• 14/07/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Crollo nascite

I dati annuali sulla natalità sono sempre sempre più preoccupanti: meno 20mila in un anno. Il demografo Dalla Zuanna: «In Europa si fanno le politiche. Da noi niente». Single sempre più numerosi. “Istat, nascite al minimo storico: crollate del 23 percento in dieci anni”

Il demografo è preoccupato. «Avanti di questo passo e l’italia sarà un Paese popolato in gran parte da vecchi. O si fa come la Germania o saranno guai seri». Giampiero Dalla Zuanna, professore di Demografia a Padova commenta i dati dell’Annuario Istat che registra l’ennesino minimo storico in fatto di nascite. In un solo anno (dal 2017 al 2018) il calo è stato di poco meno di 20 mila. Erano 458.151 nel 2017 sono passate a 439.747 l’anno dopo. In dieci anni la perdita è stata del 23 per cento (nel 2008 i nati erano stati 577 mila). Un periodo che ha coinciso con un altro record negativo: il decennio con la crescita economica più bassa se si considera tutta la storia del Paese a partire dalla sua unificazione avvenuta nel 1861. Le famiglie — 25 milioni e 700 mila — sono sempre più numerose e sempre più piccole. Il numero medio di componenti è passato da 2,7 (media 1997-1998) a 2,3 (media 2017-2018), soprattutto per l’aumento delle famiglie unipersonali che in venti anni sono cresciute di oltre 10 punti: dal 21,5% nel 1997-98 al 33,0% nel 2017-2018, ovvero un terzo del totale delle famiglie», spiega l’Istituto.

Le politiche

«Nel 2008 in Germania si facevano meno figli che da noi» — continua Dalla Zuanna. «Adesso la situazione è totalmente capovolta. E la ragione sta nelle politiche che hanno adottato. Vale a dire che loro hanno fatto, noi niente». Il professore cita alcuni dati. «Ogni neonato porta nelle tasche dei genitori tedeschi circa 200 euro fino a quando cresce. Una coppia con tre figli minori quindi prende 600 euro in più a prescindere dal reddito o se lavora. Da noi l’assegno unico non c’è. In Germania nido e asili sono gratis». Il professore cita la Germania. Paese ricco, tra le prime economia al mondo. L’Italia non è dello stesso livello. «Certo. Ma non è questione di pil o di diverso grado economico. Noi i soldi li abbiamo dati e continuiamo a darli ai vecchi. Abbiano una spesa per le pensione che è sopra la media europea. Non è che possiamo pensare con i quattro soldi a disposizione di fare un welfare per tutti, universale».

Altri numeri

L’Istat nell’Annuario fornisce altri numeri. Sempre nel 2018, sottolinea, «il numero dei decessi è diminuito e ha raggiunto 633.133 unità. La speranza di vita media alla nascita è ripresa ad aumentare attestandosi su 80,8 anni per i maschi e 85,2 per le femmine nel 2018». Tutto ciò rende l’Italia uno dei Paesi più vecchi al mondo. «Avanti di questo passo si rischia la desertificazione di zone del Paese» — aggiunge il demografo —. «Quando si va sotto una certa soglia perché le coppie fanno pochi figli si chiudono i servizi . Spesso la conseguenza è l’abbandono delle comunità locali. Questo è un serio problema per l’Italia che invece avrebbe bisogno di tenere la gente sul territorio».

I Cinquantenni

Politiche. Il demografo insiste su questo punto. Il processo della de-natalità non è irreversibile. Né naturale. Anche in Italia si possono avere figli. Dalla Zuanna cita i casi delle province autonome di Trento e Bolzano. «Qui la natalità è maggiore che nel resto del Paese. Ed è il frutto di politiche serie, continuative, a favore dei figli. Può sembrare banale ma mi viene in mente lo skipass. Due genitori con tre figli pagano la stessa cifra di una coppia che non ne ha. Come a far capire che il bambino non è un ostacolo. E lo stesso vale per i trasporti. Parlo di cose che si possono fare se si vuole e che non sono nemmeno molto costose». L’Istat fotografa una generazione potente, perché ha dalla sua parte i numeri (anche elettorali): è quella dei 50-60enni. «Imponente rispetto ai giovani» — conclude il demografo—. «Destinata peraltro ad invecchiare».

Famiglie sempre più piccole

Nel dettaglio, nel biennio 2017-2018 le famiglie risultano «in crescita di 200 mila rispetto al biennio precedente e di oltre 4 milioni nel volgere di vent’anni», spiega l’Istat. Quanto all’analisi delle strutture familiari si conferma la tendenza, in atto da decenni, di una progressiva semplificazione nella dimensione e nella composizione delle famiglie. Il boom di quelle unipersonali si accompagna in parallelo alla diminuzione, nello stesso periodo, delle famiglie numerose, con cinque e più componenti, che «ammontavano al 7,7% nel 1997-98 e che oggi raggiungono appena il 5,3 %». Complessivamente, quindi, «le famiglie di uno o due componenti rappresentano oltre il 60 per cento del totale, mentre quelle di almeno quattro componenti sono appena il 20,4%. Tra le tipologie familiari, a registrare l’incremento maggiore sono le famiglie senza nucleo, quelle cioè in cui componenti non formano alcuna relazione di coppia o di tipo genitore-figlio, e che per la quasi totalità sono costituite da persone che vivono da sole». La maggioranza delle famiglie, il 63,2%, «è formata da un solo nucleo; in particolare le coppie con figli, che rappresentano la tipologia familiare più numerosa, ma anche quella che ha fatto registrare la maggiore diminuzione negli ultimi anni, sono il 33,2 per cento del totale delle famiglie; le coppie senza figli sono il 20,1% e una su dieci è un nucleo monogenitore, prevalentemente di madri sole (8,1%). Residuale la quota di famiglie composte da due o più nuclei (1,5%)». L’Istat ricorda poi come «tra i 18 e i 34 anni poco più del 60 per cento vive ancora con uno o entrambi i genitori».

 

di Agostino Gramigna, Corriere della Sera, 30 dicembre 2019