• Italia, Roma
  • 20/06/2019
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Unità di Apprendimento 

“Evoluzione e creazione”

Compito di sviluppo “Progettualità”

Area 7 “Pro e contro Dio” Fede e scienza.

 

AREA TEMATICA.

“Pro e contro Dio” Fede e scienza.

 

DALLE INDICAZIONI NAZIONALI

Competenze attese:  cogliere la presenza e l’incidenza del cristianesimo nella storia e nella cultura per una lettura critica del mondo contemporaneo;

Conoscenze attese:  studia la questione su Dio e il rapporto fede-ragione in riferimento alla storia del pensiero filosofico e al progresso scientifico-tecnologico;

Abilità attese: collega, alla luce del cristianesimo, la storia umana e la storia della salvezza, cogliendo il senso dell’azione di Dio nella storia dell’uomo;

 

COMPETENZA  PREVISTA DALL’UA

Lo studente è capace di:

– cogliere la problematica del rapporto tra fede e scienza soffermandosi sulla questione dell’evoluzionismo

– valutare e apprezzare alcune posizioni a favore o contro l’esistenza di Dio così come sono state formulate attorno soprattutto alle questione dell’origine dell’uomo

 

Conoscenze previste dall’UA

Lo studente:

– Comprende alcuni aspetti problematici l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dell’evoluzionismo

– Conosce l’esperienza di di Jane Goodal e del suo approccio al problema della derivazione dell’uomo da un processo evoutivo.

– Conosce il problema del rapporto fede scienza e le possibili conciliazioni.

 

Abilità previste dall’UA

Lo studente:

– Si apre al confronto con le varie interpretazioni sul problema del rapporto fede scienza.

– Riconosce le situazioni in cui è necessario riconosce la differenza di approccio conoscitivo ai vari settori del sapere.

– E’ capace di applicare alla propria vita le conseguenze che derivano da una atteggiamento di ricerca di senso della vita e nella storia dell’umanità.

 

RISORSE

– Documentario sull’esperienza di Jane Goodal.

– Documentazione scritta e fotografica sull’evoluzionismo

– Schede di lavoro sulle diversi approcci alla qustione creazione/evoluzione

– Presentazione digitale per LIM

 

TEMPI

Si prende in considerazione una lezione di 50 minuti:

– per contesto esperienziale: 50 minuti

– per lettura e confronto testi: 50 minuti.

– per lavori di gruppo: 50 minuti (più eventuali ore pomeridiane aggiuntive).

– per rielaborazione risultati in comune: 50 minuti

– per la verifica competenze: lavoro a casa e consegna al docente anche in formato digitale (possibile interazione con sito)

 

MODALITA’ DI LAVORO

Nel dettaglio:

  1. Modalità espositiva: è strutturata sull’esposizione frontale delle tematiche e sulla lezione/dialogo con gli studenti. Il libro di testo costituisce il supporto che  sostiene lo svolgimento della lezioni tradizionale e suggerisce alcuni momenti di lavoro per la rielaborazione degli studenti.
  2. Modalità drammatizzante: prevede che la lezione sia anche un momento in cui gli alunni “interpretano” dei ruoli. Vengono chiamati a mettersi nei panni di qualcuno, rappresentare le idee con giochi di gruppo, drammatizzazioni, produzione di video.
  3. Modalità laboratoriale: ove possibile accedere ad un laboratorio di informatica, o avere classi dotate della LIM, o poter utilizzare tablet,  la lezione si svolge con l’ausilio del supporto informatico.

 

SVOLGIMENTO DELL’UNITA’

 

1. I nostri perché

 

Cosa stiamo cercando?

Vorremmo capire cosa dobbiamo pensare quando a scuola, nella cultura dominante, nei musei di scienze naturali, viene data per scontata e ormai accertata in maniera evidente la derivazione dell’uomo dalle scimmie e l’evoluzione della natura. Perché nella Bibbia si parla ancora di Adamo ed Eva e perché la Chiesa e molte delle religioni sostengono che Dio ci ha creati direttamente?

Credere nelle “favole”?

Chi crede ancora ad Adamo ed Eva? Sembra una favoletta scritta dai nostri antenati che non avevano nessuna cognizione della scienza e delle leggi  di natura. Da una recente indagine (2014) in Italia ormai quasi più nessuno crede al racconto della Genesi, mentre negli Stati Uniti più del 40% della popolazione è ancora convinta che il racconto biblico sull’origine del mondo possa essere spiegato anche in termini scientifici. Chi ha ragione?

Ma noi siamo poco più che delle scimmie!

