• 20/09/2019

ERMES Education

Per capire il cambiamento

Rivista di Pedagogia Ermeneutica Esistenziale
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GLI INFLUSSI DELLA RETE SULLA DIMENSIONE RELIGIOSA 

 

 

Introduzione

Nel dicembre del 2012 papa Benedetto XVI aprì una linea di comunicazione Twitter, @Pontifex, per poter entrare a far parte dei follower invisibili del papa. Papa Francesco ha continuato questa esperienza e continua a inviare i suoi messaggi. Anche nel mondo protestante degli Stati Uniti la comunicazione religiosa via internet sta vivendo una enorme sviluppo in siti (sermonspice.com), organizzazioni (Salem Church products), social (Social Network Christmas), ecc. che si propongono di sostenere il lavoro pastorale e la comunicazione religiosa assistita dal computer.[1]

Ad un primo sguardo superficiale potrebbe sembrare che la rivoluzione digitale e la rete nulla abbiamo a che fare con la dimensione religiosa. Non è invece così. Se solo proviamo a cercare su Google la parola “religione” in una frazione di secondo ci appare una schermata che rimanda a qualche milione di riferimenti. Lo tesso risultato si ottiene e si amplifica se andiamo a esplorare le singole realtà religiose: Islam 580 milioni di riferimenti, sikh 33 milioni, Buddha 25 milioni, Muhammad 52 milioni, Cristo 162 milioni, ecc.

Se poi andiamo ad esaminare la dimensione fantastica creata dai videogiochi, come ad esempio World of Warcraft, ci rendiamo conto come in essi sia soggiacente una elaborata visione cosmologica ed escatologica e un sistema religioso con un ricco pantheon popolato di divinità, semidivinità, esseri immortali, ecc.

La presenza della dimensione religiosa sul web fa emergere una costatazione di fondo e cioè l’affermarsi di un politeismo risorgente generico e plurale come risposta alle molteplici richieste religiose della società globalizzata. Si espande infatti nella rete una carica religiosa dispersa in una miriade di dottrine virtuali, che si riconosce in un vago comune denominatore religioso, che fa concorrenza alla istituzioni religiose tradizionali e che punta all’estensione nel mondo virtuale delle potenzialità della vita religiosa reale.[2] Una prospettiva religiosa che intende abbracciare chiunque lo desideri, in cui l’integralismo e l’esclusivismo religioso risultano estranei.

Ciò che colpisce gli studiosi del fenomeno della religione in rete non sono tanto le dottrine trasmesse, quanto la particolare carica di quei mondi religiosi e la loro pervasività.[3] Nel contesto della rete, tra consumismo esasperato e globalizzazione indiscriminata, anche nell’area religiosa tutto sembra fluidificarsi nella sistematica assenza di certezze e di riferimenti stabili. Una fluidità, come affermava Z.Bauman, risultato di quella nuova consapevolezza che viene dalle più recenti acquisizioni nei diversi campi del sapere e della tecnica. Conseguenza anche dell’opacità sfuggente ad ogni controllo tipica della rete e della realtà virtuale che andiamo inventando. I milioni di riferimenti della rete alla religione fluidificano il sapere religioso in una mole ingovernabile di informazioni che suscita sbigottimento e insieme sentimenti di onnipotenza per la possibilità di esplorare ogni cosa con un semplice clic.

In questo contributo cercheremo di esplorare il cambiamento prodotto nella comunicazione religiosa con l’avvento delle TIC per poi vedere nei prossimi interventi cosa tutto questo comporti nell’educazione religiosa e nella catechesi. A partire dalle mappe cognitive e dai bisogni di spiritualità degli internauti cercheremo di capire potenzialità e rischi della comunicazione digitale per le religioni storiche e quelle online. L’obiettivo è quello di offrire dei paradigmi per orientarsi nel mondo della comunicazione religiosa assistita dal computer e capire come si riconfigurano le diverse dimensioni della religiosità nella comunicazione digitale.

