• Italia, Roma
  • 20/07/2019
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La visione educativa ermeneutica può suggerire, nella difficile condizione che l’educazione attraversa, nuove opportunità agli educatori impegnati nel difficile compito formativo.
Questo volume, che dà diffusione alla prospettiva pedagogico-didattica ermeneutica esistenziale, vuole essere anche un riconoscimento al magistero universitario di Zelindo Trenti (1934-2016), che ne è stato il più significativo teorizzatore e divulgatore.

I contributi raccolti nel testo sono suddivisi in tre parti.
La prima parte teorico-fondativa illustra la visione ermeneutica esistenziale nei suoi aspetti filosofici, didattici, psicologici, spirituali e teologici.

Più applicativa la seconda parte: dopo un primo sguardo alle attuali condizioni della scuola e dell’insegnamento religioso scolastico, riflette sulle sfide e sulle prospettive di sviluppo dell’educazione religiosa in Italia e in Europa.

La terza parte propone infine alcune sintetiche testimonianze che presentano le ricadute della prospettiva ermeneutica nell’insegnamento scolastico, nella formazione dei docenti in servizio e nel cammino spirituale di alcune associazioni.

L’attenzione alla dimensione educativa religiosa, che caratterizza la seconda parte, rispecchia l’orientamento preferenziale della ricerca educativa di Zelindo Trenti. Le riflessioni e le conclusioni possono però benissimo essere estese a tutte le discipline e le dimensioni educative della persona.

Il volume è stato realizzato grazie ai contributi e al sostegno di quanti hanno incontrato Zelindo Trenti e con lui hanno percorso parte del loro itinerario di studio e di ricerca. Sponsor dell’iniziativa alcune Associazioni che hanno conosciuto l’impegno educativo di Zelindo Trenti: A.n.a.p.s (Associazione nazionale autonoma professionisti della scuola), VdB (Istituto secolare Volontarie don Bosco); Rinascita Cristiana; Didattica ermeneutica-Uccim.

L’originalità della proposta del volume è quella di offrire una prospettiva di pensiero, capace di interpretare meglio di altre le domande esistenziali dell’uomo di oggi, in ambito educativo e didattico. La visione educativa ermeneutica può suggerire nuove opportunità agli educatori impegnati oggi nel difficile compito formativo.

A tutti loro si rivolge questo volume.

 

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Descrizione

Autori: R.Romio – S.Cicatelli
Titolo: Educare oggi. La didattica ermeneutica esistenziale. Testi in memoria di Zelindo Trenti
Editrice: Elledici
Pagine: 324
Anno: 2017
Prezzo: 24 euro
ISBN 978-88-01-06295-3

 

INDICE

Premessa

Prefazione : L’attualità della visione pedagogico didattica ermeneuticadi Zelindo Trenti nell’educazione religiosa (C. BISSOLI)

Introduzione: Zelindo Trenti: la bibliografia nella biografia (LUCILLO MAURIZIO)

 

Prima Parte – Il metodo

  1. L’ermeneutica esistenziale fra metodo e fondamento (M. MARChETTO)
  2. Identità e caratteristiche della didattica ermeneutica esistenziale (R. ROMIO)
  3. L’orlo del mantello di Dio: esperienze umane ed esperienza religiosa nell’ottica della psicologia del profondo (F. KANNhEISER)
  4. Educare ad una spiritualità integrale e integrata (M. DIANA)
  5. Indicazioni biblico-teologiche per un’educazione religiosa ermeneutica (C. BISSOLI)

 

Seconda Parte – Il contesto

  1. Come sta cambiando la scuola italiana (S. CICATELLI)
  2. L’evoluzione dell’Irc in Italia alla luce delle ricerche sul campo (G. MALIZIA – V. PIERONI)
  3. Religione e scuola della competenza: realismo dell’utopia educativa per affrontare vecchio e nuovo analfabetismo religioso (G. BELLIENI)
  4. Verso un’educazione capace di rispondere alle sfide della globalizzazione: educare all’accoglienza e all’integrazione (A. LORITTO – A. DE NIGRIS)
  5. Prospettive per l’educazione religiosa scolastica in Italia (G. MIGLIORINI)
  6. Sviluppi e prospettive della Pedagogia della religione in contesti europei multiculturali (F. PAjER)