Se la donna e l’uomo non stati creati direttamente da Dio allora vuol dire che siamo stati illusi per secoli dalle religioni. Ci hanno raccontato di un padre/Dio/principio che ci ha voluti così come siamo, quasi come il vertice di ogni creatura vivente. Oggi sappiamo che non è così: l’uomo deriva dallo scimpanzè ed ha il 98% del DNA in comune con questi primati. Cambia qualcosa nella percezione di noi stessi, della nostra etica, del modo di vivere il nostro rapporto con la natura?

Va bene, sono un animale anche io, ma perché posso pensare, cantare, raccontare, fare musica, dipingere? Perché?

Come mi sento io veramente quando penso che non esiste tra e me e gli animali una grande differenza? Anzi: spesso si sente dire che gli animali sarebbero migliori degli uomini, perché non uccidono se non per mangiare, perché non sono falsi e furbi come alcuni esseri umani.

Non voglio polemiche inutili: vorrei capire!

Spesso ci troviamo di fronte alla semplice proposta di due posizioni diverse. O siamo stati creati oppure non ci sono divinità e tutto è stato determinato da una serie di eventi casuali. Ma esiste una terza possibilità È proprio vero che se c’è stata l’evoluzione allora Dio non esiste?

Ma io voglio crederci lo stesso: non mi interessa quel che gli scienziati dicono. A me importa quel che sento nel profondo.

Non mi interessa quel che la scienza dice sull’origine dell’uomo. Io sento che c’è qualcosa di speciale negli esseri umani. C’è bellezza, solidarietà, desiderio di bene, capacità di costruire e a volte anche di creare cose nuove e belle. Questo vuol dire che non possiamo essere solo il risultato di un processo naturale o meccanico. Soprattutto significa che l’uomo ha uno scopo nella sua vita che non è solo quello di vivere.

 

  1. Lavori individuali e di gruppo.
  • Modalità espositiva: Il docente espone gli interrogati e il percorso che si intende fare e gli studenti provano a confrontasi col docente o in piccoli gruppi.
  • Modalità drammatizzante: produzione di una sceneggiatura di un film: (eventuale realizzazione del video). La storia dovrebbe riguardare i dubbi di un adolescente sulle proprie origini remote. Siamo animali? Siamo creature di un dio?
  •  Modalità laboratoriale: il percorso di C. Darwin. Attraverso quali scoperte e ricerche scentifiche si è consolidata la teoria dell’evoluzionismo (in collaborazione con il docente di scienze)

 

 

2. Che cosa mi dice la vita

 

Il caso di Jane Goodall

Se gli scimpanzé avessero la possibilità di dialogare tra loro, come fanno gli uomini, probabilmente avrebbero elaborato una forma di religiosità simile all’animismo.  Sono capaci di aiutarsi, comprendere i bisogni dell’altro: egoismo e aggressività non sono “scritti” nel loro patrimonio genetico che condividono con l’uomo per il 98%. In questo risiedono molte delle “Ragioni della speranza” di Jane Goodall, la cui ricerca sugli scimpanzé iniziata negli anni ’60 e l’ha consacrata una delle maggiori figure scientifiche dell’etologia mondiale.   Il suo incontro con Louis Leakey, antropologo e paleontologo britannico, è all’origine del suo lavoro e lo stimolo che la portò in Tanzania per molti anni ad osservare gli scimpanzé.

Perché proprio loro? «Dobbiamo tornare agli studi di Leakey per poter capire i motivi del mio interesse per gli scimpanzé – ha detto la Goodall – lui credeva fermamente che bisognasse conoscere più da vicino e attentamente il comportamento di queste scimmie. Con loro abbiamo degli antenati in comune: per Leakey studiare il comportamento degli scimpanzé sarebbe stato molto utile per capire quello umano. Ancora oggi credo che sia estremamente importante una ulteriore indagine su di loro per capire il nostro sviluppo, come è avvenuto che l’uomo sia diventato ciò che è oggi. Dato che gli scimpanzé ci assomigliano più di ogni altro animale, sono un ottimo punto di partenza. Dopo il confronto con loro possiamo affermare che siamo unici, che l’uomo non ha eguali. Ma perché, cosa abbiamo di particolare? La risposta si trova nel nostro intelletto».