Ci sembra utile infine dare voce ad alcuni interrogativi che hanno stimolato la nostra elaborazione e possono motivare, insieme ad altri di vostro interesse, la lettura: Come cambiano le religioni storiche con l’avvento delle TIC e quale fisionomia hanno le religioni virtuali che vivono solo nella rete? Quali conseguenze si possono osservare sui processi di maturazione della dimensione religiosa e sull’esperienza credente? Come funzionano i siti-laboratori interplanetari che con elevati gradi di libertà interagiscono parlando di Dio, fede, riti, credenze,esperienze mistiche? Come riemerge la privatizzazione del sacro attraverso lo sviluppo di micro-sistemi religiosi virtuali?

 

1. LA COMUNICAZIONE RELIGIOSA DAGLI OLD AI NEW MEDIA

 

Nel recente passato le Chiese hanno usato ampiamente i mezzi di comunicazione di massa come, la stampa, la radio e poi la televisione. La massiccia irruzione di internet con una pluralità di attori religiosi ha suscitato negli ultimi quindici anni un crescendo di interesse per le grandi potenzialità che il nuovo mezzo di comunicazione poteva offrire. Negli old media della radio e della TV prevale uno schema asimmetrico di comunicazione tra emittente e ricevente che va dall’uno ai molti. Il dominio incontrastato dell’emittente limita ad un minimo l’interazione spontanea senza filtri del ricevente.

Viceversa la comunicazione da molti a molti, tipica dei new media, estende a tutti in una logica globale e democratica la possibilità di interazione. Naturalmente ciò sottopone la comunicazione religiosa ad alcuni rischi: la provvisorietà e variabilità della fonte nel tempo, la strutturale precarietà e vulnerabilità dell’autorità, la crisi di credibilità dell’informazione.

 

Lo spazio delle religioni in internet: un po’ di storia

 

L’ingresso delle religioni in Internet risale all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso.[4] Sin dai primi tentativi di creare realtà virtuali, prima ancora che nascessero i siti religiosi, la dimensione religiosa è presente nel web. Nel fenomeno sono coinvolte istituzioni religiose tradizionali e nuove forme religiose. Tutte le confessioni religiose, anche le giovani catene televisive del mondo arabo (al Jazeera, al arabija,ecc.), vivono questo fenomeno in un confronto tra gli interessi dei diversi attori, sia in campo religioso, che politico. Il primo esempio di comunità virtuale di tipo religioso nasce nel 1977 in California, è il Bulletin Board System (BBSs). Il suo slogan è: Crea la tua propria religione nel forum di discussione CommuniTree. Un gruppo di programmatori tenta di abbozzare per la prima volta una comunità virtuale, uno spazio di discussione collettiva, attraverso delle bacheche elettroniche in cui si poteva inserire il proprio messaggio e creare così una sorta di ipertesto costruito insieme.

Nella prima metà degli anni ottanta si diffusero i primi forum (net religion), seguiti dai siti (alt religion) e dai gruppi di discussione (soc.religion), in cui si esprimeva il bisogno di discutere, esprimersi e parlare di religione. Nella seconda metà degli anni ottanta, la Chiesa metodista degli USA crea la prima news letter rivolta ai fedeli. Nello stesso periodo viene fondato il sito net.religion.jewisch, in cui gli ebrei sparsi nel mondo potevano discutere sull’alimentazione kascher. Secondo H.Campbell la svolta della presenza delle religioni in internet avvenne nel 1986 negli USA, dopo lo schianto della navetta Challanger ripreso in diretta. Un media event inaspettato che drammaticamente ripropose alla pubblica attenzione il tema religioso e trovò su internet (vedi ad esempio il sito Unison) una opportunità per incontrarsi e formare dei gruppi di discussione, meditazione e preghiera. Nel decennio successivo 1990-2000, quei gruppi di discussione si strutturarono e divennero stabili. [5]Alla fine degli anni novanta gli studiosi della religione in internet si dividono in due fronti: chi individua nella rete l’apertura di uno spazio nuovo promettente per il sacro e la spiritualità e chi al contrario vede un pericolo per le religioni di perdere la loro vera identità. Nel 2000 C. Helland da il via alla ricerca scientifica sul fenomeno delle religioni in rete con la distinzione tra religion on line (religioni storiche in rete) e on line religion (religioni nate in rete) che pone l’accento sulle comunità di fede virtuali e sul loro rapporto con quelle reali.

