• 20/11/2019
ERMES EDUCATION

Capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale

Le proteste che si sono susseguite nel 2019 ad Honk Kong e che hanno subito un escalation negli ultimi mesi,sono scaturite dalla volontà di Pechino di uniformare il sistema giudiziario di Honk Kong a quello della Cina continentale.Attualmente chi commette un reato in Cina e si rifugia ad Honk Kong non può essere estradato perché non esistono accordi tra queste due realtà. Pur esistendo una costituzione cinese comune, Honk Kong ha una sua indipendenza ed autonomia che gli permette di essere libero dalle decisioni di giudiziarie di Pechino.Il governo cinese ha voluto varare una legge sull’estradizione che potesse consentire un giudizio da parte dei tribunali di Pechino,questa prevede un pre-giudizio ad Honk Kong al quale seguirebbe un giudizio in Cina.

I giovani di Honk Kong sono scesi in piazza per protestare, infatti tali misure potrebbero presto estendersi anche agli oppositori di Pechino, che così potrebbero essere estradati e giudicati per le loro idee politiche.La paura è che vengano meno quelle garanzie presenti grazie ad uno stato di diritto che si basa sulla common law britannica.Oggi l’ultimo grado di giudizio è previsto davanti la corte suprema di Honk Kong alla quale si può appellare chi commette un reato per essere giudicato in ultima istanza. La riforma voluta dal governo di Pechino mira a voler far comunicare questi due sistemi e a non renderli più separati, proprio grazie all’istituto dell’estradizione.

La popolazione di Honk Kong non è scesa in piazza solo contro il singolo provvedimento ma protesta in senso più ampio contro la Cina. La protesta mira a rallentare la transizione che porterà Honk Kong sotto Pechino per ogni aspetto della sua vita, da quello economico a quello dei diritti delle persone nel 2047. Ciò darà conclusione alla dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984 che portò alla fine del mandato inglese nel 1997.Questi accordi prevedevano il mantenimento dello status quo per cinquant’anni e vedranno nel 2047 il passaggio definitivo di Honk Kong sotto la guida di Pechino.

Per capire quanto sia radicata la questione di Honk Kong nella popolazione cinese è necessario fare una digressione storica che parta da inizio ‘800. L’impero inglese, tramite la compagnia delle indie,avviò una penetrazione commerciale in Cina per vendere l’oppio prodotto in India. Gli inglesi crearono problemi economico sociali con l’espandersi dell’uso della droga all’interno della Cina e questo portò alla prima guerra dell’oppio (1839).Le autorità cinesi reagirono distruggendo l’oppio stoccato nei magazzini e chiusero le fumerie presenti in Cina. La risposta di sua Maestà non si fece aspettare e comportò una violenta e sanguinosa repressione da parte dell’esercito che si concluderà con il trattato di Nanchino (1842). Il trattato,primo dei trattati ineguali, stabiliva la necessità dei britannici di disporre di porti e magazzini e veniva sancito che la Cina cedeva per sempre la penisola di Honk Kong a sua Maestà la regina di Gran Bretagna.Inoltre dato che il governo britannico era stato costretto a mandare un corpo di spedizione militare per intervenire a tutela dei suoi interessi,la Cina fu costretta a pagare 21 milioni di dollari per i danni avuti per la distruzione dell’oppio e per le spese sostenute.

Nel 1898 la Gran Bretagna annetterà anche la penisola di Kowloon e i new territories che saranno concessi dalla Cina per 99 anni. Il vasto malcontento per queste nuove misure porterà alla Rivolta dei Boxer (1899) contro la quale verrà impiegato un contingente internazionale di 16000 uomini (2000 italiani) per reprimere la rivolta nel sangue. La Cina da questo momento sarà costretta a cedere molti territori e a diventare una colonia in cui lo sfruttamento e il saccheggio delle potenze estere: Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Russia, Giappone, Italia, Germania, etc, costrinsero la già fiaccata popolazione cinese ad un‘emigrazione di massa.I cinesi andati a lavorare nel sud est asiatico, in Australia e negli Stati Uniti furono discriminati e sfruttati.

Con queste premesse storiche è evidente che la CIna ha vissuto 100 anni diumiliazioni sul suo territorio e proprio in quell’area. Oggi le attuali interferenze delle potenze straniere in appoggio alle rivolte di Honk Kong sono viste come un retaggio della loro politica coloniale e imperialistica e sono mal tollerate dai nazionalisti cinesi. Proprio in quest’area vi è lo sviluppo di un grande progetto economico. La politica di Pechino guarda al 2047 con la creazione della GREATER BAY AREA (foto 1). Questo progetto mira a collegare le città di Honk Kong e Macao con altre 9 città della regione del Guandong comprese Shenzen e Guangzhou.Nascerà un centro economico integrato che diventerà secondo le previsioni, un distretto tecnologico capace di competere con la Silicon valley di san Francisco. L’integrazione dell’area ha già visto la costruzione del ponte marino più grande al mondo che collega Honk Kong a Macao fino la città cinese di Zhuhai (foto 2). In quest’area i distretti industriali di Dongguann e Foshan sono in ordine: un centro per la robotica e uno per la manifattura, mentre Shenzhen è la capitale hi tech del settore delle comunicazioni con la Huawei.

Honk Kong sarà il centro finanziario e commerciale di questo Hub tecnologico e Macao il polo di attrazione turistico dell’area. Nella realizzazione di questo imponente progetto, a mio avviso,non vi è un pericolo per la popolazione di subire una repressione che porti alla riduzione dei diritti attuali, in quanto dovrà essere garantita una libera circolazione di merci, persone e capitali per favorirne l’economia.Semmai,con il tempo, vi sarà il pericolo di un controllo indiretto che verrà esercitato dalle aziende di Pechino.Queste spinte dagli enormi interessi economici potranno incominciare ad esercitare un controllo su settori come la comunicazione, magari indirizzando diversamente l’opinione pubblica o pressando i social media occidentali attualmente operanti ad Honk Kong verso una visione politica più vicina a Pechino. A supportare tale progetto vi è anche la politica migratoria che permette attualmente a 55 mila cinesi continentali di entrare ad Honk Kong ogni anno. Ciò andrà a creare un significativo cambiamento nei pesi della popolazione della penisola nel 2047 con una cittadinanza numericamente più “fedele” a Pechino che permetterà un passaggio di consegne meno turbolento.

Quindi la vera modifica della società sarà data da una nuova visione imposta dall’alto, ma senza grandi strappi e tantomeno repressioni ma con una preparazione lenta e inesorabile così come la Repubblica popolare cinese ci ha abituato in quest’ultimo secolo. Questo è un ulteriore passo verso la riunificazione con Honk Kong alla quale Pechino guarda non solo per interessi geopolitici ed economici evidenti, ma anche per sanare 100 anni di umiliazioni da parte delle potenze straniere che ancora oggi cercano di far pressione perché questo processo venga ostacolato.

dott. Andrea Lazzereschi