Nel suo libro “Le ragioni della speranza” scriveva di un “anello mancante” tra uomo e scimmia, di cui abbiamo solo tracce: i vari crani di progenitori, che i paleontologi hanno scoperto. Esiste la prova sicura della nostra parentela con le scimmie? «Innanzitutto bisogna ricordare che noi non discendiamo direttamente dagli scimpanzé. La teoria dell’evoluzione ci suggerisce che abbiamo un antenato comune, vissuto circa sette milioni di anni fa. In effetti però la paleontologia ci ha offerto un record di crani che testimoniano l’esistenza di vari rami evolutivi. La cosa interessante è che il cervello delle grandi scimmie e quello dell’uomo si sono sviluppati in una maniera molto simile, quasi parallela. Direi quindi che l’anello che mancava è possibile individuarlo nel record di crani che i paleontologi hanno classificato».

Cosa pensa della teoria del “progetto intelligente” sostenuta da alcuni creazionisti? «Ho studiato da vicino i fossili ed ho potuto constatare in loro il cambiamento delle specie, dagli organismi più semplici fino all’homo sapiens: credo proprio che Darwin avesse ragione. Quando vado negli USA, nella “cintura della Bibbia” (gli stati del sud a favore del creazionismo N.d.R.), la gente spesso mi chiede cosa penso del creazionismo. Rispondo loro che oggi, dato quello che siamo diventati, è molto più importante stabilire come possiamo andare d’accordo tra uomini che fissare le nostre origini. Se crediamo di essere stati creati da un dio o se pensiamo di essere frutto del big bang (che potrebbe essere Dio stesso!) sta di fatto che oggi siamo così mal messi: dobbiamo fare di tutto per ritornare sui binari giusti, questo è il nostro impegno».

Stando accanto agli scimpanzé per tanti anni ha mai notato, nel loro comportamento, qualcosa di simile a ciò che noi definiamo “dimensione spirituale” dell’uomo? «La cosa più vicina che ho osservato avveniva all’interno della foresta, dove ci sono delle cascate. L’acqua scende e c’è sempre una corrente molto forte. Quando gli scimpanzé si avvicinavano alle cascate restavano ad ascoltare il suono dell’acqua, facendo una specie di danza, saltando da un piede all’altro. Gettavano anche dei sassi nella cascata. Poi tornavano a sedersi, assorti nella visione dell’acqua che scendeva. Credo che le loro domande fossero: cosa succede qui? L’acqua passa, tutto si muove, però sembra tutto fermo allo stesso tempo. Ho sentito molto fortemente che se gli scimpanzé avessero un linguaggio, se si potessero sedere a discutere dei loro sentimenti, avrebbero elaborato qualcosa di simile ad una religione animistica. Una adorazione degli elementi».

Gli scimpanzé meritano più rispetto di altri animali? «No, non credo che siano più degni dei cani o degli elefanti, dal punto di vista dell’uomo. Sono però degli ambasciatori eccezionali, perché sono così simili a noi, geneticamente diversi solo per 1%. Il loro cervello è come il nostro, solamente un pochino più piccolo. Ci hanno aiutato a capire che la linea di demarcazione tra noi e il resto del regno animale non è così forte». Quale è la sua posizione sui diritti degli animali? «Gli animalisti ci hanno aiutato a comprendere che gli animali non sono delle cose, ma esseri che provano emozioni e sentimenti. Personalmente i miei sforzi non sono indirizzati alla difesa dei diritti degli animali, quanto piuttosto a rendere più responsabili gli uomini. Pensiamo ai diritti umani che vengono calpestati ogni giorno in molti luoghi del mondo. Ciò che desidero e per cui mi impegno oggi è che l’uomo, in grado di capire, con il suo meraviglioso intelletto, di essere compassionevole e caritatevole, possa cambiare strada».  

Pensa che gli scimpanzé potrebbero essere orgogliosi di noi come parenti? «Assolutamente no!».

Intervista di Alberto Piccioni pubblicata sul quotidiano L’Adige il 28 febbraio 2009, pag.14

 

Lavoro individuale e di gruppo.

  • Modalità espositiva: il docente, dopo aver contestualizzato la ricerca della Goodall e la sua esperienza nella ricerca delle affinità tra uomo e scimmia, propone agli studenti un percorso di approfondimento a piccoli gruppi dove si cercherà di far emergere dubbi e convinzioni degli studenti in merito al tema dell’evouzione.
  • Modalità drammatizzante: Proporre la stesura di una sceneggiatura di una testo teatrale/video a partire all’affermazione della Goodall: “Se gli scimpanzé avessero la possibilità di dialogare tra loro, come fanno gli uomini, probabilmente avrebbero elaborato una forma di religiosità simile all’animismo.”
  • Modalità laboratoriale: Utilizzo dei pc per la ricerca di video e filmati sulle capacità dei primati di avere un contatto comunicativo tra loro e con gli esseri umani. La domanda a cui rispondere è: la cultura nasce dalla natura?

