• 08/04/2020
  
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Popolo_cultura

L’introduzione di papa Francesco alla prima raccolta di scritti in italiano del teologo argentino: «Per lui “pueblo” è un luogo teologico dove il messaggio di Cristo viene comunicato con trasparenza»

 

 

Papa Francesco e Rafael Tello

Papa Francesco e Rafael Tello

 

Proponiamo in questa pagina l’introduzione scritta da papa Francesco per il volume Popolo e cultura (Edizioni Messaggero di Padova, pagine 248 euro 18), prima raccolta di scritti in italiano del teologo argentino Rafael Tello, e a seguire l’articolo di presentazione del libro di Lorenzo Fazzini.

 

L’introduzione di Francesco

Grande mistero nel «tempo di Dio», che è eterno, Egli ha pensato a includere il tempo storico della creazione. La storia della creatura abita l’eternità dell’amore misericordioso di Dio. Dio ha «avuto tempo» per le sue creature, per tutti noi e non smette di arrivare a noi per darci vita ogni giorno. Da quando Dio si è fatto «Chiesa», sacramento della sua presenza di salvezza e liberazione, essa non ha cessato di rivelare nei suoi segni, nei suoi contenuti e nei suoi metodi questi principi della nostra fede. Questi contenuti della fede si rispecchiano – quindi – nella teologia, la riflessione credente. La Chiesa è chiamata ad essere sacramento delle dinamiche salvifiche di Dio–Trinità, e la teologia coglie queste dinamiche divino– umane, eterne e storiche, e le propone al mondo per orientare tutto e tutti, per orientare la vita verso una vita piena. Rafael Tello (1917–2002), un teologo argentino, nella sua opera teologico–pastorale, volle fare trasparente la dinamica della comunicazione di Dio verso la sua creazione, la dinamica stessa della Storia della salvezza: il Dio che continuamente si esternalizza per arrivare al mondo, rivelare in esso il suo Amore, e dargli vita. Per questo motivo egli concepì la sua teologia non separata dall’azione pastorale, anzi, manifestata principalmente in essa.

Egli è stato un classico e ortodosso teologo della Chiesa, ma forse azzardato nelle sue conclusioni teologico–pastorali, nelle quali sottolinea la magnanimità dell’Amore di Dio che si rivolge con priorità alle sue creature più deboli, alle persone semplici e disagiate. Non solo arriva prima di tutto ai piccoli di questo mondo, ma lascia in loro la sua impronta: letteralmente si rivela, esprime se stesso nella loro «cultura» in modo spontaneo, ma non meno autentico. Tello ha fatto una particolare opzione per i poveri, che egli lega (relaziona) specialmente al concetto (categoria) di pueblo (popolo) e quindi di «cultura popolare». Per Tello, il pueblo è un luogo teologico dove il messaggio di Cristo viene comunicato con una particolare trasparenza pur nella sua semplicità. Per questo Tello teologo, piuttosto che appoggiarsi sulla cultura illuminista moderna o sulle sottigliezze accademiche o ecclesiastiche, preferisce guardare e fare attenzione prioritariamente alla cultura del popolo. Per lui, il Vangelo e gli insegnamenti della fede possono essere più vitali proprio nel seno della cultura popolare. In questo schema il pensiero deve avvenire non da una teorizzazione di scrivania, ma dal «di dentro » della cultura, dalla semplicità degli umili, dalla fede dei poveri in quanto speciali mediatori della presenza di Dio.

La domanda di Tello non era principalmente «come parlare del Dio nella sua immanenza», ma piuttosto «come avvicinare la Chiesa istituzionale e la sua opera evangelizzatrice al cuore degli uomini», domanda che lascia intravedere il rischio per la Chiesa di rimane lontana dallo stesso popolo, lontana dalle amorevoli dinamiche di Dio. Una teologia, quindi, al servizio dell’evangelizzazione, che parte dal riconoscere il popolo di Dio come soggetto della Storia della salvezza e come «luogo privilegiato » di manifestazione del cuore di Dio. Così la teologia diventa pastorale, e la pastorale teologia: una pastorale popolare come «metodo» perché la Chiesa possa assicurarsi di arrivare a tutti, proprio perché arriva preferenzialmente ai piccoli, ai poveri, alle persone comuni, agli ultimi. Arrivare non solo per trasmettere l’amore di Dio e la sua grazia, ma anche per scoprire in loro i tratti della presenza del Signore della storia. Quest’ultima caratteristica spiega il perché Tello fa pure un’opzione pastorale preferenziale per la cultura popolare: egli sa che in essa abita, vive e si esprime il «cuore» del popolo, e in quel cuore abita in modo semplice ma profondo lo stesso Dio.

