• Italia, Roma
  • 27/05/2019
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Non ci rendiamo conto di quanta acqua sprechiamo ogni giorno. Se pensassimo che per la produzione di una sola bistecca sono necessari 3000 litri d’acqua. E per produrre il cibo che sprechiamo in un giorno sono serviti ben 18 mila litri d’acqua. Il diritto all’acqua è stato ripreso anche fra i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile indicati dall’Onu nell’agenda 2030. Ma c’è un’altra convinzione sempre più diffusa e citata anche dall’enciclica papale Laudato sì: le prossime guerre non saranno più per il possesso del petrolio ma per accaparrarsi le fonti idriche. La quantità d’acqua disponibile è sempre meno.  A causa dei cambiamenti climatici in prospettiva avremo sempre meno precipitazioni e più violente in modo che il terreno non sarà in grado di trattenere l’acqua piovana. Questo vale ad ogni latitudine mentre il consumo d’acqua potabile è in costante aumento. Ecco allora l’importanza e l’urgenza di un corretto uso dell’acqua potabile anche nei Paesi occidentali, dove il problema degli sprechi ha raggiunto limiti scandalosi.

 

Riflettiamo sul futuro dell’acqua
di Carlo Bridi

Si celebra oggi per la giornata mondiale dell’acqua, voluta nel 1992 dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sull’importanza dell’acqua e del fatto che ancora oggi milioni di persone ne sono prive.
Questo, nonostante che il diritto all’acqua ed ai servizi sanitari senza nessuna discriminazione siano stati riconosciuti con una risoluzione dell’Onu del 28 luglio 2010, come diritto fondamentale di tutte le persone. Un forte richiamo alla “questione acqua” viene dalla enciclica «Laudato sì» di Papa Francesco, sulla cura della casa comune. Questa, al punto 27 afferma: «conosciamo bene l’impossibilità di sostenere l’attuale livello di consumo nei Paesi sviluppati… dove l’abitudine di sprecare e buttare via l’acqua raggiunge livelli inauditi». Ed ancora: «l’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza, perché è un bene indispensabile per la vita umana. La povertà d’acqua pubblica si ha specialmente in Africa, dove grandi settori della popolazione non possono accedere all’acqua potabile sicura. La mancanza di sicurezza della qualità dell’acqua disponibile per i poveri provoca molte morti al giorno, secondo una recente indagine, ogni 15 secondi muore un bambino a causa di malattie facilmente curabili come la dissenterie, ma anche il colera, è spesso causa di mortalità infantile». La nostra ultra trentennale esperienza maturata in molti paesi dell’Africa subsahariana conferma appieno questa affermazione del Papa, ma ci fa evidenziare anche il fatto che il problema se si vuole è risolvibile. A mò d’esempio citiamo la nostra esperienza maturata su questo fronte per oltre trent’anni, con la realizzazione e/o la riabilitazione di 1900 pozzi e di una decina di acquedotti, con i quali abbiamo assicurato acqua pulita a più di due milioni di persone.

Ma quali sono le prospettive?

La quantità d’acqua disponibile è sempre meno, il trend sulla piovosità a causa dei cambiamenti climatici secondo recenti ricerche ci confermano che in prospettiva avremo sempre meno precipitazioni e più violente in modo che il terreno non sarà in grado di trattenere l’acqua piovana. Questo vale ad ogni latitudine – anche da noi – mentre il consumo d’acqua potabile è in costante aumento, con conseguenze che a oggi non sono del tutto prevedibili. Ecco allora l’importanza e l’urgenza di un corretto uso dell’acqua potabile anche nei Paesi occidentali, dove il problema degli sprechi ha raggiunto limiti scandalosi. Per avere una completa dimensione del problema dobbiamo risalire alla ricerca di quanta acqua sprechiamo a causa del cibo che buttiamo nel bidone dei rifiuti. Ad esempio per la produzione di una sola bistecca sono necessari 3000 litri d’acqua. Secondo l’Osservatorio Waste Water di Las Minute Market, per produrre il cibo che sprechiamo in un giorno sono serviti ben 18 mila litri d’acqua. Il diritto all’acqua è stato ripreso anche fra i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile indicati dall’Onu nell’agenda 2030. Al punto 6 si afferma come sia dovere garantire la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e come la stessa debba avere le adeguate condizioni igienico – sanitarie per tutti. Ma c’è un’altra convinzione sempre più diffusa e citata anche dall’enciclica papale sopra citata: le prossime guerre non saranno più per il possesso del petrolio ma per accaparrarsi le fonti idriche. Il caso fra Palestina e Israele è davanti ai nostri occhi: lo scandaloso muro costruito da Israele va a zig zac per andare a comprendere tutte le fonti d’acqua presenti nelle vicinanze, con il risultato che l’Israele è un giardino rigoglioso e la Palestina una terra arida e scarsamente produttiva per la mancanza d’acqua è davanti ai nostri occhi.

in “Trentino” del 22 marzo 2016

 

 

La geopolitica dell’acqua
di Jan Olof Lundqvist

Al Forum Economico Mondiale di Davos è stata presentata una statistica sulla percezione dei rischi a livello globale che ha fatto emergere una profonda preoccupazione tra i decision maker più influenti: le crisi idriche – siccità, inondazioni e inquinamento inarrestabile dell’acqua – sono considerate tra i rischi più gravi, assieme al cambiamento climatico e alle migrazioni involontarie su scala mondiale. È molto probabile che questi rischi diventino realtà: e non interesseranno soltanto i “ bottom billion”, il miliardo di persone che vive sotto la soglia di povertà e che è già fortemente interessata da questi rischi, ma l’intera comunità globale. Il nostro è un futuro condiviso, ma non è il futuro di qualche anno fa.