 

3. Cosa pensano gli altri della creazione/evoluzione?

 

Dio e il DNA possono “stare assieme”?

Orami la maggior parte delle persone in quasi tutto il mondo ha una consapevolezza chiara: la natura procede per tentativi nell’evoluzione della specie. Gli uomini sono il risultato di un processo naturale che dai primi esseri viventi, le prime cellule, ha portato alle piante, poi ai pesci, i rettili, e infine ai mammiferi. L’uomo sarebbe il risultato finale di questa evoluzione, per qualcuno il vertice del processo, per altri uno dei possibili sbocchi “casuali” del processo evolutivo.  Telmo Pievani: Darwin non era un dogmatico.  l darwnismo non è una teoria come le altre, ma un percorso di ricerca ed è quindi difficile pensaredi falsificarlo. Antidogmatico per eccellenza, Charles Darwin aveva fatto delle previsioni che si sono rivelate fondate: non ha bisogno dunque di difensori. Lo sostiene Telmo Pievani filosofo della scienza e professore di epistemologia all’Università Bicocca di Milano, che intanto, però, ha pubblicato di recente un libro dal titolo «In difesa di Darwin. Piccolo bestiario dell’antievoluzionismo all’italiana» (Bompiani) dove, anche con un pizzico di satira, traccia le linee dell’antievoluzionismo di casa nostra, tra sostenitori del “Disegno intelligente”, teologi che cercano di mettere insieme Dio e il DNA e varie altre «caricature» di personaggi all’italiana. A Pievani abbiamo chiesto innanzitutto cosa ne pensa di chi cerca, controcorrente, di costruire un’etica a partire da Darwin (lo ha fatto George Levine a Trento la scorsa settimana). «Sono perplesso anche di fronte a questi tentativi, tipicamente americani. È vero che nella natura si trova dell’altruismo, ma ci rintracciamo almeno altrettanta violenza. Estrarre una norma da alcuni particolari è quantomeno riduttivo. Credo invece che l’uomo sia una “specie culturale” e l’etica è figlia della evoluzione del pensiero e del superamento della logica del più forte».

Allora non lo escludiamo un aspetto “spirituale” nella differenza che c’è tra noi e una scimmia? «Sono ambiti diversi, anche gli scienziati hanno posizioni diverse, non vedo perché debba sorgere un conflitto tra lo studiare i meccanismi dell’evoluzione e pensare che esista un aspetto spirituale nell’uomo».

Ma nello specifico, la teoria di Darwin proprio non ha qualche punto debole? «Non sappiamo come sia nata la cultura, il linguaggio. Non abbiamoancora capito se l’evoluzione avvenga in modo improvviso o gradualmente. Dovremmo sapere se prima di 100.000 anni fa esisteva l’intelligenza simbolica o è apparsa in maniera repentina». Ma non sarà che per abbracciare l’evoluzionismo ci voglia anche un po’ di “fede”, come diceva Thomas Kuhn, nelle teorie e rivoluzioni scientifiche? «Kuhn diceva che nell’applicare un nuovo paradigma una comunità scientifica si “fida” di un nuovo modello e lo applica. Questo però non è il caso del darwinismo: Darwin non era dogmatico, piuttosto ha elaborato un percorso di ricerca. Ha fatto delle previsioni che si sono rivelate corrette, e una buona teoria, secondo Popper, è quella che fa previsioni non falsificate». Cosa significa, per lei, avere il 98% del patrimonio genetico in comune con uno scimpanzé? «Mi interroga soprattutto quel 2% che resta differente. Dobbiamo concentrarci su quello, per capire di più».

Intervista di A. Piccioni apparsa su l’Adige del 29/09/2007

 

 

4. Se cerco nella cultura e nelle religioni cosa trovo?

 

Nell’Ebraismo moderno.