Gli studi più recenti, del Center for Media, Religion and Culture, nato all’Università del Colorado nel 2006, tendono ad esplorare il versante dei rapporti tra i nuovi media e le religioni a livello locale e globale. Internet, per la sua pervasività e libertà, appare sempre di più in grado di riconfigurare a livello culturale e individuale, le idee stesse di religione, rito, preghiera, ecc. Il mondo dei nuovi media appare in grado di incidere profondamente sull’evoluzione dei fenomeni religiosi.[6]

 

Comunicare nei new media

 

Rispetto alla comunicazione nelle religioni storiche istituzionali in cui il principio di autorità e il codice interpretativo era chiaro e ben definito, la comunicazione religiosa nei news media non definisce con chiarezza, né l’autorevolezza della fonte, né il senso e l’utilizzo della comunicazione. Nella rete ogni internauta interagisce alla pari con gli altri e può scegliere il proprio orientamento ideologico e religioso sulla base di una vasta gamma di scelte possibili.[7] Nello schema che segue sono delineate le caratteristiche della comunicazione nei new media:

 

Accesso su domanda &                       Formazione di comunità interattive &
Partecipazione individuale                       creazione e consumo democratico
senza filtri né limitazioni                                        dei contenuti

 

                                  COMUNICAZIONE
                                  NEI NEW MEDIA

 

Produzione in tempo reale
di nuovi e non controllati
contenuti della comunicazione

 

Fonte: L.MANOVICH, Il linguaggio dei nuovi media, Olivares, Milano 2002, p.42

 

I new media religiosi creano una comunità globale di comunicatori che annulla i confini e le distinzioni e facilita, per velocità e quantità, l’accesso all’informazione. Condizioni queste impensabili negli old media. Negli old media religiosi (libri, riviste, radio, televisione, ecc.) si riconoscevano bene le differenze tra gli autori e i prodotti. Nei new media si appannano quelle differenze, ma è possibile conoscere opinioni e richieste dei consumatori che divengono attori in prima persona nei processi di ridefinizione dei significati. Vengono così superati i limiti della comunicazione stabiliti dalle istituzioni religiose tradizionali.

 

La chiesa elettronica

 

Il passaggio dagli old a news media è stato anticipato, negli anni fra il 1970 e il 1990, in ambito protestante, dalla diffusione della Chiesa elettronica.[8] Il fenomeno si è sviluppato Prima negli Stati Uniti con i predicatori evangelici delle grandi emittenti televisive e successivamente nell’America Latina e in alcuni paesi dell’Africa come il Ghana e la Nigeria. I telepredicatori, adattando il messaggio religioso alle regole della comunicazione televisiva, conquistavano la fiducia dei fedeli in poltrona davanti alla TV puntando sull’esibizione in diretta del miracolo e sulla predicazione del vangelo della prosperità “più credi più puoi diventare ricco”. In ambito cattolico, nello stesso filone, si possono collocare, tra gli altri, gli eventi televisivi dei viaggi di Papa Giovanni Paolo II. Eventi mediatici che raggiunsero il loro acme alla morte del papa, seguita dalle TV di tutto il mondo. Il pellegrino in poltrona poteva vivere come parte attiva gli eventi rappresentati, immaginando significati che andavano molto al di là rispetto al reale significato, con un crescendo di emozione e di passione che rendevano il media event un rito collettivo.[9] Si verificava così il passaggio dal luogo fisico per celebrare il rito a quello meta-fisico rappresentato sullo schermo televisivo. La comunicazione diveniva così più performativa, ma rimaneva ancora la passività del ricevente nella fase di produzione e circolazione del messaggio

 

