• Italia, Roma
  • 18/06/2019
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Il mito, fra tutte le figure creative prodotte dalla mente umana, è senza dubbio l’esperienza psicologica più affascinante, considerando gli stretti legami che ha con il sogno, con le produzioni immaginative e con la cultura e la storia dei popoli. I personaggi umani e divini che in questo «teatro simbolico» si esibiscono portano inevitabilmente a galla le speranze, i desideri, le paure, le nevrosi e anche le straordinarie qualità eroiche della nostra specie. In queste pagine intraprendiamo un «viaggio nel mito» attraverso riflessioni di psicologia clinica, in grado di fornirci illuminazioni sugli aspetti oscuri della nostra vita, dimostrando l’origine di certi «mali dell’anima» e le strategie per porvi rimedio. Grazie all’aiuto simbolico di personaggi come Perseo, Asclepio, Antigone, Arianna, Pandora, Odisseo… qualcosa di dormiente, nelle pieghe più intime della personalità profonda, può cominciare a svegliarsi e a reclamare il suo diritto alla vita.

 

Descrizione

Titolo: I miti secondo lo psicologo
Autore: Masi Luciano
Editore: Effatà
Data di pubblicazione: Novembre 2016
Collana: VIVERE IN PIENEZZA
Codice: 9788869291388
Prezzo: 9,50 euro

 

 

Guardarsi dentro alla luce del mito
intervista a Luciano Masi

Sono nati nella notte dei tempi. Ma oggi sono più vivi che mai. Pullulano nella nostra società e a volte convivono dentro di noi, anche se facciamo fatica ad ammetterlo. Parliamo degli antichi miti, soprattutto quelli greci, che sono invece ben visibili sul lettino dello psicologo e psicoterapeuta Luciano Masi. Al punto da scriverci un saggio curioso I miti secondo lo psicologo (Effatà, pp.126, euro 9,50), un manuale intrigante per guardarsi dentro e scorgere i nostri limiti e le nostre potenzialità, i nostri vizi ma anche le nostre virtù.

«Il mito è l’esperienza psicologica più affascinante, per i suoi legami col sogno e con la storia dei popoli. I miti non sono delle fantasie, illustrano comportamenti che gli esseri umani hanno nel loro cervello, pronti a scattare in certe occasioni». Perché mai storie che hanno millenni alle spalle sono così attuali? «Basta leggere la cronaca. Oggi per esempio è tristemente comune la sindrome di Medea, la madre che uccide il figlio per punire il partner. Una donna fragile e insicura che finisce per essere schiavizzata dal Giasone di turno. Pur di accontentarlo rompe ogni rapporto con i genitori o addirittura arriva ad abortire. Ma se verrà tradita allora ogni cosa sarà buona per ferire il suo uomo e spesso a farne le spese sono i figli. Altre volte la sua reazione si esaurisce in uno stadio intermedio, pericoloso, ma ancora gestibile come quello della depressione post parto».

 

L’intervista

Nella sua pratica clinica quali sono i miti più diffusi?

«Tutti quelli legati all’affettività. Molti riproducono il complesso classico edipico con il bambino che si innamora della mamma e per tutta la vita vedrà sempre il padre come un rivale fino a diventare capace di punirlo. Ma è diffuso anche il processo inverso con le bambine innamorate del padre: ragazze che andranno sempre alla ricerca di uomini più grandi, di persone che suppliscano la figura paterna».

Spesso il mito identifica un vizio difficile da ammettere. Quali sono quelli più inconfessabili?

«La maggior parte dei pazienti confessa i vizi più “materiali”: gola, lussuria e ira. In pochi ammettono la superbia, come quella di Sisifo e di tutti i miti che si ribellano a Dio e alle leggi della natura. C’è poi qualche coraggioso che ammette il demone dell’avarizia, ma il vizio più taciuto è quello dell’invidia. Prendiamo Prometeo, viene additato come eroe positivo per aver aiutato gli uomini, in realtà la sua era una lotta invidiosa contro il Padre. Un mito racchiuso anche nelle disastrose ideologie del Novecento».

Un altro personaggio accostato spesso a questa società è quello di Narciso.

«È vero siamo ossessionati dal nostro ego. Ma attenzione anche al risvolto opposto. Oggi tante persone fanno di tutto per curare la propria immagine, ma in fondo si odiano, non si piacciono. Pensiamo alla massima evangelica: “Ama il prossimo tuo come te stesso”: riconoscere i propri talenti è la chiave per non smarrirsi».

Non sono poche le figure mitologiche che lei legge in maniera positiva.