 

Terza Parte – Le estensioni

  1. Apprendere per flusso di esperienze con la didattica ermeneutica esistenziale. La Flow DEE learning (G. ADAMO)
  2. L’apporto della prospettiva ermeneutica nell’insegnamento delle scienze umane
    (A. PICCIONI)
  3. La pedagogia ermeneutica esistenziale nella formazione in servizio e nella prassi didattica dei docenti di religione (MICHELINA PETRACCA)
  4. La visione ermeneutica nella spiritualità secolare (O. BARBARINO)
  5. La spiritualità ermeneutica nell’esperienza del Movimento “Rinascita Cristiana”
    (F. MONTORO – M. SORRENTINO)

 

Conclusioni

17. La scelta pedagogico-didattica dell’ermeneutica esistenziale (R. ROMIO – S. CICATELLI)

 

 

CONCLUSIONE

La scelta pedagogico didattica ermeneutica esistenziale
Roberto Romio – Sergio Cicatelli

L’apprendimento è un evento relazionale: la relazione tra il soggetto che apprende e l’oggetto del suo apprendimento, la relazione tra l’alunno e l’insegnante, la relazione tra l’alunno e la scuola o il suo ambiente di apprendimento. Non ci sarebbe apprendimento se non ci fosse relazione, se il soggetto non fosse costretto a uscire da sé per mettersi in rela- zione con qualcosa d’altro. Com’è facile notare, questa è una condizione tipicamente ermeneutica, perché l’apprendimento non consiste nel raggiungimento di una verità staticamente data, una volta per tutte (e per tutti), ma nell’elaborazione che ognuno può e deve fare dei diversi oggetti del suo apprendimento. Non esiste un apprendimento uguale a un altro.

Sono queste le considerazioni che vengono in mente dopo la lettura delle pagine precedenti, in cui il modello della didattica ermeneutica-esistenziale è stato messo in relazione anzitutto con il suo creatore, poi con l’ambiente scolastico e infine con una particolare disciplina (l’Irc) oltre che con tutte le persone che variamente l’hanno sperimentato.

La visione ermeneutica si distingue soprattutto per la sua fondazione filosofica dalla molteplicità di visioni, modelli didattici e metodologie che oggi vengono proposti in ambito educativo. a fondamento si pone la filosofia dell’esistenza, arrivata fino a noi grazie ad autori come m. Heidegger, K. Jaspers, G. Marcel e allo sviluppo del loro pensiero, in prospettiva ermeneutica, di pensatori come H.G. Gadamer e P. Ricoeur (cap. 1, M. Marchetto).

L’originalità di Zelindo Trenti, e dei suoi collaboratori, è stata quella di portare questa prospettiva di pensiero, capace di interpretare meglio di altre le domande esistenziali dell’uomo di oggi, in ambito educativo e didattico. La riflessione e la sperimentazione sul campo ha poi consentito di elaborare una vi- sione pedagogica ed un modello didattico che è stato chiamato DEE: Didattica Ermeneutica Esistenziale (cap. 2, R. Romio).

La prospettiva ermeneutica esistenziale ha quindi progressivamente allargato il suo influsso trovando applicazione nell’ambito psicopedagogico (cap. 3, F. Kannheiser), spirituale (cap 4, m. Diana), religioso e credente (cap. 5, C. Bissoli).

Nella seconda parte del testo abbiamo potuto rivolgere uno sguardo attento sull’applicazione di questa metodologia all’educazione scolastica, partendo anzitutto da un’analisi del contesto scolastico italiano (cap. 6, S. Cicatelli) e in particolare a quella dell’insegnamento religioso scolastico, esaminato at- traverso le ricerche sul campo (cap. 7, G. Malizia – V. Pieroni), le sfide che si trova ad affrontare nei nuovi scenari (cap. 8, G. Bellieni), le concrete proposte didattiche in prospettiva multiculturale (cap. 9, a. Loritto – a. De Nigris), le prospettive che si possono aprire nella scuola italiana (cap. 10, G. Migliorini) e quelle che si discutono e si praticano nei diversi paesi euro- pei (cap. 11, F. Pajer).

