• Italia, Roma
  • 18/06/2019
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1.Cos’è l’educazione parentale o homeschooling?

L’educazione parentale è l’istruzione impartita dai genitori o da altre persone scelte dalla famiglia ai propri figli. Si può coinvolgere nell’educazione chiunque abbia la voglia e la capacità di trasmettere conoscenza e abilità, sfruttando tutte le fonti di conoscenza e competenza che sono disponibili nell’ambiente circostante alla famiglia. Alcune famiglie preferiscono seguire degli orari giornalieri, utilizzando i testi e programmi scolastici, altre desiderano affidarsi a un apprendimento più naturale e spontaneo dove si assecondano i bisogni, le interesse e capacità dei figli in veste di aiutanti e guide. Chi sceglie di educare a casa è sottoposto solo alla Legislazione Statale, non è quindi soggetto a norme regionali né provinciali, ed uno studente può coprire tutto il proprio percorso di studi (fino all’università) senza mai mettere piede in aula.
I ragazzi educati a casa negli Stati Uniti sono all’incirca 2 milioni, mentre sono pressoché 70 mila in Inghilterra, 60 mila in Canada, 3 mila in Francia e 2 mila in Spagna, dati relativi al 2012. In molti Paesi siamo arrivati alla terza generazione di homeschoolers. In Italia non si hanno statistiche definitive, ma le famiglie che rifiutano la scuola sono all’incirca un migliaio. Il trend è in continua crescita e anche i college più prestigiosi stendono il tappeto rosso a coloro che sono stati educati tra le mura domestiche. Più di novecento università nel mondo accettano le iscrizioni degli homeschoolers e tra queste si annoverano Harvard, Cornell, Princeton, Dartmouth e Yale. In Inghilterra, negli Stai Uniti e in altre nazioni, i ragazzi homeschoolers possono accedere ai corsi universitari anche prima dei loro coetanei scolarizzati.

Per la consultazione delle altre voci:

2. E’ legale non mandare i propri figli a scuola?

3. Cosa significa fare homeschooling?

4. Perché le famiglie scelgono di non mandare i propri figli a scuola?

5. Senza scuola si socializza?

6. I genitori sono in grado di insegnare?

 

 

 

Niente scrutini e pagelle, nelle Langhe a fare scuola sono mamma e papà
Cristina Borgogno

Il conto alla rovescia per la fine della scuola è iniziato. Ma pagelle, libri, compiti delle vacanze e iscrizioni non mettono ansia. Di sicuro, non agli «alunni» del gruppo «Homeschooling Cinema Vekkio», una dozzina di bambini dai 5 agli 11 anni che vivono tra le colline albesi – le Langhe e il Roero dei paesaggi Unesco.

I genitori di questi ragazzi hanno scelto a settembre l’istruzione parentale, rinunciando a mandare i figli a scuola. Un fenomeno diffuso in America e che anche in Italia, da qualche anno, sta prendendo piede. Ma qui le famiglie hanno fatto un passo in più e si sono organizzate per trascorrere l’anno insieme condividendo una serie di attività tra educazione, didattica e gioco, con l’idea che «non si dovrebbe essere isolati».

La sede scelta è un circolo Arci nel comune di Corneliano, alle porte di Alba, già luogo di iniziative di dopo-scuola e intrattenimento. Nessun obbligo di frequenza, naturalmente, ma tre giorni a settimana di «lezioni fai-da-te» dove ognuno mette a disposizione il proprio bagaglio di competenze. Dalla mamma esperta di informatica e con un inglese fluente che il martedì tiene il «laboratorio di scienze bilingue», al papà sportivo che organizza le uscite nei boschi alla scoperta di piante e fossili. Coinvolgendo anche figure esterne, come la pensionata che propone il corso di cucito e l’insegnante di arte, a disposizione per qualche spunto su disegno e pittura.

Tutto legale? «Istruire i propri figli è per noi italiani un diritto costituzionale, sancito dall’articolo 30» spiega Virginia, mamma di Adelaide, 11 anni, alla prima esperienza a casa dopo aver frequentato i cinque anni di primaria, e di Corrado, 8, mai andato a scuola. «Di sicuro non è un’alternativa per tutti – suggerisce -. È un grande impegno, per il tempo da dedicare ai figli oltre il lavoro e da affrontare liberi da ansie da prestazione. Ma neanche la scuola è per tutti: sicuramente non è per un bimbo come mio figlio, iperattivo e poco malleabile. Ora è felice, impara con i suoi tempi. Ha iniziato a leggere dopo gli altri? Non importa. I risultati dell’homeschooling si apprezzano dopo anni: è un apprendimento a 360 gradi, spontaneo, complesso e multiforme. Come la vita». Per Stefano, papà di Elia, 7 anni tra un paio di mesi, «la gratificazione più grande è vederlo felice e sereno». Ma avverte: «Un compito oneroso. Da solo, il bimbo sceglie la via più facile: sta a noi trasmettergli le basi per l’apprendimento e, nel nostro caso, è stato importante il confronto con le istituzioni. Abbiamo concordato un percorso con le maestre e, tra la seconda e la terza elementare, Elia sosterrà l’esame. La nostra scelta è stata fatta per dargli ancora qualche anno di tranquillità e guadagnare tempo di qualità. Poi vedremo».

Nel mondo dell’homeschooling, oggi praticato da un migliaio di bambini in Italia, i genitori si assumono la responsabilità dell’istruzione dei propri figli dichiarandolo al dirigente scolastico. «Negli Stati Uniti è cosa consolidata, qui siamo partiti trent’anni dopo – spiegano dal gruppo -. Al di là dei momenti insieme, ognuno gestisce l’apprendimento del proprio bambino sette giorni su sette, 24 ore su 24. Capita così di fare a tavola piccole lezioni di fisica e chimica o di imparare le tabelline contando i passi durante una passeggiata». Nessuna programmazione. «Ci siamo appassionati agli Egizi, ne abbiamo parlato per settimane, siamo stati al Museo di Torino – dice ancora Virginia -. I bimbi sono aperti e curiosi, se imparano per amore e non per il voto ricorderanno la lezione per sempre. Non è detto che servano lavagne multimediali e sussidiari. Personalmente non sono contraria alla scuola, ma bisognerebbe prendere spunto da realtà come la Finlandia, dove si è rivisto il sistema di compiti a casa e giudizi». Domani il gruppo «Homeschooling Cinema Vekkio» si presenta al pubblico con una festa di fine anno per bambini, in cui si potranno avere informazioni su educazione parentale e metodi di istruzione alternativi. «Anche se per noi l’anno non finisce affatto qui» specificano i genitori. Non essendoci scuola, non c’è neanche vacanza.

Cristina Borgogno, Niente scrutini e pagelle, nelle Langhe a fare scuola sono mamma e papà, La stampa 28/5/ 2016

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