Da Benamozegh a rabbi Abraham Kook, i rabbini si sono interrogati sul rapporto tra fede e scienza.

di DAVID GIANFRANCO DI SEGNI (da www.shalom.it mensile di cultura ebraica)

In occasione del 150° anniversario dalla pubblicazione de: “L’origine della specie” di Charles Darwin, David Gianfranco Di Segni scriveva:

“Come rispose Laplace a Napoleone, non c’è bisogno di D-o per spiegare il funzionamento “quotidiano” del mondo. D-o è la “causa prima” che ha messo in moto il tutto, ma dopo il momento iniziale il mondo è governato dalle leggi naturali (le “cause seconde”). Questo modo di vedere è compatibile con la visione religiosa tradizionale? E come conciliare le spiegazioni scientifiche, in particolare la teoria dell’evoluzione, con il testo biblico? Quali sono state? Esporrò qui brevemente alcune reazioni del mondo ebraico tradizionale a questa nuova visione del mondo, in particolare alla teoria di Darwin, rimandando a un’altra occasione l’analisi delle reazioni (che pur ci sono state, sia positive che negative) alla teoria copernicana. Il primo pensatore ebreo che affrontò con un certo risalto l’opera di Darwin fu probabilmente rav Eliahu Benamozegh (1822-1900), il grande rabbino e cabbalista di Livorno. In più punti delle sue opere nomina Darwin, in particolare nel commento alla Torà Em laMikrà, pubblicato in ebraico a Livorno nel 1863 pochi anni dopo il capolavoro di Darwin. In un lungo passaggio dedicato a questo argomento, così scrive: “Sembra chiaro che secondo l’opinione dell’Autore della Torà le specie animali sono intrinsecamente e permanentemente differenti l’una dall’altra e che ogni singola specie ha il suo inizio al momento della creazione. vedo però che gli scienziati moderni, guidati da Darwin, hanno modificato le loro idee e dicono che le specie non sono entità immutabili ma sono derivate le une dalle altre… Benché questa teoria sia del tutto nuova e abbia appena mosso i primi passi e chissà se resisterà ancora a lungo, quand’anche dovesse essere confermata…” (Devarim 22:10). La critica che segue è di ordine logico, sulla base delle evidenze dell’epoca, ma non sembra che Benamozegh veda nella teoria dell’evoluzione un insanabile ostacolo alla visione ebraica. Successivamente scriveva nella Teologia dogmatica e apologetica (Livorno, 1877): “Credo come insegna la Scienza che le forme animali sono apparse sulla terra sempre più perfette, che sia per rivoluzioni o cataclismi come voleva l’antica geologia con Cuvier, sia per lenti evoluzioni come vuole la moderna con Lyell, Darwin ed altri, specie e generi sempre più perfetti siansi succeduti per milioni di anni sulla faccia della terra. La forma sin ora più perfetta è l’uomo”.

Alcune decine d’anni dopo, un altro rabbino italiano, vittorio Castiglioni (1840-1911), che sarebbe diventato rabbino capo di Roma all’inizio del Novecento, affrontò l’origine delle specie in Pe’er Adam (la Gloria dell’Uomo), pubblicato in ebraico a Trieste e Cracovia nel 1892. (Non è forse una coincidenza che dei non molti pensatori ebrei che si occuparono della teoria dell’evoluzione nell’800 ben due furono italiani). Castiglioni, pur senza nominare espressamente Darwin, sostiene che la tradizione ebraica vede con favore l’uso dell’intelletto e se si negassero i risultati della scienza moderna l’ebraismo si renderebbe ridicolo agli occhi del mondo. Alla luce dell’evidenza scientifica, l’interpretazione letterale del testo biblico va abbandonata. “Tutte le creature viventi si sono formate una dall’altra per mezzo della selezione naturale, l’una più evoluta della precedente, simile ad essa ma inferiore, fino a che l’uomo si è originato dalla scimmia… Non c’è motivo di pensare che i nuovi esseri si siano modificati improvvisamente, ma piuttosto nel corso di migliaia di anni, dato che la parola ‘giorno’ nel racconto della creazione non va intesa nel senso di 24 ore, come i nostri rabbini già insegnarono”. Castiglioni qui si riferisce al Midrash secondo cui “un giorno” divino equivale a mille anni (o più) terreni. La selezione naturale, che è il motore dell’evoluzione, agisce perché D-o ha così decretato. D-o ha creato la materia impartendo ad essa la capacità di cambiare e assumere nuove forme (L. Dubin, in Italia Judaica Iv, 273-284).

Con l’inizio del ’900, particolarmente rilevante è stata la voce di Rabbi Abraham Kook (1865-1935), primo rabbino capo di Israele e uno fra i pensatori religiosi più profondi e importanti dei nostri tempi. Rav Kook, riferendosi alle scoperte scientifiche che contrastano con il senso letterale della Torà, scrive: “La mia opinione è che… non siamo affatto obbligati a smentirle e a opporci ad esse, poiché lo scopo principale della Torà non è di raccontarci semplici fatti. Quello che conta veramente è il significato interiore” (Lettere I:105). Non vi è nessuna difficoltà nel conciliare i versi della Torà o degli altri testi tradizionali con una concezione evoluzionistica. Ognuno sa che qui [nella Torà] è il regno della parabola, l’allegoria e l’allusione… il vero significato di quel verso o di quel detto va ricercato nell’ambito dei segreti della Torà, assai oltre il senso piano del poema sublime che si nasconde fra quelle antiche frasi” (Orot HaQodesh II:542); e “se il testo dovesse essere interpretato letteralmente, che segreto ci sarebbe?” (Lettere I:91).