Fisico e metafisico nel cyberspazio                        

 

La distinzione tra fisico e metafisico che ha interessato fin dalle origini la riflessione filosofica Occidentale può aiutarci a capire la relazione tra reale e virtuale introdotta da internet anche nell’ambito del discorso religioso. Nel cyberspazio creato da internet sembra cadere l’antica distinzione tra fisico e metafisico. In internet non solo possono coesistere varie realtà sia virtuali che reali e divenire intercambiabili, con confini talmente labili che con estrema facilità l’internauta può muoversi dall’una all’altra. Il metafisico nel web sembra ritornare nel fisico, il virtuale sembra materializzarsi nel mondo della tecnologia digitale: “il cielo scende sulla terra in maniera secolare, in un format tecnologicamente ben strutturato”. Il ciberspazio in certo senso può re-incantare il mondo reale ricreando uno spazio sacro, adattando i rituali tradizionali o creandone di nuovi adatti al linguaggio tecnologico del web. Le comunità virtuali di fedeli si formano per molte ragioni, ma sono percepite da loro come reali: in esse di prega, si ascolta la parola rivelata e la predicazione, si medita, si dialoga, si acquista, ecc. [10] Può aiutarci nella comprensione di questa evoluzione la distinzione tra religion on line: religioni storiche presenti in rete e on line religion: religioni nate in rete. Nelle prime la comunicazione religiosa rimane nella sequenza trasmittente-ricevente, nella logica degli old media. Nella seconda si entra in uno spazio creativo-interattivo aperto ad una illimitata platea di utenti che possono costruire la comunicazione religiosa. Si ripropone la distinzione tra un sistema di credenze riconosciuto socialmente e storicamente con stabili istituzioni e un sistema che cerca di costituirsi in una pluralità di ambienti con una pervasività, libertà, creatività e immaginazione capaci di ricreare i canoni tradizionali di religione, spiritualità, preghiera, meditazione, ritualità, ecc. Condizioni queste che influiranno senza dubbio sull’appartenenza e sul radicamento sociale delle religioni storiche.[11]

 

Il web e il relativismo religioso: credere senza appartenere

 

Quanto andiamo dicendo conferma che la prefigurata eclissi del sacro e della religione non si è realizzata. Si sta invece realizzando con l’espansione di internet una progressiva individualizzazione del credere e una de-territorizzazione dell’appartenenza religiosa con un allentamento dei rapporti tra individuo e comunità di fede. Ci troviamo di fronte ad una mobilità religiosa che la rete favorisce. Ciò indebolisce i legami del credente con la sua comunità religiosa e pone in atto un processo dialettico tra il messaggio religioso trasmesso dalla comunità e i messaggi del contesto vasto, molteplice e variabile della rete. [12] I confini simbolici divengono non stabili e difficili da tenere sotto controllo. La fragilità dei legami religiosi nel contesto della comunicazione attraverso computer sono da ascrivere ad alcuni fattori caratteristici della rete: la relativa persistenza dei legami, la perdita della forza della comunicazione faccia a faccia, la possibilità di incontrare e scambiare liberamente opinioni con molte persone, la smaterializzazione e anonimato dell’esperienza religiosa concreta di preghiera, ecc.

Non interessa più all’inter5nauta alimentare un’identità che abbia una consistenza storica, ma ravvivare sentimenti e memorie divenute labili con un gruppo di interlocutori che presentano diversi livelli di identità e di impegno. È come trovarsi di fronte a cerchi concentrici: all’esterno possiamo situare i curiosi, poi chi ha stabilito i primi scambi, all’interno coloro che hanno rafforzato legami con la comunità virtuale. Un processo che va dalla semplice informazione ad un sentimento di impegno e legame di appartenenza con un più o meno forte grado di coesione interna. In base alla frequenza, al numero, all’estensione dei messaggi e al tipo di interazione (linguaggio, atteggiamenti, ecc.)si possono individuare alcuni profili di partecipanti alla comunità religiosa virtuale, che vanno:

– dalla casuale scoperta alla curiosità iniziale,

– dall’interesse allo scambio di informazioni,

– dalla prima identificazione all’assunzione di ruoli,

– fino all’assunzione di diversi livelli di impegno verso la comunità.