Arrivare al cuore del popolo semplice, come Dio arriva da sempre alle creature, pur nella loro debolezza creaturale. Così l’opzione per i poveri implica per il nostro teologo accompagnare e animare senza stancarsi il modo di vivere la fede dei più umili; stabilire con loro un dialogo salvifico, uno scambio di apprendimento e di generosa dedizione nel nome di Dio e del Vangelo. Per ultimo, Rafael Tello non dimentica nella sua teologia pastorale la necessità di promuovere e coinvolgersi nella liberazione integrale del popolo, dei singoli, delle nazioni e della stessa creazione, del nostro habitat. Lo fa senza appoggiarsi sulle ideologie né sui settarismi politici ma sul Vangelo: l’evangelizzazione s’interessa della vita concreta dei poveri, così come Dio assunse la storia concreta delle nazioni in Cristo, nella sua incarnazione. Contemplare Dio, la sua Parola, e contemplare il pueblo e la sua cultura. Ecco le chiavi di questo libro che ci invita a una speciale sensibilità e a una risposta di amore.

(copyright Libreria Editrice Vaticana)

 

IL VOLUME: L’indissolubile unione tra popolo e cultura
di Lorenzo Fazzini

L’ironia della faccenda l’aveva colta lui stesso, quando il 10 maggio 2012, intervenendo da arcivescovo di Buenos Aires alla presentazione di un libro scritto da un giovane studioso (Ciro Enrique Bianchi, Introduzione alla teologia del popolo, edito da Emi nel 2015), aveva detto: «Vengo a presentare un libro sul pensiero di un uomo che è stato allontanato da questa Facoltà. Cose della storia. Dio sa come raddrizzare i torti: quella stessa gerarchia che a un certo punto aveva creduto opportuno allontanarlo, oggi dice che il suo pensiero è valido». I richiami di papa Francesco a Rafael Tello (1917–2002), uno dei fondatori (insieme a Luciano Gera) della teologia del popolo, sono stati tanti, ripetuti e intrecciano anche oggi il magistero petrino di una trama tanto invisibile quanto tenace. Popolo e cultura (Edizioni Messaggero di Padova, pagine 248 euro 18, con la prefazione del pontefice che qui pubblichiamo) è il primo scritto di Tello disponibile in italiano. Un testo composto di 7 contributi, 4 dedicati al popolo, 3 alla cultura. Due termini che per Tello vanno indissolubilmente insieme.

In un argomentare che sa molto di oralità – i testi di Tello provengono dalla escuelita, il gruppo di preti che ancora si radunava con Tello dopo che era stato allontanato dalla cattedra universitaria (1979) –, il procedere di Tello ha una cadenza tipicamente tripartita, non in senso hegeliano, bensì fra tre opposizioni polari: la proposta illuministico–liberale, quella marxista–socializzante (che egli accomuna sotto un unico cappello), e quella autenticamente popolare. Per questo il popolo può essere visto come «l’individuo che ha una privacy» (opzione liberale), oppure secondo una concezione “socialista”, per la quale «la società deve essere organizzata ma per il bene di tutti coloro che la compongono». Per lui, l’io può essere concepito nella «relazione tra l’individuo e la società» che risulta «la più comune nel nostro popolo». Tello scolpisce questa idea con una frase molto made in Bergoglio: «La sostanza qui è l’amore: colui che ama l’altro “è” anche con l’altro».

Non che fosse solo un erudito teologo, Tello. A lui si debbono alcune intuizioni pastorali che ancor oggi nutrono l’esperienza cristiana in Argentina, come il pellegrinaggio giovanile al santuario della Vergine di Lujàn, prima edizione nel 1972; la puntellatura intellettuale dell’esperienza del Movimento dei Preti per il Terzo Mondo, che oggi vive una rinnovata stagione con i curas villeros; la devozione mariana a livello popolare. Culturalmente impregnato di Tommaso d’Aquino, Tello più volte cita negativamente alcuni dei mostri sacri del liberalismo occidentale, Locke o Smith, ispiratori di quel «sistema borghese inglese» o «linea borghese francese, anche la rivoluzione francese», dai quali si differenzia parecchio.

Tello enuclea poi un problema che pare attualissimo: il rapporto tra élite di governo e potere. Come far sì che le necessarie élite siano al servizio di un popolo, e non viceversa? «Questo pone il problema di sempre: come garantire il governo di una élite che sa come farlo, senza escludere, tuttavia, totalmente – perché in qualche modo è utile e necessaria – la partecipazione delle maggioranze, della massa dei cittadini». Una soluzione avanzata da Tello è la modalità federale di potere, un modo anche per tenere a bada le élite economiche occidentali, una delle radici della miseria planetaria: «Sin dalla rivoluzione industriale si aveva una grande espansione borghese verso il mondo intero, non tanto per civilizzare quanto per imporre bisogni e valori occidentali, e anche dei modi occidentali di soddisfarli».