Troppa poca acqua, troppa acqua, acqua troppo sporca: l’agricoltura, l’industria, l’ambiente, la nostra vita quotidiana ne sono influenzati. I giornali scrivono di continuo di piogge scarse, di inondazioni, di acque contaminate. Le piogge torrenziali causano improvvise inondazioni, come nell’area metropolitana di Chennai, India, lo scorso novembre: in quel caso, chi ne ha avuto la possibilità si è spostato ai piani alti delle case, ma all’aeroporto di questa città di nove milioni di abitanti gli aerei sono rimasti sott’acqua. I periodi di siccità durano anni invece: nel bacino di Murray-Darling in Australia, all’inizio di questo secolo, la siccità è durata per circa 8 anni, riducendo le acque dei fiumi del 70%. Anche oggi, le notizie provenienti dall’Africa parlano di periodi di siccità mai conosciuti in precedenza e di lunga durata. Allo stesso modo, negli ultimi 4 o 5 anni anche la California è stata interessata da un fenomeno simile. A differenza dell’Australia e della California, l’impatto della siccità in Africa è amplificato dalla povertà diffusa.

Avete mai sentito parlare di morti di fame in California, pur colpita dalla peggiore siccità degli ultimi decenni? Siamo abituati, piuttosto, a sentir parlare di sovralimentazione e spreco di cibo: le persone ricche possono comprare il cibo e le cose di cui hanno bisogno. Secondo alcuni colleghi americani, si è iniziato a pompare l’acqua sotterranea fino a 600 metri di profondità: chi utilizza l’acqua per l’agricoltura fa la parte del leone. Negli ultimi anni, la coltivazione del mandorlo e di altre noci ha conosciuto una rapida espansione: per coltivare una sola mandorla ci vogliono fino a 4 litri d’acqua; per una bistecca di 200 grammi, circa 3 tonnellate d’acqua. Si tratta naturalmente di problemi difficili da gestire. C’è un modo di dire, che molti attribuiscono a Mark Twain, secondo cui «il whisky è per bere, l’acqua per litigare». Twain non ci dice chi si contenderà l’acqua: chi ha pompe potenti e buoni legami politici o chi si trova ad affrontare i rischi maggiori? Twain si dimentica anche che senza acqua non ci sarebbero né whisky, né cibo, né giardini, né vita. Nulla. Quando si parla di siccità, non sappiamo quando, dove o di quale portata sarà la prossima; ma sappiamo che in passato – ben prima che si iniziasse a parlare di cambiamento climatico – ci sono state piogge torrenziali e gravi siccità e che ritorneranno; la prossima volta la posta in gioco sarà più alta. Los Angeles, e qualsiasi città in generale, non sarà certamente d’accordo che l’80% dell’acqua pompata venga utilizzata per generare qualche unità percentuale dell’economia dello Stato: riuscite a immaginarvi lo scenario in cui il settore dell’informatica o Hollywood debbano spostarsi altrove per mancanza di acqua che viene utilizzata per coltivare erba medica e mandorli? Le mandorle possono essere prodotte altrove, in Sicilia e in altre parti del Mediterraneo; ma Hollywood e la Silicon Valley possono essere replicate altrove? La sfida è perfino più dura nelle aree povere del mondo.

Secondo le stime, nel 2050 la popolazione mondiale avrà raggiunto 9,7 miliardi di persone, rispetto ai 7,3 attuali; di questi, il maggior incremento sarà in Africa, dove non ci sono le capacità per pompare l’acqua o deviare il corso di un fiume.
Come potranno avere accesso al cibo? Un’opzione possibile sarà la migrazione involontaria, lontano dalla scarsità di risorse, dai bacini idrici rinsecchiti, dalle ondate di calore, dalle terre incrinate. Di fronte a uno scenario di crisi idriche ripetute, una gestione e un uso più intelligente dell’acqua sono di vitale importanza. Se cresce la richiesta di alimenti di origine animale o di altri prodotti ad alto contenuto d’acqua, cresce anche il fabbisogno idrico, fino a raggiungere le 5 tonnellate d’acqua al giorno nei Paesi più ricchi. Tutti dobbiamo mangiare e bere; ma dovremmo evitare di mangiare troppo o di sprecare cibo assolutamente sano. Purtroppo, tale comportamento scorretto è comune. Interi fiumi vengono letteralmente “sprecati” quando un terzo della produzione alimentare viene persa o sprecata. Al contempo, anche la sovralimentazione è una sfida sempre più pressante: secondo le stime, il numero di persone sovrappeso o obeso è tre volte più alto del numero di persone denutrite. Si produce molto più cibo di quanto si abbia bisogno, ma è opinione comune che la produzione di cibo debba aumentare più rapidamente di quanto cresca la popolazione. Non sprecare, non mangiare troppo: questa dovrebbe essere l’opinione comune. Si salverebbe l’acqua e si risparmierebbero soldi. Seguendo comportamenti e scelte alimentari consapevoli, anche la salute e il benessere in generale migliorerebbero. C’è forse un modo migliore per contribuire al futuro che tutti noi condividiamo?

* Jan Olof Lundqvist è senior advisor dello Stockholm International Water Institut. Questo testo è la Lectio magistralis che l’autore ha tenuto a Trento nell’ambito della Green Week

in “l’Unità” del 22 marzo 2016

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