Per Rav Kook, “la teoria dell’evoluzione che sta ora conquistando il mondo è quella che si conforma ai segreti della Qabbalà più di qualsiasi altra teoria filosofica. L’evoluzione, che procede in senso ascendente, fornisce un fondamento ottimistico al mondo, perché come si fa a disperare quando si vede che tutto si evolve e sale?

Quando si penetra nel significato interiore dell’evoluzione ascendente, troviamo in essa un elemento divino che risplende con una brillantezza assoluta. E’ precisamente l’Ein Sof (Infinito) in atto che ha realizzato l’Ein Sof in potenza” (Orot HaQodesh II:537).

(…) L’idea che siamo frutto (anche) del caso e non di un “progetto intelligente” può lasciare smarriti e perplessi, e questo può spiegare perché essa faccia fatica ad essere accettata in ambienti tradizionalisti. In realtà, tale concezione è del tutto compatibile con una visione religiosa, specificamente ebraica, e trova supporto in diversi testi rabbinici talmudici e medioevali. Concludo con una discussione riportata nel Talmud fra la Scuola di Shammai e quella di Hillel, durata due anni e mezzo. L’argomento era se è meglio essere stati creati o no. Gli uni dicevano che sarebbe meglio non essere stati creati. Gli altri, invece, sostenevano che è meglio essere stati creati piuttosto che non essere venuti affatto al mondo. Alla fine si contarono e conclusero che sarebbe stato meglio non nascere; però, ora che siamo stati creati, dobbiamo impegnarci a comportarci bene (Eruvin 13b). Questa è la grande sfida. Indipendentemente da quale sia la nostra origine, se siamo frutto del caso o della necessità, l’importante non è tanto, o soltanto, sapere da dove veniamo, ma anche dove andiamo e come ci andiamo. Circa 1500 anni dopo, Galileo disse, più o meno: “La Bibbia non ci insegna come il mondo va, bensì come l’Uomo deve andare in questo mondo”.

DAVID GIANFRANCO DI SEGNI COLLEGIO RABBINICO ITALIANO – ISTITUTO DI BIOLOGIA CELLULARE, CNR

(NB: perché nel testo del rabbino Di Segni troviamo scritto D-o?)

 

 

L’Islam e la creazione

  1. Secondo il Corano gli esseri umani sono stati creati direttamente da Dio, ma liberi e indipendenti, come suoi “vicari”, sostituti:

“Il giorno che {Allah} decise di crearlo {l’essere umano}, comunicò questa Sua decisione agli angeli. Essi dissero: “Vuoi forse creare chi porterà la corruzione e spargerà il sangue sulla terra?”. {Allah} disse: “In verità, Io so ciò che voi non sapete” (Sacro Corano, Sura al-Baqara, 2:30).

“Egli è Colui che vi ha costituiti Suoi vicari sulla terra per provarvi in quel che vi ha dato.” (Sacro Corano, Sura al-An’am, 6:165).

  1. La capacità intellettuale degli esseri umani è superiore a quella di ogni altra creatura:

“Insegnò ad Adamo tutti i nomi {tutte le realtà}. Quindi chiese agli angeli: “Ditemi ora i loro nomi”. Dissero: “Non v’è sapere in noi all’infuori di ciò che Tu Stesso ci hai insegnato {non possiamo imparare ciò che tu stesso non ci hai insegnato}”. Egli disse ad Adamo: “O Adamo, informali dei nomi di queste {cose}”; quando {Adamo} li mise al corrente dei nomi di quelle {cose}, Allah disse agli angeli: “Non vi avevo forse detto che Io conosco l’arcano dei cieli e della terra {conosco ciò che sicuramente non conoscete}, ciò che voi manifestate e ciò che tenevate nascosto?” (Sacro Corano, Sura al-Baqara, 2:31-33).

  1. Gli esseri umani sono consapevoli, nella loro coscienza, che Dio esiste e da loro sono stati creati. Se l’uomo si allontana dalla sua natura allora sorgono in lui dubbi sull’esistenza di Dio e sulle origini del mondo.

