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Gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030: un riferimento per l’educazione

Ci pare utile questa rassegna degli obiettivi che l’umanità si è proposta di raggiungere metro il 2030. Costituiscono un riferimento fondamentale per valutare le condizioni che viviamo e orientare le possibili scelte non solo economiche e politiche, ma anche culturali ed educative

 

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Nel settembre 2015 i Paesi membri delle Nazioni Unite hanno approvato la nuova Agenda globale per lo sviluppo sostenibile e i ‘Sustainble Development Goals’, (SDGs nell’acronimo inglese) con i relativi 169 sotto-obiettivi o Target. A differenza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs), adottati dall’Onu nell’oramai lontano 2000 per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo in campo sociale, economico e ambientale nei soli Paesi in via di sviluppo, gli SDGs sono universali. Si applicano pertanto a tutti i Paesi, Italia inclusa. Riorientare la gestione del nostro mondo verso la sostenibilità è una sfida epocale e sotto molti aspetti senza precedenti per l’umanità. Proprio per questo, riuscire a garantire agli attuali oltre 7,3 miliardi di esseri umani energia, materie prime, cibo, acqua pulita, case, infrastrutture e giustizia mantenendo allo stesso tempo i delicati equilibri dinamici della biosfera richiede capacità innovative che mai abbiamo sperimentato nella storia dell’umanità. E richiede soprattutto che ogni Paese faccia la sua parte, rafforzando al contempo il partenariato globale per la costruzione di quella che, con la globalizzazione digitale, è sempre di più una casa comune che richiede responsabilità condivise.

 

1. POVERTÀ

L’obiettivo numero 1 è eliminare la povertà estrema, attualmente misurata come persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno. Assicurare che entro il 2030 tutti gli uomini e tutte le donne, in particolare i poveri e i vulnerabili, abbiano uguali diritti riguardo alle risorse economiche e ai servizi di base. Ridurre inoltre la vulnerabilità dei poveri (la soglia internazionale è fissata a 1,90 dollari al giorno) a eventi estremi legati al clima e ad altri choc economici e sociali. Applicare infine a livello nazionale sistemi di protezione sociale adeguati per tutti, includendo i livelli minimi.

2. FAME

Eliminare entro il 2030 la fame e assicurare a tutte le persone, in particolare i poveri e i bambini, l’accesso a un’alimentazione sicura, nutriente e sufficiente per tutto l’anno. Raggiungere entro il 2025 gli obiettivi concordati a livello internazionale sull’arresto della crescita e il deperimento dei bambini sotto i 5 anni. Soddisfare le esigenze nutrizionali di ragazze adolescenti, in gravidanza, in allattamento e delle persone anziane.
Raddoppiare entro il 2030 la produttività agricola e il reddito dei produttori alimentari su piccola scala.

3. SALUTE

Ridurre – sempre entro il 2030 – il tasso di mortalità materna a meno di 70 per 100.000 nati vivi. Mettere fine alle morti evitabili di bambini sotto i 5 anni di età, con l’obiettivo di ridurre per tutti i Paesi la mortalità neonatale a non più di 12 su 1.000 nati vivi. Porre fine alle epidemie di Aids, tubercolosi, malaria e malattie tropicali trascurate e combattere l’epatite, le malattie legate all’uso dell’acqua e altre malattie trasmissibili. Rafforzare poi la prevenzione e il trattamento di abuso di sostanze, tra cui abuso di stupefacenti e l’uso nocivo di alcool.

4. EDUCAZIONE

Assicurarsi che tutti i ragazzi e le ragazze completino un’istruzione primaria e secondaria libera, equa e di qualità. Che abbiano accesso a uno sviluppo infantile precoce e di qualità, alle cure necessarie e alla scuola dell’infanzia. Garantire entro il 2030 la parità di accesso per tutte le donne e gli uomini a un’istruzione a costi accessibili e di qualità tecnica, a un’istruzione professionale e di terzo livello. Eliminare la disparità di genere nell’istruzione. Espandere entro il 2020 a livello globale il numero di borse di studio a disposizione dei Paesi in via di sviluppo.

5. PARITÀ DI GENERE

Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, bambine e ragazze in ogni parte del mondo. Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze nella sfera pubblica e privata. Eliminare tutte le pratiche nocive come il matrimonio delle bambine, forzato e combinato, e le mutilazioni genitali femminili. Riconoscere e valorizzare il lavoro di cura e il lavoro domestico non retribuiti tramite la fornitura di servizi pubblici, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione della responsabilità condivisa all’interno del nucleo familiare.

6. ACQUA

Entro il 2030 conseguire l’accesso universale ed equo all’acqua potabile sicura e alla portata di tutti.
Raggiungere un adeguato ed equo accesso ai servizi igienico-sanitari. Migliorare la qualità dell’acqua riducendo l’inquinamento, eliminando le pratiche di scarico non controllato e riducendo al minimo il rilascio di sostanze chimiche e materiali pericolosi, dimezzare la percentuale di acque reflue. Entro il 2030 attuare la gestione integrata delle risorse a tutti i livelli. Entro il 2020 proteggere gli ecosistemi legati all’acqua, tra cui montagne, foreste, zone umide, fiumi, falde e laghi.

