, necessaria una visione dell’unità, non come uniformità, bensì come multiforme armonia che si ottiene mettendo in rapporto tra loro i doni suscitati dallo Spirito. L’immagine del poliedro, che il papa utilizza per illustrare uno dei principi ai quali fa riferimento nella Evangelii gaudium – il tutto è superiore alle parti – rende trasparente come ogni interpretazione coincida con la verità, sia pure relativa a quel contesto culturale, e dunque aperta ad ulteriori (necessarie) interpretazioni.

Aderendo a questa prospettiva, Ferretti introduce, nel terzo capitolo, la questione del discernimento dei “segni dei tempi”. Il dovere della chiesa di scrutarli e di interpretarli alla luce del Vangelo (Gaudium et spes, n. 4) esige che ci si accosti ad essi con un approccio non solo sociologico, ma anche (e soprattutto) teologico. Il criterio interpretativo adottato è quello della misericordia; esso viene applicato, a titolo di esempio, ad alcuni fenomeni propri della cultura odierna, che, pur nella loro ambivalenza, contengono spinte positive da assecondare: dalla secolarizzazione, che costringe il credente a liberarsi dall’ambiguità del “sacro” per ricuperare una immagine più autentica di Dio e una concezione più evangelica di chiesa; alla postmodernità, che sollecita una maggiore attenzione nell’annuncio del messaggio evangelico alla alterità e alla pluralità, nonché alla vita affettivo-sentimentale; fino alla povertà, che si propone come sfida a una autenticaa conversione teologica.

L’insieme delle riflessioni esposte converge – è questo il tema dell’ultimo capitolo – nella proposta di un ripensamento dello statuto della fede, la cui messa in atto implica, accanto a una profonda modifica del linguaggio – si tratta di fare il passaggio da un linguaggio assertivo e autoritario a un linguaggio propositivo e dialogico –, una revisione dell’atto di fede che consenta di superare il rischio sia del soprannaturalismo fideistico che del razionalismo intellettualistico e del volontarismo irrazionalistico. Implica inoltre una visione della fede come dono che ha come oggetto una verità la quale ha bisogno di mediazioni simboliche – è questo il compito della teologia – per proporsi alla libertà dell’uomo e sollecitarne l’accoglienza.

Il carattere esperienziale del cristianesimo, che è – come già si è detto – incontro con una Persona, conferisce alla fede non solo il significato di luce che fa vedere, ma anche (e soprattutto) di luce dell’amore. Alla radice di essa vi è infatti l’esperienza di essere amati e accolti fin dal principio; esperienza da cui deve scaturire la disponibilità a cogliere la presenza di Dio nel prossimo, in particolare nei poveri e nei sofferenti, ricambiando l’amore ricevuto, con l’impegno al servizio ai fratelli.

Il libro di Ferretti è, in definitiva, un importante contributo all’approfondimento teologico della misericordia, che è il leit motiv degli interventi di papa Francesco. Il rigore con cui l’indagine è condotta e la chiarezza espositiva e del linguaggio (nonostante la oggettiva complessità dei temi trattati) fanno di questa opera un prezioso strumento per la comprensione di un pensiero – quello del papa – che risulta pertanto (a dispetto dei molti detrattori) solidamente fondato sul piano dottrinale e capace di stimolare un serio rinnovamento dell’azione pastorale della chiesa.

G. Piana, in Appunti 1/2018

 

Indice generale

Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5

1. La misericordia come criterio
ermeneutico della Parola – Una sfida per il presente
. . . . . . . . . . . . . . . . . . 11

1. Rilevanza del tema 11
2. Radicamento evangelico del tema 16
3. Una molteplice sfida per il presente 26
3.1. Ripensare il modello di rivelazione e di Bibbia 27
3.2. Ripensare la concezione “arcaico-sacrale” di Dio 34
3.3. Ripensare il rapporto tra rivelazione e morale 38
3.4. Ripensare l’intreccio di misericordia, giustizia e verità 50

2. Per una teologia ermeneutica all’altezza della misericordia –
Papa Francesco e la filosofia ermeneutica di Luigi Pareyson .
. . . . . . . . . . . . . 56

1. Introduzione: la tesi di fondo 56
2. Oltre il paradigma della ragione oggettivante e dimostrativa,
verso il paradigma ermeneutico della ragione 62
3. Unità della verità e molteplicità
delle sue interpretazioni:inesauribilità del mistero
e ontologia dell’inesauribile 71
4. Il problema delle “differenze” e del loro rapporto:
integrazione in unità e/o comunicazione dialogica 84

3. Discernere con misericordia i “segni dei tempi” –
Criteri ed esempi attuali. . . . . . . . 96

1. La categoria conciliare “segni dei tempi” 98
2. Per un approfondimento
storico-ermeneutico
della categoria “segni dei tempi” 101
3. Alcune riflessioni
sui “criteri” di discernimento
dei segni dei tempi 109
4. Un primo esempio di lettura
dei segni dei tempi:il fenomeno della secolarizzazione 114
4.1. La secolarizzazione
come abbandono della religione 115
4.2. La secolarizzazione
come autonomia dei sistemi sociali 117
4.3. La secolarizzazione come nuovo statuto della fede 120
5. Un secondo esempio
di lettura dei segni dei tempi:il fenomeno della postmodernità 124
5.1. La provocazione della frammentazione,
della differenza, dell’alterità,della relatività 126
5.2. La provocazione della soggettività impulsivo-vitale
o affettivo-sentimentale individuale 129
5.3. La provocazione della cultura della finitezza
e della fragilità dell’essere 133
6. Un terzo esempio di lettura dei segni dei tempi:
il fenomeno della povertà nel mondo globalizzato dell’economia finanziaria 139

4. Per un ripensamento dello statuto della fede . . . 148

Introduzione: l’esigenza di ripensare lo statuto ermeneutico-critico della fede 148
1. La dimensione del dono (gratuito) di Dio 152
2. La componente intellettiva 156
3. L’appello alla libertà 163

Conclusione ………………………… 175
Indice dei nomi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 183

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