La terza parte raccoglie alcune testimonianze che allargano lo sguardo sulle potenzialità della Dee nel confronto con altre nuove metodologie didattiche (cap. 12. G. Adamo), nell’insegnamento di discipline diverse dall’irc (cap. 13, A. Piccioni), nella formazione dei docenti (cap. 14. M. Petracca), in due concrete esperienza di spiritualità (cap. 15, O. Barbarino e cap. 16, F. Montoro – M. Sorrentino).

La ricchezza di spunti che offre questo metodo consiste essenzialmente nella sua apertura indefinita alla ricchezza dell’essere umano. L’apprendimento è relazione, quindi è anche incontro: tra persone al di qua e al di là della cattedra, nelle diverse situazioni di vita, nell’esperienza inevitabilmente sempre nuova che ogni giorno è possibile fare di ciò che si riteneva acquisito (appreso) definitivamente.

Non a caso il metodo elaborato da Zelindo Trenti riserva un ruolo fondamentale (generativo) alla domanda: non la domanda informativa (chi? che cosa? quando? dove?) ma la do- manda di senso (perché?), che è l’unica a poter sostenere l’esistenza umana e, a livello pedagogico, l’apprendimento personale. si conferma così l’ermeneuticità della situazione di- dattico-educativa, fatta di un continuo rimando dal tutto alla parte e dalla parte al tutto, in cui il soggetto che apprende si trova di volta in volta ad essere il tutto (rispetto al quale inserire il nuovo contenuto appreso) o la parte (rispetto al tutto di un contenuto in cui si sta progressivamente entrando). il movimento sembra essere quello piagetiano dell’alternanza tra assimilazione e accomodamento, ma la prospettiva erme- neutica-esistenziale supera la sfera meramente cognitiva e arricchisce il processo dell’umanità della persona.

La didattica ermeneutica-esistenziale è stata ampiamente sperimentata nell’Irc, non solo perché questo era l’interesse originario di zelindo trenti, ma perché la dimensione religiosa è intrinsecamente fatta di domande e quindi una didattica che parta dalle domande di senso è particolarmente congeniale a questi contenuti. il modello però ha una sua vitalità e funzionalità in qualsiasi ambito disciplinare particolare e scolastico generale. La crisi principale della scuola – in italia ma non solo – è una crisi di motivazione, di perdita del senso: gli studenti hanno bisogno di capire perché studiano quello che viene proposto loro e prima dei conte- nuti disciplinari devono comprendere il perché, la finalità di quello studio, sperando che la loro domanda non si riduca alla dimensione utilitaristica (a che serve?), che snaturerebbe l’apprendimento stesso, vissuto come una fatica obbligata, un pedaggio da pagare per ottenere vantaggi successivi non collegati (almeno non immediatamente) agli oggetti di quello studio.

È dunque tutta la scuola (non solo italiana) a potersi giovare della lezione della didattica ermeneutica-esistenziale, soprattutto in una fase storica come quella attuale in cui sembra prendere il sopravvento proprio una logica utilitaristica e strumentale: le nuove tecnologie sono viste come la soluzione ai più diversi problemi di apprendimento, scambiando probabilmente il mezzo con il fine; la scuola deve preparare al mondo del lavoro e quindi privilegiare i saperi immediatamente spendibili in una professione; la qualità della scuola si misura con indicatori esclusivamente numerici, quantitativi, senza avver- tire l’ossimoro contenuto nell’operazione (qualità vs quantità).

La didattica ermeneutica-esistenziale consente invece di dare vera concretezza a quella centralità dell’alunno che tutta la pedagogia contemporanea va predicando e che la scuola ita- liana ha fatto propria nominalmente, nelle dichiarazioni di tanti testi normativi, ma non sempre realmente nella prassi di tanti insegnanti. La flessibilità di questo modello didattico – discreto e modesto come il suo ideatore – ne consente l’applicazione alle più diverse situazioni, lasciando la libertà di integrare al suo interno anche altri strumenti didattici. L’importante è condividere l’impostazione complessiva, che a questo punto più che una soluzione didattica, cioè operativa, diventa una proposta pedagogica, cioè fondativa.

 

 

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