E se la denuncia di Tello verso il mondo liberale e socialista si scaglia anche contro il postmodernismo, che ha «lo scopo di universalizzazione e dominio del mondo e degli uomini», è molto chiaro nel rapporto tra teologia del popolo e quella della liberazione. Nessuna opposizione, ma complementarietà: «Tale opposizione potrebbe forse esser giustificata se la cultura viene intessa in un modo “oggettivo” separato dal “soggetto” che la crea e con essa si esprime. […] E pertanto l’impegno prioritario per la creazione e la produzione di eventi culturali popolari (ad esempio, dedicarsi all’organizzazione di manifestazioni di pietà o di religiosità popolare) potrebbe essere davvero fonte di distrazione e persino antitetica alla ricerca della liberazione. […] Noi pensiamo che non sia così, né che si oppongono entrambe le “teologie”».

Francesco, Avvenire, martedì 24 marzo 2020

 

Padre Rafael Tello, quando la teologia diventa pastorale e la pastorale teologia
Marco Roncalli

>Un teologo argentino che nella sua opera «volle fare trasparente la dinamica della comunicazione di Dio verso la sua creazione, la dinamica stessa della Storia della salvezza: il Dio che continuamente si esternalizza per arrivare al mondo, rivelare in esso il suo Amore, e dargli vita», e che, per questo motivo, «concepì la sua teologia non separata dall’azione pastorale, anzi, manifestata principalmente in essa». Un teologo «classico e ortodosso, ma forse azzardato nelle sue conclusioni teologico-pastorali, nelle quali sottolinea la magnanimità dell’Amore di Dio che si rivolge con priorità alle sue creature più deboli, alle persone semplici e disagiate».

Parole con le quali Papa Francesco ricorda il suo conterraneo argentino padre Rafael Tello, il sacerdote mancato nel 2002, che insieme a Lucio Gera ha influito sull’evoluzione del suo pensiero, tra i principali esponenti della cosiddetta «teologia del popolo». Parole spigolate dalla prefazione alla raccolta appena arrivata in libreria con un titolo che subito ne annuncia i due paradigmi fondamentali “Popolo e cultura” (Edizioni Messaggero Padova).

Avvocato (titolo ottenuto a ventisette anni nel 1944), poi presbitero (ricevette l’ordinazione sacerdotale nel 1950), professore (presso la Facoltà di Teologia di Buenos Aires nel 1958), teologo (anche con il ruolo di esperto – tra il 1966 e il 1973 – presso la Commissione Episcopale per la Pastorale voluta nel post Concilio dai vescovi argentini per una concreta ricezione del Vaticano II), pastoralista (tra le varie iniziative sua quella del Pellegrinaggio giovanile a Nuesta Señora de Luján iniziato nel 1975, una delle più grandi manifestazioni religiose dell’America Latina), pensatore profondo (sostenitore dell’«opzione per i poveri», convinto di una teologia incarnata nella società), scrittore.

È vero: non poche qualifiche possono essere usate per presentare una personalità tanto complessa come quella di padre Tello conosciuto da Jorge Mario Bergoglio al tempo dei suoi studi nel seminario Villa Devoto alla Universidad Católica Argentina, prima di trasferirsi dai gesuiti nel 1959 e che il futuro Pontefice ha definito «una delle menti più brillanti della Chiesa argentina nel ventesimo secolo».

Una vita quella di padre Tello che facilmente può essere divisa i due grandi fasi: la prima caratterizzata dal suo dinamismo fecondo nella Chiesa argentina; la seconda, dal 1979, segnata dal completo ritiro dalla vita pubblica della Chiesa (a seguito di contrasti con il suo vescovo, il cardinale Juan Carlos Aramburu, che lo rimosse dall’università), pur continuando a vivere il suo ministero sacerdotale, cercando possibili itinerari e spazi che chiamava «la escuelita» per portare avanti una pastorale veramente popolare.

Ed è stato in questa «piccola scuola», in questo contesto, che sono stati concepiti gli scritti selezionati per questo libro dove nonostante l’allontanamento patito, è facile percepire la preoccupazione di presentare una teologia nel solco del magistero, senza rinunciare ad una buona dose di audacia evangelica. Le indicazioni fissate in queste pagine, che risalgono al periodo fra il 1989 e il 1995, a prima vista possono essere considerati datate e circoscritte ad esperienze di vita del popolo latinoamericano, dove due sono le realtà più evidenti: la povertà e il cristianesimo. In realtà si tratta di sguardi che hanno molto da dire ad un più ampio orizzonte sulle articolazioni tra la fede e la cultura, i fondamenti teologici e le varie espressioni culturali. Punto di partenza è pensare all’uomo come un essere sociale per natura, in un ambiente storico che lo condiziona, il cui operato è contrassegnato dalla cultura in cui è immerso, della quale, si potrebbe dire con Giovanni Paolo II: «L’uomo è insieme figlio e padre».