Il tempo e i codici che regolano l’interazione tra i componenti costruiranno una coesione nella comunità che dovrà tradursi in assunzione di modelli culturali e in conseguenti comportamenti reali. Allora si potrà parlare di una comunità religiosa virtuale che condivide forme di credenza, assume stili di vita e pratiche sociali coerenti con quanto comunicato in rete.

In conclusione potremmo così classificare i cibernauti religiosi:

 

CLASSI DESCRIZIONE
gli insider hanno comuni interessi religiosi e sono interessati a mantenere forti legami comunitari virtuali;
i devoti mostrano forte interesse per le tematiche religiose discusse, ma non sono interessati a far parte in modo stabile del gruppo;
i marginali entrano a far parte del gruppo, ma si mantengono defilati, partecipano poco alle discussioni, e sono interessati a ricevere informazioni sulle attività del gruppo;
i turisti internauti passeggeri che per curiosità visitano il sito senza partecipare attivamente né mostrare interesse a stringere legami con il gruppo.

 

Naturalmente come in ogni comunità, anche nella comunità religiosa online ci sarà chi cerca di svolgere la funzione di guida spirituale, chi mostra autonomia di giudizio, un nucleo centrale e alcuni marginali e irregolari, gli estremisti fanatici e i moderati.[13]

 

2. LE RELIGIONI IN RETE: LA RELIGION ON LINE E L’ON LINE RELIGION

 

La formula religion on line, a cui abbiamo accennato sopra, intende racchiudere tutte quelle realtà religiose che si aprono alla rete senza subire cambiamenti. Internet, viene visto solo come uno strumento, un mezzo comunicativo ed ha un ruolo secondario rispetto alla realtà religiosa off line. In questa classificazione rientrano tutte le istituzioni religiose tradizionali che utilizzano la rete per comunicare o rendere disponibile la documentazione, ma non la usano per sostituire la pratica rituale o la vita comunitaria reale. La tecnologia è e rimane al servizio della persona sottomessa al suo controllo delle istituzioni religiose come d’altra parte è già avvenuto con gli altri mezzi di comunicazione di massa: la stampa, la radio, la televisione, ecc.[14]

Con la categoria on line religion, invece, si intende indicare tutte quelle realtà religiose nelle quali la rete diviene determinante al punto da condizionare la natura stessa dell’esperienza religiosa. In questa prospettiva sono posti in discussione buona parte dei parametri usati per identificare un fenomeno religioso: l’identità del fedele, i confini tra pubblico e privato, l’autorità della gerarchia, i vincoli comunitari, i testi sacri, ecc. Internet è il nuovo ambiente religioso dotato di nuove regole all’interno delle quali si sviluppa l’esperienza religiosa.

Naturalmente i confini tra queste due categorie orientative non sono così netti e alcune aree marginali tra le due vengono a sovrapporsi ed a creare notevoli difficoltà di classificazione. Tentare una classificazione diviene particolarmente difficile a causa dell’identità plurale della rete che rende difficile la conservazione di una precisa identità. La rete abbatte, sia il controllo autoritario delle gerarchie istituzionali, sia i confini delle costruzioni identitarie delle comunità religiose. E insieme la rete consente di rinnovare con facilità e trasformare completamente la propria identità.[15]

 

La rete e le religioni tradizionali

 

Le grandi religioni tradizionali si ritrovano tutte nel condividere una comune interpretazione riduzionista delle capacità comunicative della rete: essa viene intesa come un efficace mezzo di comunicazione puramente strumentale. Ciò non impedisce alcune contraddittorie anomalie: Nei monoteismi ebraico ed islamico il paradossale utilizzo avanguardistico della rete da parte di gruppi che predicano un ritorno alla purezza delle origini. La loro lotta contro la globalizzazione utilizza la rete per divulgare i dettami della tradizione e conservare i paradigmi d’origine ostacolando i processi di inculturazione.[16]

