• 08/04/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Coronavirus Studenti
Paolo Greco

LETTERA “Nessuno si salva da solo” per gli studenti del Liceo Classico di Venafro (IS)

La notizia della chiusura delle scuole di tutta Italia è arrivata. Quanto si temeva è accaduto. La Ministra Azzolina unitamente al Presidente del Consiglio Conte ha comunicato ufficialmente la “non facile” decisione di sospendere le attività didattiche di ogni ordine e grado della scuola fino al giorno tre di aprile. Ci troviamo improvvisamente in una inedita condizione. Ma non ci dobbiamo spaventare.

Carissimi questa lettera precede le lezioni a distanza che avremo grazie ai nuovi strumenti informatici a disposizione. La scuola non si ferma. Anche a distanza cerchiamo di fare la nostra parte. Niente andrà perduto. La lezione avverrà dall’interno delle nostre cucine, camerette e stanze da studio, quindi lontani ma probabilmente più vicini perché ognuno entrerà nella casa dell’altro. Un’esperienza che già avete cominciato a vivere con il collegamento di questi giorni insieme ai vostri compagni e i professori nella didattica online in presenza.

Vi scrivo perché sento il bisogno di condividere con voi una riflessione sui cambiamenti che hanno subito le nostre relazioni sociali in queste due settimane a causa del CoVid-19. Principalmente sul valore che conserva e acquista per la nostra giovane esistenza, momentaneamente costretta a stare isolata. Siamo separati l’uno dall’altro nonostante si abiti nello stesso quartiere o nello stesso pianerottolo del condominio. C’è chi dice che la distanza di sicurezza per non restare contagiati dall’invisibile nemico, sia ad un metro, chi invece a due, mentre alcuni consigliano i quattro metri e mezzo. Mentre per i contatti fisici, la stretta di mano, l’abbraccio oppure il bacio, sono da evitare del tutto. Si tratta indubbiamente di una situazione nuova che condiziona le nostre vite e rivoluziona i nostri rapporti umani. Siamo tutti impressionati dal vedere le immagini delle nostre città avvolte da un silenzio spettrale, le grandi piazze e i complessi architettonici deserti, come i monumenti, le cattedrali e i teatri solitari a presidiare la storia di luoghi che narrano di una storia che giunge a noi, nonostante tutte le intemperie, le carestie e le difficoltà del passato. Anche le chiese sono vuote, gli altari spogliati e i tabernacoli svuotati. La primavera questa volta non ha lo stesso sapore degli altri anni. Niente panico però, il futuro ci attende.

Credo che quest’anno sia la prima volta in cui vi manchi la scuola. È una cosa insolita, ma già diversi di voi mi hanno scritto che sentono la mancanza dei compagni e della scuola. Non so a voi ma a me manca la classe, il vedervi arrivare la mattina di fretta, un po’ assonnati, con lo sguardo che sembrava dire “prof ma perché non ce ne andiamo tutti al mare?”. Mi manca la vostra vivacità, curiosità e ribellione. Mi manca anche il gradasso che ammorba tutti e per farsi notare racconta le sue gesta eroiche e goffamente si mette in mostra. Mi manca il vedervi parlare tra i corridoi nonostante il regolamento lo vieti, l’assembramento chiassoso presso le macchinette del caffè e delle bibite, come lo stare seduti sul muretto nel cortile durante il breve momento di ricreazione. Mi manca la diversità. Penso manchi anche a voi tutto questo.