Ma arriviamo al testo che integrando la dimensione politico-sociale a quella teologica, è diviso in due parti: nella prima troviamo quattro scritti che hanno al centro il popolo; nella seconda tre sul tema della cultura. Nella prima dunque quattro testi che via via ora propongono vari modi per accedere alla conoscenza del popolo, come realtà storica, culturale, personale, che a loro volta danno forma a diversi modi di concepirla; ora delineano nozioni di base per comprendere meglio il popolo latinoamericano, il valore della comunità, la ricerca del bene comune, il ruolo delle autorità nella guida del popolo; ora presentano linee interpretative del Concilio Vaticano II mostrando il primato della persona sulle istituzioni, ma allo stesso tempo presentando prospettive per comprendere la giusta relazione tra loro; ora illustrano le origini storiche per affermare l’esistenza reale di un popolo, sostenendo che esso agisce in virtù della prudenza e non per consapevolezza.

Nella seconda i saggi espongono il primo una riflessione sulla cultura come stile di vita e sistema di valori, uno scandaglio sulle tre culture nell’America del Sud in merito all’evangelizzazione (ecclesiale, moderna e popolare) e sul tema dell’unità culturale latinoamericana e il rapporto della Chiesa con le diverse culture; il secondo spiega la relazione tra la cultura illuminata (e le sue origini e le sue intenzioni) e la cultura popolare; il terzo è una nota su  pastorale popolare ed evangelizzazione anche alla luce di una rinnovata riflessione teologica. A ben vedere, la sfida, in questo contesto storico-culturale, geo-politico, resta quella di rendere le proprie esistenze trasparenza della misericordia del Padre e dono totale d’amore per gli altri. Una risposta dunque ecclesiale ancorata ad una proposta teologico-pastorale, in un’area di marcata pietà popolare e di disuguaglianze diffuse, talmente localizzata, che potrebbe risultare difficilmente esportabile. È così?

«In parte non può che essere così, proprio perché si tratta di una proposta teologico-pastorale che, fedele al suo presupposto epistemologico, non prevede di prendere le mosse da sentenze astratte e generali e di esaurirsi nel chiuso delle aule universitarie».Tuttavia «mentre continua ad attingere la propria linfa vitale dalla parola di Dio, tale proposta intende invece valorizzare e mettere in primo piano la vita concreta di una reale e specifica situazione umana e religiosa – l’umile popolo fedele – quale soggetto pienamente legittimo dell’esercizio teologico stesso». Insomma: «Prima ancora del merito dei contenuti, possiamo, pertanto, individuare nella messa a fuoco della metodologia del “circolo pastorale” un salutare insegnamento che la teologia della periferia (del cosiddetto “terzo mondo”) può offrire a quella del centro (del “primo mondo”): dallo sguardo credente sulla realtà si risale alla teologia; una teologia umile, in ascolto, che non si risolve in un pur raffinato esercizio accademico, ma che diventa a sua volta nutrimento per tutti i fedeli, e che anzi da tutti, teologi di professione o meno, può essere alimentata», afferma qui padre Gilberto Depeder nella postfazione.

Ma, già aprendo il volume, risultano chiarissime le parole di Papa Francesco: «Per Tello, il pueblo è un luogo teologico dove il messaggio di Cristo viene comunicato con una particolare trasparenza pur nella sua semplicità. Per questo Tello teologo, piuttosto che appoggiarsi sulla cultura illuminista moderna o sulle sottigliezze accademiche o ecclesiastiche, preferisce guardare e fare attenzione prioritariamente alla cultura del popolo. In questo schema il pensiero deve avvenire non da una teorizzazione di scrivania, ma dal “di dentro” della cultura, dalla semplicità degli umili, dalla fede dei poveri in quanto speciali mediatori della presenza di Dio. La domanda di Tello non era principalmente “come parlare del Dio nella sua immanenza”, ma piuttosto “come avvicinare la Chiesa istituzionale e la sua opera evangelizzatrice al cuore degli uomini”, domanda che lascia intravedere il rischio per la Chiesa di rimanere lontana dallo stesso popolo, lontana dalle amorevoli dinamiche di Dio». Ed ancora: «Una teologia, quindi, al servizio dell’evangelizzazione, che parte dal riconoscere il popolo di Dio come soggetto della Storia della salvezza e come “luogo privilegiato” di manifestazione del cuore di Dio. Così la teologia diventa pastorale, e la pastorale teologia…».

 

“Popolo e cultura”, Rafael Tello con prefazione di Papa Francesco – pp. 248, euro 18, Edizioni Messaggero Padova

La Stampa, 15 marzo 2020