In ambito cristiano cattolico è la dottrina sacramentale a costituire un ostacolo invalicabile all’accettazione della rete come nuovo ambiente dell’agire religioso. Nel documento Chiesa e Internet, del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali,[17] si afferma che la rete è un “mezzo di comunicazione sociale” al pari della radio e della Televisione e degli altri media. È un fattore culturale che gioca un ruolo apprezzabile “nell’estendere e consolidare il regno di Dio” (I,1). Questa prospettiva puramente funzionale si riscontra anche nel sito ufficiale del Vaticano (http://w2.vatican.va/content/vatican/it.html): una bacheca informatica con un livello di interattività quasi inesistente. La preoccupazione principale, in ambito cattolico, è l’eccessiva apertura della rete che incoraggia gli utenti a scegliere “gli elementi di confezioni religiose che meglio si adattino ai loro gusti”(II,8) aumentando così la confusione nell’interpretazione delle posizioni autentiche della Chiesa.   Ma la difficoltà insormontabile è soprattutto il fatto che su internet non ci sono i sacramenti: “la realtà virtuale non può sostituire la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia, la realtà virtuale degli altri sacramenti e il culto partecipato in seno ad una comunità umana in carne ed ossa”.(II,9) Tuttavia “Sebbene la realtà virtuale del ciberspazio non possa sostituire una comunità interpersonale autentica o la realtà dei Sacramenti e della Liturgia o l’annuncio diretto e immediato del Vangelo, può completarli, spingere le persone a vivere più pienamente la fede e arricchire la vita religiosa”. II,5).[18] Anche in ambito cristiano protestante la rete è stata vista come uno strumento strettamente comunicativo e come sostegno alle relazioni offline (cfr. OnlineMissionaries Project). Non mancano però interessanti esperienze di sperimentazione. La Chiesa metodista inglese ha tentato di fondare una chiesa virtuale, la Curh of Folls, e attivare una vita parrocchiale completa per aggiungere uno spazio ulteriore e diverso dalla Chiesa fisica. Questo esperimento di breve durata fu seguito da una seconda iniziativa di chiesa on line, la St Pixel. Si voleva creare uno spazio virtuale per la partecipazione ad una ritualità ecumenica e per il libero incontro di persone interessate alle questioni di fede, su un piano di perfetta orizzontalità, senza la presenza di alcuna autorità religiosa riconosciuta off line.[19] I cristiani battisti si sono dedicati alla creazione di un video gioco, World of Warcraft (http://landoverbaptist.org/news0105/wow.html), per offrire la loro proposta alla domanda di fede della spiritualità postmoderna.

La visione di fondo comune a tutte le chiese cristiane non pare in sostanza differenziarsi dalle strategie di cristianizzazione messe in atto fin dalle origini del cristianesimo: riutilizzare i registri, la simbologia, il linguaggio comunicativo del contesto culturale per veicolare il messaggio cristiano. Il vero problema nella liquidità della rete resta quello dell’autorità che sembra divenire irrilevante in un contesto di comunicazione plurale che non richiede gerarchie, ma partecipazione collettiva. Anche l’autorità carismatica, che ha bisogno del riconoscimento della comunità, sembra vacillare a favore di nuove autorità fondate sulla padronanza del mezzo digitale e sulla capacità di presentare argomentazioni convincenti.

 

La rete e le nuove forme religiose

 

La rete sembra sollecitare la varietà delle esperienze religiose e il loro moltiplicarsi

grazie anche all’assenza di forme di controllo istituzionale. In molti casi si tratta però di religiosità virtuali ed astratte, prive di una pratica offline riscontrabile. Il fiorire di queste nuove forme religiose ha indotto a parlare di una fase nuova di post-secolarizzazione. Si tratta di prodotti religiosi simbolici creati appositamente per la rete secondo i criteri dell’ambiente elettronico e del mercato del web.