Lo scrittore Andrea Massini qualche giorno fa ha paragonato tutto quello che stiamo vivendo ad una rivoluzione copernicana: ci ritroviamo costretti a rinunciare a tutti quei riti che scandivano la nostra quotidianità e che pensavamo di non poter fare a meno. Forse tante cose prima le facevamo per abitudine e non ci rendevamo nemmeno conto del loro valore. Obbligatoriamente ci dobbiamo rieducare a nuove forme e modi di relazionarci. Primo fra tutti è lo stare vicini pur restando distanti. L’altro mi riguarda. Se fino a ieri ci lasciavamo sedurre dall’individualismo esasperato e pensavamo che l’altro non ci riguardasse, oggi siamo convinti che l’altro mi riguarda e come. Le sue azioni hanno un effetto su di me e viceversa anche le mie azioni hanno delle ricadute sull’altro. L’atto pienamente umano e profondamente libero di un essere umano tiene conto delle conseguenze  e contempla la responsabilità. Se l’uomo è un animale sociale e tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società, come osservò il filosofo greco Aristotele, ciò non è il frutto di un istinto primario ma la risultante di una simpatia come sosteneva Darwin e soprattutto di una dimensione di empatia come ha insegnato Gesù di Nazareth. Non si nasce esseri sociali ma lo si impara, solo così si esprime la nostra personalità. Questo tempo ci impone una riflessione diversa sulla socialità.

Un vecchio detto popolare dice che “quando qualcosa viene a mancare, se ne apprezza il valore”. Per questo nonostante la distanza dall’altro sta crescendo in tutto il paese Italia un’altra solidarietà, fatta di flashmob, intonazioni di canti identitari e dell’inno nazionale, ma soprattutto di dottori e infermieri che moltiplicano le ore di lavoro per alleviare le sofferenze dei pazienti, di giovani che si mettono a servizio dei più anziani, andando a fare la spesa per chi non può uscire di casa oppure consegnare le medicine, come anche l’accoglienza di malati gravi da altre regioni, in ospedali che hanno posti letto disponibili e il moltiplicarsi delle donazioni per l’acquisto di ventilatori e di materiale necessario per fronteggiare la crisi. Lo psicanalista Massimo Recalcati ha scritto che la tremendissima lezione di questi giorni è che “nessuno si salva da solo”: in altre parole la mia salvezza non dipende dai miei soli atti, ma anche da quelli degli altri. Pertanto la mancanza, il contrarre i propri  movimenti, come contenere i propri atteggiamenti è segno di solidarietà. Questo tempo ci costringe ad una maggiore attenzione e responsabilità verso l’altro.

Da questa prospettiva quindi l’essere umani non è semplicemente un dato di fatto ma è un compito. La storia ci insegna di quanto sia facile dimenticare di restare umani. Anche in questi anni recenti si è verificato un crescendo di atteggiamenti disumani e privi di quell’umanesimo, fatto di accoglienza, condivisione, aiuto reciproco, cura delle fragilità. Parimenti in questi giorni abbiamo assistito ad alcune azioni deplorevoli di nazioni che hanno bloccato le mascherine ordinate dall’Italia, come della corsa tra gli stati per accaparrarsi il possibile vaccino anti coronavirus. Dimenticando che qui o ci si salva insieme o si perde insieme. Non c’è via di scampo. L’esperienza comune ci insegna che il nostro cuore soffre il male, non soltanto ne risente il corpo. Per questo siamo chiamati a mantenerci umani. Si resta umani mantenendosi nel bene, non quello egoistico, ma in ciò che fa bene a me e agli altri. Sappiamo infatti che se facciamo del male qualcuno ne pagherà, così facendo del bene qualche altro ne gioirà. Ricordiamo tutti le scene della famosa saga Il Signore degli anelli in cui Sam aiuta Frodo a non lasciarsi rubare la mente e il cuore dal potere dell’anello. Alla fine è proprio Sam, non potendo portare l’anello, a portare Frodo in braccio sul Monte Fato, perché la lotta per restare umano è stata lunga e faticosa. Questo è il tempo di recuperare una nuova umanità e sostenersi l’uno con l’altro anche a distanza.

