• Italia, Roma
  • 18/06/2019
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Ryan, João, Natasha, Emil, Yfan, Alessio… I bambini di tutto il mondo, dalla Cina alla Russia, dall’Europa all’Equatore si rivolgono ogni giorno a Papa Francesco per chiedergli aiuto, consigli, risposte ai propri dubbi e spiegazioni sul senso più profondo della fede e dell’esistenza, inviandogli lettere e disegni. Che cosa faceva Dio prima di fare il mondo? Che cosa ne è dei nostri cari dopo la morte? Abbiamo davvero tutti, anche i malvagi, un angelo custode? E ancora: qual è stata la scelta più difficile che il Papa ha dovuto fare nella sua missione e che cosa farebbe se potesse realizzare un miracolo? A queste e altre domande contenute in una trentina di lettere provenienti dai cinque continenti, Papa Francesco risponde con parole semplici e straordinariamente intime, come un padre premuroso, accogliendo e confidando ai più piccoli la sua riflessione sulla vita e sulla fede. Sono corrispondenze indimenticabili che faranno bene a tutti, anche a chi ha perso l’innocenza dei bambini. Perché Dio è semplice, e semplice la sua presenza in mezzo a noi.

 

Descrizione

Titolo: L’amore prima del mondo
Autore: Papa Francesco
Editrice: Rizzoli
Collana: SAGGI
Prezzo: 17.00 €
Pagine: 80
Formato libro: 24 x24
Data di uscita: 25-02-2016
ISBN carta: 9788817087490

 

 

Se potessi compiere un miracolo guarirei tutti i bambini che soffrono
di papa Francesco

Dal libro «prima del mondo» pubblichiamo alcune delle domande rivolte a papa Francesco da bambini di varie istitituzioni rette dai gesuiti in tutto il mondo, con le relative risposte del pontefice raccolte da padre Antonio Spadaro, direttore di “Civiltà Cattolica”.

Caro Papa Francesco,
vorrei sapere di più su Gesù. Come ha camminato sull’acqua? Con affetto, Natasha (Kenya, 8 anni)

Cara Natasha,
devi immaginare Gesù che cammina naturalmente, normalmente. Non ha volato sull’acqua o fatto le capriole nuotando. Lui ha camminato come cammini tu, cioè come se l’acqua fosse terra, un piede dopo l’altro, anche vedendo i pesci sotto i suoi piedi far festa o nuotare veloci. Gesù è Dio e lui dunque può fare tutto. Può anche camminare tranquillamente sull’acqua. Dio non affonda, sai?

Caro Papa Francesco,
quando eri un bambino, ti piaceva ballare? Prajla (Albania, 6 anni)

Tanto, cara Prajla!
Ma proprio tanto tanto! Mi piaceva stare insieme con altri bambini, giocare, fare la ronda, ma anche ballare le nostre danze tipiche dell’Argentina. Mi divertivo molto. Poi da ragazzo mi piaceva ballare il tango. Mi piace tanto il tango. Vedi, ballare è esprimere la gioia, l’allegria. Quando uno è triste non può ballare. Generalmente i ragazzi hanno una grande risorsa: essere contenti. E per questo quando si è giovani si balla e così si esprime l’allegria del cuore. Persino il grande re Davide, quando prese Gerusalemme, facendone la Città Santa, vi fece trasportare solennemente l’Arca dell’Alleanza e si mise a ballare davanti ad essa. Non si preoccupò delle formalità, si dimenticò di doversi comportare come un re e si mise a ballare come un ragazzino! Ma Micol, sua moglie, vedendolo dalla finestra saltellare e ballare, lo derise e lo disprezzò nel suo cuore. Questa donna era malata di serietà, la «sindrome di Micol» io la chiamo. La gente che non può esprimere allegria sta sempre seria. Ballate, voi che siete bambini, così non sarete troppo seri quando sarete grandi!

Caro Papa Francesco,
la mia mamma è nel paradiso. Le cresceranno le ali d’angelo? Luca (Australia, 7 anni)

Caro Luca,
no, no, no! Tua mamma sta in cielo bella, splendida, piena di luce. Non le sono cresciute le ali. È proprio la mamma che tu conosci, ma più bella che mai. E lei ti guarda e sorride a te che sei suo figlio. Ogni volta che ti vede tua mamma è contenta, se ti comporti bene. Se non ti comporti bene, lei ti vuol bene lo stesso e chiede a Gesù di farti più buono. Pensa così la tua mamma: bella, sorridente e piena di affetto per te.

Caro Papa Francesco,
se tu potessi fare un miracolo, che cosa sarebbe? Con affetto, William (Usa, 7 anni)

Caro William,
io guarirei i bambini. Non sono riuscito ancora a capire perché i bambini soffrano. Per me è un mistero. Non so dare una spiegazione. Mi interrogo su questo. Prego su questa domanda: perché i bambini soffrono? È il mio cuore che si pone la domanda. Gesù ha pianto e piangendo ha capito i nostri drammi. Io cerco di capire. Se potessi fare un miracolo, guarirei tutti i bambini. Il tuo disegno mi fa riflettere: c’è una grande croce scura e dietro ci sono un arcobaleno e il sole che splende. Mi piace questo. La mia risposta al dolore dei bambini è il silenzio oppure una parola che nasce dalle mie lacrime. Non ho paura di piangere. Non devi averla neanche tu.

Caro Papa Francesco,
perché ti piace giocare a calcio? Ti auguro buona salute! Wing (Cina, 8 anni)

Caro Wing,
mi piace molto il calcio. Io non ho mai giocato partite serie perché non ho mai imparato bene la tecnica del gioco. Il mio piede non è agile. Ma mi piace tanto vedere giocare le squadre sul campo. Sai perché? Perché vedo che è un gioco di squadra, di solidarietà. Mi appassiono nel vedere una partita. Se un giocatore vuole giocare da solo perde, e poi non è amato dai suoi compagni di squadra. Si gioca bene al calcio quando si gioca insieme, quando si fa gioco di squadra e si cerca il bene di tutti senza pensare al bene personale o a mettersi in mostra. Così dovrebbe essere anche nella Chiesa.

Caro Papa Francesco,
sei mai stato accanto al sacerdote come chierichetto? Saluti da Alessio (Italia, 9 anni)

Caro Alessio,
sì che sono stato chierichetto. E tu? Quel chierichetto del disegno sei tu? Ma, senti, adesso è più facile. Devi sapere che quando ero bambino io la messa si celebrava in maniera differente da come si fa adesso. Il prete intanto guardava l’altare, che era accostato al muro, e non le persone. Poi il libro col quale diceva la messa, il messale, era messo sull’altare nella parte destra. Ma prima della lettura del Vangelo si spostava sempre sul lato sinistro. Questo era il mio compito: portarlo da destra a sinistra e da sinistra a destra. Ma che fatica! Era pesante! Io lo prendevo con tutta la mia energia, ma non ero robusto: lo sollevavo e mi cadeva, e così il prete mi doveva aiutare. Era un’impresa! Poi la messa non era in italiano. Il prete parlava ma io non capivo niente. E così anche i miei compagni. Allora poi per gioco imitavamo il prete storpiando un po’ le parole per fare strane frasi in spagnolo. Ci divertivamo. E ci piaceva tanto servire la messa.

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© 2016 LIBRERIA EDITRICE VATICANA, CITTÀ DEL VATICANO © 2016 RIZZOLI /RCS LIBRI S.p.A., MILANO

in “Corriere della Sera” del 24 febbraio 2016

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