7. ENERGIA

Garantire l’accesso universale ai servizi energetici a prezzi accessibili, affidabili e moderni. Aumentare notevolmente la quota di energie rinnovabili nel mix energetico globale. Entro il 2030 raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica, rafforzare la cooperazione internazionale per facilitare l’accesso alla tecnologia e alla ricerca di energia pulita. Espandere l’infrastruttura e aggiornare la tecnologia per la fornitura di servizi moderni e sostenibili per tutti i Paesi in via di sviluppo, in particolare i piccoli Stati insulari.

8. CRESCITA E LAVORO

Sostenere la crescita economica pro capite a seconda delle circostanze nazionali e, in particolare, almeno il 7% di crescita annua del Pil nei paesi meno sviluppati.
Raggiungere livelli più elevati di produttività attraverso la diversificazione, l’aggiornamento tecnologico e l’innovazione. Promuovere politiche orientate alla creazione di lavoro dignitoso. Entro il 2030 raggiungere la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutte le donne e gli uomini, anche per i giovani e le persone con disabilità. Ridurre sostanzialmente entro il 2020 la percentuale di giovani disoccupati.

9. INFRASTRUTTURE

Sviluppare infrastrutture di qualità, affidabili, sostenibili e resilienti, comprese le infrastrutture regionali e transfrontaliere. Promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile. Aumentare l’accesso delle piccole imprese, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, ai servizi finanziari, compreso il credito a prezzi accessibili. Potenziare la ricerca scientifica, promuovere le capacità tecnologiche dei settori industriali in tutti i Paesi. Sforzarsi di fornire un accesso universale e a basso costo a Internet nei Paesi meno sviluppati entro il 2020.

10. INEGUAGLIANZA

Entro il 2030 raggiungere e sostenere progressivamente la crescita del reddito del 40% più povero della popolazione a un tasso superiore rispetto alla media nazionale. Promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti. Garantire a tutti pari opportunità e ridurre le disuguaglianze di risultato. Facilitare la migrazione ordinata, sicura, regolare e responsabile e la mobilità delle persone, anche attraverso l’attuazione di politiche migratorie programmate e ben gestite. Entro il 2030 ridurre a meno del 3% i costi di transazione delle rimesse dei migranti.

11. CITTÀ INCLUSIVE

Entro il 2030 garantire a tutti l’accesso a un alloggio e a servizi di base adeguati, sicuri e convenienti.
Fornire l’accesso a sistemi di trasporto sicuri, sostenibili e convenienti per tutti, ampliando i mezzi pubblici. Aumentare l’urbanizzazione inclusiva e sostenibile. Ridurre l’impatto ambientale negativo pro capite delle città, in particolare riguardo alla qualità dell’aria e alla gestione dei rifiuti. Entro il 2030 fornire l’accesso universale a spazi verdi pubblici sicuri, inclusivi e accessibili. Sostenere in questo percorso i Paesi meno sviluppati.

12. CONSUMO SOSTENIBILE

Dare attuazione al quadro decennale di programmi sul consumo e la produzione sostenibile, con la collaborazione di tutti i Paesi e con l’iniziativa dei Paesi sviluppati, tenendo conto del grado di sviluppo e delle capacità dei Paesi più in difficoltà. Dimezzare entro il 2030 lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura. Entro il 2020, ottenere la gestione eco-compatibile di sostanze chimiche e di tutti i rifiuti in tutto il loro ciclo di vita.

13. CLIMATE CHANGE

Rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i Paesi. Integrare nelle politiche, nelle strategie e nei piani nazionali le misure di contrasto ai cambiamenti climatici. Dare attuazione all’impegno assunto nella Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici per raggiungere l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020, congiuntamente da tutte le fonti, per affrontare le esigenze dei Paesi in via di sviluppo nel contesto delle azioni di mitigazione significative.

14. OCEANI E MARI

Prevenire e ridurre in modo significativo – possibilmente entro il 2025 – l’inquinamento marino di tutti i tipi, in particolare quello proveniente dalle attività terrestri.
Gestire e proteggere in modo sostenibile gli ecosistemi marini e costieri. Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell’acidificazione degli oceani anche attraverso una maggiore cooperazione scientifica a tutti i livelli. Entro il 2020, regolare efficacemente la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, la pesca illegale, quella non dichiarata e non regolamentata. Entro il 2020 proteggere almeno il 10% delle zone costiere e marine.

15. ECOSISTEMA TERRA

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita della diversità biologica. Entro il 2020 fermare la deforestazione, entro il 2030 combattere la desertificazione, ripristinare i terreni degradati e il suolo. Arrestare la perdita della biodiversità e, entro il 2020, proteggere e prevenire l’estinzione delle specie minacciate. Porre fine al bracconaggio e al traffico di specie protette di fauna e flora.