Cari giovani vi lascio suggerendovi la visione del film Ad un metro da te uscito nel 2019 e diretto da Justin Baldoni. Lo potete trovare facilmente insieme al prof Marco Fusco lo abbiamo caricato sulla piattaforma G Suite. La trama parla di un’adolescente solare, vivace e con la passione del vlogging, affetta da una malattia genetica, la fibrosi cistica, una patologia che colpisce diversi organi, in particolare l’apparato respiratorio e digerente, portando a infezioni respiratorie e problemi digestivi. Stella si trova quindi spesso ricoverata in ospedale, con la speranza di un trapianto di polmoni che rappresenta una possibilità di migliorare la sua vita; affronta con coraggio le numerose difficoltà che incontra e attraverso il suo video-blog cerca di motivare i ragazzi che vivono questa difficile esperienza. Un giorno, in ospedale, Stella incontra Will, anche lui affetto da fibrosi cistica, ma in una forma piuttosto grave che gli toglie la speranza di poter guarire. I due ragazzi non potrebbero essere più diversi: lei trova lui disordinato, ribelle e cinico; lui la considera irritante e ostinatamente entusiasta; sono quindi ben contenti di accogliere la raccomandazione dei medici di tenersi a distanza per salvaguardare la propria salute. L’incontro con Stella dona però a Will una nuova prospettiva sulla sua esistenza: poco a poco, la gioia e la vitalità della ragazza fanno sì che se ne innamori, trovando quindi un motivo per cui valga la pena lottare. I due ragazzi vengono travolti da un sentimento profondo, ma la loro condizione li costringe beffardamente a mantenere una distanza tra di loro di almeno due metri; non possono abbracciarsi, sfiorarsi, baciarsi senza rischiare di mettere in pericolo l’uno della vita dell’altro, ma sono determinati a stare insieme, perché il loro amore è più forte del tempo e dello spazio.

Vi pongo alcuni spunti di riflessione che poi condivideremo nella prossima lezione in  video conferenza: come vivete le vostre relazioni “fuori casa” in questo momento? Come affrontate le relazioni dentro la vostra casa (genitori, fratelli, parenti)? Come vi siete organizzati per continuare a vivere “la classe” anche da casa?

Un collega ieri mi ha girato una poesia molto toccante e commovente…a prescindere dalla propria fede vorrei proporvela… potete farne oggetto di riflessione e/o motivo di una laica preghiera personale. Sicuramente vi sarà di aiuto come lo è stato per me.

“Lavatevi le mani/ma andate scalzi e baciate la terra ferita.

Starnutite pure nel gomito/ma leccate le lacrime di chi piange.

Non viaggiate a vanvera/ora è tempo di fare fermi nel mondo

per muoversi in noi stessi/dentro spazi sottili del sacro e l’umano.

Indossate pure le mascherine/ma fatene la cattedrale del vostro respiro,

del respiro del cosmo.

Ascoltate pure il telegiornale/che finalmente parla di noi

e del più grande miracolo mai capitato:

siamo vivi e non ci rallegra morire.

Per ogni nuovo contagio accarezza un cane

pianta un fiore/raccogli una cicca da terra,

chiama un amico che ti manca/narra una fiaba a un bambino.

Ora che tutti contano i morti/tu conta i vivi,

e vivi per contare,

concedi solo l’ultimo istante alla morte

ma fino ad allora vivi all’infinito,

consacrati all’eterno.

Carissimi studenti prendetevi del tempo per riflettere e magari condividere i vostri pensieri e considerazioni con gli amici sui social oppure con la vostra famiglia. Potreste anche scrivere le vostre suggestioni sul diario che potrebbe essere come l’amico intimo a cui confidare gli stati d’animo, le paure e le speranze che gravitano nel vostro cuore.

Anche a distanza vi abbraccio. Non molliamo, se rispettiamo le regole e restiamo in casa, tutto finirà e sarà più bello ritrovarsi.

Il vostro prof. di Religione Paolo

 

di Paolo Greco prof. di Religione

paoloviola78@gmail.com#restiamoacasa#nonmolliamo#uniticelafaremo