«Come Perseo, il mito che più mi affascina perché parte da un amore puro. Zeus per conquistare Danae, si trasformò in polvere d’oro, in qualcosa di spirituale. E difatti la donna rimase fedele a questo amore per tutta la vita. Da questa unione non poteva che nascere un eroe: Perseo colui che sconfiggerà l’istinto di morte, la Medusa che pietrificava. Istinti di morte sono tutte quelle forme che creano dipendenza e pietrificano come le droghe o un uso perverso della sessualità. Per superare le difficoltà della vita ci vuole un eroismo che viene dall’alto, dalla polvere d’oro, non dal luccichio delle cose terrene.

Quanto siamo lontani oggi da questo amore…».In che senso?

«Predomina un’affettività “fast food”. Un tempo l’intimità sessuale veniva raggiunta dopo un percorso di avvicinamento di alto valore esistenziale: era un sentiero fatto di sogni, di speranze, di ideali, di progetti. Oggi l’incontro sessuale è un biglietto da visita che si scambia con facilità, rimanendo in profondità due estranei. I risultati sono disastrosi. Basta guardarsi attorno: su queste basi di materialismo e di caccia alle emozioni facili, con l’esclusione quasi ideologica della dimensione spirituale, l’amore di coppia è di breve durata. Non solo: i disturbi sessuali sono così numerosi da essere diventati una piaga sociale».

Sono davvero “mitici” per lei anche Asclepio (Esculapio) e Antigone.

«Da Asclepio, colui che scoprì i segreti della medicina, possiamo dedurre la natura intima del nostro percorso esistenziale, quello della vita come compito. Interpretare tutto come una missione ci permette di dare il meglio anche in situazioni difficili. Viktor Frankl, il fondatore della logoterapia, diceva che nell’uomo c’è un bisogno forte di senso e questo lo si trova uscendo dal nostro egocentrismo, dedicandosi a una causa da servire o delle persone da amare. Antigone, in questo senso, è un personaggio generoso, dimentica se stessa per aiutare gli altri».

In che cosa consiste la logoterapia?

«Frankl raccontava questo aneddoto. Tre operai stavano scolpendo delle pietre. Due di essi si lamentavano. Uno se la prendeva col padrone, un altro con le ingiustizie della vita, il terzo sorrideva. Un viandante gli chiese perché sorridi? “Perché penso che queste pietre un giorno serviranno a costruire una cattedrale”. La logoterapia è il recupero del senso (il logos) della propria vita. Se si riesce a far capire che anche in una situazione problematica c’è qualcosa che nobilita quello che stai facendo, l’individuo è salvo e invulnerabile. Frankl lo aveva sperimentato addirittura nel lager: lì dove la vita appariva senza senso le persone che avevano uno scopo, come resistere per rivedere i propri cari o per raccontare quegli orrori, avevano una ragione per lottare».

Una metafora centrale per lei è quella del labirinto di Minosse come simbolo della nevrosi.

«La via per uscire dal tunnel dei disturbi è il recupero del significato delle proprie azioni. Arianna offre a Teseo il gomitolo del senso. La logoterapia esalta in fondo la dimensione spirituale: si verificano autentiche resurrezioni quando un sistema di valori trascendenti illumina la vita dei pazienti. Frankl diceva: “Chi ha un perché per vivere sopporta qualsiasi come”. Il fatto che sia Arianna, una donna innamorata, a intuire il percorso di senso, dimostra le potenzialità dell’amore che riesce a trovare sempre la via di salvezza».

FRANKL, PSICOLOGO NEI LAGER Psichiatra e psicoterapeuta austriaco, Viktor Emil Frankl (1905-1997) è considerato il fondatore della “logoterapia”, approccio che risponde alla domanda profonda di senso racchiusa nel cuore dell’uomo. Una metodologia che Frankl mise a punto vivendo in prima persona una condizione drammatica. Di famiglia ebrea, fu infatti internato nel 1942 nei lager nazisti (prima ad Auschwitz e poi a Dachau dal ’42 al ’45). Scampato allo sterminio, nel 1946 racconterà la sua esperienza in un libro oggi tradotto in 24 lingue e venduto in dieci milioni di copie: Uno psicologo nei lager. In occasione della Giornata della memoria, FrancoAngeli lo ripubblica insieme ad altri scritti inediti nel volume L’uomo in cerca di senso (pp. 168, euro 19) con la presentazione di Daniele Bruzzone. A cinquant’anni esatti dalla prima pubblicazione italiana di Uno psicologo nei lager per Ares e a venti dalla morte dello studioso austriaco, ecco allora un’edizione con testi inediti (in Italia) e preziosi in cui Frankl spiega in termini molto divulgativi la sua teoria

a cura di Antonio Giuliano, in “Avvenire” del 24 gennaio 2017

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