“Quando i discendenti di Adamo erano ancora nei lombi dei loro padri {e ancora sono e sempre saranno}, Allah li fece testimoniare sulla Sua esistenza ed essi testimoniarono.” (Sacro Corano, Sura al-A’raf, 7:172).

“Mantieni il tuo volto rivolto verso la religione, quella religione che è basata sulla natura originaria dell’uomo, e tutti gli uomini sono stati creati in base ad essa.” (Sacro Corano, Sura al- A’raf, 9:123)

  1.  L’uomo è frutto di un preciso disegno divino.

“Lo scelse poi il suo Signore, accolse il suo pentimento e lo guidò.”(Sacro Corano, Sura Ta-Ha, 20:122).

  1. L’umanità è libera e indipendente: custode della creazione. Per questo è possibile che l’uomo scelga il male e di allontanarsi dal suo creatore.

“In verità proponemmo ai cieli, alla terra e alle montagne la responsabilità della fede ma rifiutarono e ne ebbero paura, mentre l’uomo se ne fece carico e lo accettò. In verità egli è oppressore e ignorante.” (Sacro Corano, Sura al-Ahzab, 33:72).

  1. Le creature umane sono capaci di una grande dignità: Dio li ha voluti superiori alle altre creature e si riconoscono tali quando non si attaccano alle cose materiali, ma apprezzano solo ciò che Dio ha dato loro.  

“In verità abbiamo onorato i figli di Adamo, li abbiamo condotti sulla terra e sul mare e abbiamo concesso loro cibo eccellente e li abbiamo fatti primeggiare su molte delle Nostre creature.” (Sacro Corano, Sura al-Isra’, 17:70).

  1. Tutte le benedizioni terrene sono state create per gli esseri umani.

“Egli ha creato per voi tutto quello che c’è sulla terra…”. (Sacro Corano, Sura al-Baqara, 2:29).

“E vi ha sottomesso tutto quello che è nei cieli e sulla terra {quindi l’essere umano ha il diritto di farne uso}”. (Sacro Corano, Sura al-Jathiyah, 45:13).

 

Ebraismo e Cristianesimo

La Bibbia.

Genesi 1. (riportiamo il testo integralmente o facciamo riferimento a link di bibbia.net)

Guardiamo il testo in cui la Bibbia presenta la nascita di Adamo ed Eva. Ci sono due narrazzioni. Una in cui Dio crea “a sua immagine e somiglianza maschio e femmina li creò” e un’altra in cui da adamà, la terra, crea Adamo e poi, dalla costola Eva. Possiamo già dedurre da questa “doppia verità” che si trova nella Bibbia che l’intenzione del testo non è quella descrittiva-scientifica ma sapienziale. L’uomo della Bibbia, voce del Dio della storia, è legato ad un modello interpretativo sapienziale. Vuol dirci perché è nato l’uomo. Non interessa il come.

 

La cultura classica: Le metamorfosi di Ovidio.

«Nacque l’uomo, o fatto con divina semenza da quel grande artefice, principio di un mondo migliore, o plasmato dal figlio di Giapeto [Prometeo] a immagine degli dèi che tutto regolano, impastando con acqua piovana la terra ancora recente, la quale, da poco separata dall’alto ètere, ancora conservava qualche germe del cielo insieme a cui era nata. » (Ovidio, Le metamorfosi, IV.531-48)

 

Lavoro individuale e di gruppo.

  • Modalità espositiva: in classe si leggono e commentano i testi scelti.  A piccoli gruppi si dividono i testi per un approfondimento e si raccolgono le riflessioni.
  • Modalità drammatizzante: Tre o quattro gruppetti di alunni scelgono ognuno una religione o una posizione “laica”, scientifica. Ognuno pensa una secenggiatura di un video dove si cerca di sostenere con le più varie motivazioni la posizione scelta. Alla fine si compone una univa sceneggiatura dove il risultato finale sarà diverso a seconda delle prospettive e ragioni.
  • Modalità laboratoriale: Utilizzo dei pc per la ricerca di video e filmati sulle varie poszioni delle religioni/scientifiche su origine del mondo ed evoluzione. Creazione di presentazioni dove le varie posizioni vengono evidenziate e messe a confronto.

 

5. Ed io cosa concludo?

Verifica della competenza maturata.

 

Gli alunni vengono chiamati a prendere una loro posizione. Scegliere tra evoluzione o creazione, oppure ad “abbracciare” un tentativo di sintesi tra le due posizioni. due possibilità di verifica delle competenze.