16. GIUSTIZIA E PACE

Ridurre significativamente in ogni dove tutte le forma di violenza e i tassi di mortalità connessi. Eliminare l’abuso, lo sfruttamento, il traffico e tutte le forme di violenza e tortura contro i bambini. Promuovere lo stato di diritto a livello nazionale e internazionale e garantire parità di accesso e giustizia per tutti. Entro il 2030 ridurre in modo significativo i flussi finanziari e di armi illeciti, rafforzare il recupero e la restituzione dei beni rubati e combattere tutte le forme di criminalità organizzata. Fornire l’identità giuridica per tutti, compresa la registrazione delle nascite.

17. PARTENARIATO

L’ultimo ‘Goal’, il diciassettesimo, chiede di rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile. I Paesi sviluppati adempiano pienamente ai loro obblighi ai aiuto pubblico allo sviluppo, tra cui l’impegno da parte di molti Paesi sviluppati di raggiungere l’obiettivo dello 0,7% di Aiuti pubblici allo sviluppo in rapporto al Pil. Aiutare i Paesi in via di sviluppo a raggiungere la sostenibilità del debito a lungo termine attraverso politiche coordinate volte a finanziare, ridurre e ristrutturare il debito

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile, di Redazione, in “Avvenire” del 9 novembre 2016

 

 

L’ALLEANZA ITALIANA PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE
di Marco Girardo

 

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Come previsto dall’Agenda 2030, ogni Paese deve sviluppare una propria Strategia nazionale. Anche la Commissione europea sta preparando una Comunicazione sull’integrazione degli SDGs nella revisione della “Strategia Europa 2020”, lavoro atteso per la fine di novembre. In Italia il 3 febbraio 2016 è nata, su iniziativa dell’Università di Roma Tor Vergata e della Fondazione Unipolis, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS). Iniziativa che, spiega il portavoce Enrico Giovannini – ex presidente dell’Istat ed ex ministro del Lavoro nonché ‘padre’ degli indicatori di Benessere equo e sostenibile – «riunisce oggi 134 tra le più importanti istituzioni e reti della società civile». Il mandato è quello di far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030. Giovannini è stato appena ascoltato in materia dalla Commissione Bilancio congiunta di Camera e Senato nel corso delle audizioni sulla legge di Bilancio. «Molte misure contenute nel ddl – spiega – possono contribuire ad avvicinare gli obiettivi dell’Agenda 2030. Ma si avverte nel complesso – aggiunge – la mancanza di un disegno strategico di medio termine in linea con tale principio, un progetto organico in grado di colmare i gravissimi ritardi che ancora affliggono il nostro Paese».

Il rischio, secondo l’ASviS, è che «si perdano due anni dei 15 previsti» e per questo propone che venga creato un Fondo per l’attuazione della Strategia di sviluppo sostenibile, con una dotazione crescente nel triennio 2017-2019. «Questo consentirebbe – prosegue Giovannini – di avviare subito gli interventi che verranno inseriti nella Strategia che il governo finalizzerà all’inizio del prossimo anno. Altrimenti bisognerà aspettare il 2018».

 

IL PRIMO RAPPORTO «L’ITALIA E GLI OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE»

L’Alleanza ha presentato a settembre il primo «Rapporto su l’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile». Si tratta di una valutazione sui punti di forza e di debolezza del nostro Paese rispetto agli impegni assunti di fronte al mondo e alle prossime generazioni. Il portavoce dell’ASviS ha chiesto dunque che il Parlamento impegni il governo su decisioni stringenti. E concrete. Presentare ad esempio entro il primo trimestre 2017 il catalogo degli incentivi dannosi per l’ambiente e il piano per la loro trasformazione in incentivi allo sviluppo sostenibile, come già previsto dalla legge approvata a fine 2015. Secondo Giovannini è necessario inoltre allargare il Sostegno all’inclusione attiva (Sia) «per ridurre l’inaccettabile livello di povertà e disagio sociale raggiunto nel nostro Paese, cui vanno destinate risorse ben più consistenti di quelle previste nel ddl». L’Asvis propone anche interventi orientati all’estensione delle produzioni e dei consumi responsabili fin dalla fase progettuale, incentivi agli investimenti pubblici a sostegno della biodiversità e della protezione degli ecosistemi, una strategia per lo sviluppo urbano sostenibile e soprattutto l’accelerazione dell’iter di approvazione della legge sul Commercio equo già votata dalla Camera.
Giovannini sottolinea infine come ci sia una forte somiglianza concettuale fra i 17 Goals e il quadro disegnato dalle dodici dimensioni del Bes [Benessere Equo Sostenibile, ndr.], rispetto alle quali la legge di Bilancio dovrà essere valutata a febbraio del 2017. E propone: «Se il governo presentasse all’Aula le diverse misure all’interno di un quadro sinottico, legandole ai singoli SDGs e Target rilevanti, così da consentire al legislatore di inquadrare meglio i vari interventi in una strategia di mediolungo termine, una presentazione simile non solo faciliterebbe il lavoro del Parlamento, ma segnerebbe anche un’importante discontinuità culturale con il passato. E porrebbe l’Italia all’avanguardia dei Paesi europei e del G7».

tratto da: Lo sviluppo sostenibile per cambiare la politica, di Marco Girardo, in “Avvenire” del 9 novembre 2016

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