• 08/04/2020
  
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
Shoah

Quando il Foglio aveva intervistato Marcello Pezzetti, uno dei massimi studiosi italiani dell’Olocausto e direttore scientifico della Fondazione Museo della Shoah, lo storico ci aveva raccontato le sue esperienze con i testimoni dell’Olocausto, che oggi stanno scomparendo, e di come fare per trasmettere la loro memoria alle future generazioni. Perché la memoria è l’antidoto all’odio e perché “l’antisemitismo è un fiume carsico: quando crediamo che non ci sia è soltanto perché scorre sotto i nostri piedi e lo vedremo riaffiorare”. In vista della Giornata della Memoria, a settantacinque anni dall’apertura dei cancelli di Auschwitz, due giornalisti di Associated Press, Vanessa Gera e Haron Heller, hanno intervistato e fotografato alcuni dei sopravvissuti al lager che oggi vivono in Germania, Polonia, Svezia, Russia, Stati Uniti e Israele. Molti di loro hanno posato mostrando i tatuaggi blu ancora impressi sulle loro braccia, testimoni per tutta la vita della loro sofferenza. Oggi sono quasi tutti ottantenni o novantenni. La più giovane aveva solo due anni quando il campo fu liberato dall’esercito sovietico: Eva Umlauf ha 77 anni ed è una psicoterapeuta di Monaco.

Marta Wise, 85 anni, era una ragazzina malata di 10 anni il giorno in cui è stato aperto il lager. Ora si offre volontaria come guida al memoriale dell’Olocausto Yad Vashem e trascorre del tempo con i suoi 14 nipoti e con i molti pronipoti.

Leon Weintraub, un ebreo polacco di 94 anni che vive a Stoccolma, è inorridito dal crescente estremismo di destra nella sua terra natale, dove esistono anche alcuni gruppi neonazisti.

“Ricordare è sempre una tortura per me”, ha detto Yevgeny Kovalev, 92enne russo che fu imprigionato ad Auschwitz dal 1943 per aver aiutato i partigiani sovietici a far saltare le ferrovie per sabotare gli invasori nazisti, e che ricorda di aver subito frustate così brutali che la sua camicia si inzuppò di sangue.

All’età di 98 anni, Leon Schwarzbaum, un commerciante d’arte in pensione, vive ancora da solo nel suo appartamento di Berlino, le pareti coperte di dipinti e vecchie fotografie in bianco e nero dei suoi 35 parenti morti nell’Olocausto. Continua a frequentare le scuole in Germania per raccontare ai bambini ciò che ha vissuto nel campo di sterminio. Schwarzbaum ha detto ad Ap di essere profondamente preoccupato per l’espandersi dell’antisemitismo in Europa. “Se le cose peggiorano, vorrei immigrare subito in Israele”.

Il Foglio, 22 gennaio 2020

 

Shoah. Storia, colpa, memoria
Nicola Imberti ed Enrico Cicchetti

“Dobbiamo fare i conti con il passato e lavorare con i formatori perché riescano a trasmettere le esperienze dei testimoni, che stanno scomparendo”. Intervista allo storico Marcello Pezzetti, direttore scientifico della Fondazione Museo della Shoah

 

 

“La Shoah è la separazione. Comincia dalla separazione dagli amici, dalle cose, dal resto della società, e arriva fino all’ultima separazione: quella dalla vita”. Lo storico Marcello Pezzetti è uno dei massimi studiosi italiani dell’Olocausto e direttore scientifico della Fondazione Museo della Shoah. Al Foglio racconta dei suoi viaggi da studioso, a partire dagli anni Sessanta, in Polonia e nei paesi dell’ex Unione sovietica. Della difficoltà di raccogliere e portare oltre la Cortina di Ferro fonti e documenti sullo sterminio degli ebrei. Della grande rimozione dal discorso pubblico e politico italiano del discorso sulla “colpa”, sulla responsabilità del nostro paese nell’aver collaborato con i nazisti alla “soluzione finale”. Pezzetti presenta la mostra “ La diplomazia italiana di fronte alla persecuzione degli ebrei 1938-1943” che si inaugura il 27 gennaio alla Casina dei Vallati (via del Portico di Ottavia, 29, Roma) e ci parla delle sue esperienze con i testimoni dell’Olocausto, che oggi stanno scomparendo, e di come fare per trasmettere la loro memoria alle future generazioni. Perché la memoria è l’antidoto all’odio e perché, come dice Pezzetti, “l’antisemitismo è un fiume carsico: quando crediamo che non ci sia è soltanto perché scorre sotto i nostri piedi e lo vedremo riaffiorare”.