  • Compito a casa: elaborare uno scritto/presentazione che risponda alla domanda: quali sono le origini del mondo?
  • A scuola, in laboratorio informatica, rispondere alla domanda “quali sono le origini del mondo?” e consegna del file al docente.

 

Nella verifica si terrà conto delle competenze acquisite per comprendere la complessità delle risposte possibili attorno a tema. (capacità di non semplificare le posizioni)

 

 

Materiale alternativo per la Unità didattica (disponibile on line)

Interviste e interventi

 

Telmo Pievani e Religion Today

“Naturalisti e scienziati in genere hanno smesso di usare la natura in maniera strumentale: coloro che condannano l’omosessualità perché sarebbe contro-natura, esponenti delle religioni compresi, hanno invece iniziato a trattare la natura come criterio morale”. Così Telmo Pievani, filosofo della scienza e evoluzionista “di ferro”, ha concluso un incontro dibattito con il filosofo Palo Costa a commento del documentario “Questioning Darwin” ((di A. Thomas, USA 013) in concorso al Religion Today filmfestival edizione 2014. In un’affollata sala del Muse, domenica mattina, Pievani ha ricordato come il dibattito tra evoluzionismo e creazionismo si può declinare su un reciproco e proficuo scambio, se entrambi gli esponenti delle due posizioni sono disponibili a comprendersi. “La scienza apprende dalle “contestazioni” e cerca i propri errori per poter migliorare la conoscenza, – ha detto Pievani –  chi invece pensa di possedere la verità nella Bibbia difficilmente entra in dialogo”. La diatriba, creazionismo evoluzionismo, in realtà, come gli stessi relatori hanno ribadito, è più che altro vivace negli Stati Uniti, dove il 46% della popolazione, secondo recenti statistiche, crede al racconto biblico per spiegare l’origine del mondo. In Italia, sempre secondo la statistica, sarebbero ridotti al lumicino coloro i quali credono ancora ad Adamo ed Eva. “Non si spiegano certi attaccamenti affettivi a presunte verità di fede – ha confermato Paolo Costa – e l’arroganza di certe posizioni non permette dialogo. Ma ci sono idee creazioniste con cui è possibile confrontarsi.”

Il racconto biblico della Genesi – ha spiegato Costa – presenta non pochi lati ancora affascinanti e quel tipo di narrazione è di immediata e facile comprensione. Corrisponde in qualche modo ad un bisogno dell’umanità: quello di percepire un senso, un filo conduttore tra la propria origine e il proprio destino. Ma le teorie che vorrebbero armonizzare creazione ed evoluzione, come quella dell’intelligent design (o creazionismo scientifico) sono subdole secondo Pievani e più perniciose di un chiaro creazionismo ancorato all’interpretazione letterale della Bibbia.

“Chi propone queste teorie ha assunto un metodo scientifico e delle modalità divulgative accattivanti – ha detto Pievani – ma l’obiettivo è dimostrare che dietro le forze e le leggi di natura debba per forza esserci un creatore o un Dio”. Charles Darwin stesso ebbe a dire, alla fine della sua vita, che l’idea di Dio è troppo grande per essere compresa dall’uomo. Ma non si è mai prodigato a dimostrare la non esistenza dell’Eterno e si è sempre rifiutato di essere catalogato come ateo. Al massimo, date anche le sue vicende familiari e personali (le morì una figlia di malattia), dopo aver creduto le verità della religione anglicana, arrivò a situarsi in una sorta di agnosticismo. “Non condivido assolutamente chi pensa che dal darwinismo sia scaturito il nazismo, che l’evoluzionismo porti necessariamente a rifiutare qualsiasi etica – ha detto il filosofo evoluzionista – in Darwin stesso non si trova solo la legge del più forte: le specie si evolvono perché gli individui sono più adattabili all’ambiente. A volte diventano capaci di collaborare tra loro proprio per sopravvivere. In natura c’è solidarietà e amore, senza bisogno di principi etici metafisici”. Pievani pertanto ha contestato chi pretende che l’etica si possa costruire solo a partire da una religione o da una divinità: i diritti dell’uomo sono un risultato della laicità del pensiero. Resta, secondo Costa, il bisogno del filosofo di comprendere a fondo e confrontarsi con una teoria come quella del disegno intelligente: risale in fondo a Platone e a molti dei tentativi dei filosofi di mettere ordine tra l’origine e la fine dell’universo. Il dibattito, tra religione e scienza, rimane aperto, soprattutto se uomini di scienza e di fede sono capaci di rispettare le reciproche idee.

 

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