Il bricolaggio religioso in rete (bricolernet), o artigianato virtuale della fede, segna il passaggio dalla religion on line, in cui le istituzioni ufficiali della religione si adattano a comunicare nella rete per diffondere il loro messaggio, alla on line religion, in cui in rete vengono creati spazi religiosi interattivi e creativi per una vasta platea di internauti che possono costruirsi in laboratorio una religione a loro misura. L’internauta bricoler naviga liberamente nei siti religiosi o costruisce una stazione in cui sia possibile sostare per dialogare di religione.

 

Verso un’ideal sitologia religiosa

 

È del tutto evidente che la comunicazione religiosa in rete costituisce un’area complessa e differenziata di siti in continua evoluzione ed espansione che va dai siti delle istituzioni religiose ufficiali a quelli completamente autonomi dalle caratteristiche più differenziate. Per far ordine in questa enorme platea possiamo tentare di distinguere alcuni modelli comunicativi adottando alcuni criteri orientativi per costruire una rubrica degli ideal tipi di sitologia religiosa:

 

CRITERI ORIENTATIVI:

 

SISTEMI RELIGIOSI CARATTERISTICHE
reali o virtuali distinzione tra sistemi di fede istituzionali grandi, medi e piccoli di organizzazioni religiose radicate nel territorio e presenze religiose create appositamente per il web
chiusi o aperti distinzione tra sistemi di credenza chiusi che rifiutano schemi e categorie religiose presenti nel web e quelli invece aperti che accettano di discutere liberamente
passivi e interattivi distinzione tra sistemi che interagiscono con l’ambiente della rete attraverso filtri e codici e quelli che lasciano libero spazio alla comunicazione interattiva.

 

I sistemi religiosi possono essere realtà istituzionali e sociali reali o esprimere una religione che vive solo in rete senza vita reale. Il contesto della rete, in cui operano, va molto al di là di quello costituito dalla comunità di appartenenza e abbraccia una platea anonima e indeterminata di contatti portatori delle istanze più differenziate.

Combinando questi tre criteri è possibile costruire una ideal sitografia in cui la rel-net può essere rappresentata in alcuni ideal tipi. Naturalmente le differenziazioni non possono essere nette al punto da escludere gli aspetti alternativi. Si tratta di prevalenza o meno di alcune caratteristiche. Seguendo i criteri di differenziazione sopra descritti si può delineare una Ideal sitologia che così rappresentiamo:

 

 

IDEAL SITOLOGIA RELIGIOSA

 

SITI DESCRIZIONE
Istituzionali esprimono grandi o piccole realtà religiose con universi simbolici organizzati, con una storia, socialmente visibili e riconoscibili e radicati nel territorio negli ambienti di vita.
Non istituzionali esprimono realtà religiose create appositamente per il mercato del web, adattati all’ambiente elettronico e funzionanti in rete attraverso la comunicazione assitita dal computer
ad alta differenziazione interna Esprimono sistemi che disciplinano la comunicazione con l’esterno per controllare la varietà e molteplicità degli apporti e ricondurla all’interno delle proprie formule e codici interpretativi
a bassa differenziazione interna Esprimono sistemi religiosi aperti alla varietà e molteplicità degli apporti esterni che non pongono limiti e controlli all’interazione.
con codici interpretativi chiusi e ristretti il sistema utilizza filtri e strettoie e controlla con rigore i suoi confini simbolici
con codici interpretativi aperti il sistema lascia libero spazio alla comunicazione interattiva e utilizza codici elaborati e aperti senza preoccuparsi di difendere i propri confini simbolici.

 

Per facilitare la comprensione e la consultazione in rete offriamo questa tabella esemplificativa:

 

RELIGION ON LINE ON LINE RELIGION
Alta differenziazione interna/

codice di comunicazione ristretto

Es. Vaticano, Chiesa anglicana, Chiesa Luterana, Chiese ortodosse, ecc.

Bassa differenziazione interna/

codice di comunicazione ristretto

Es. Chiesa dei Mormoni, Sacredspace, Zen Mountain Monastery, ecc.

 

Alta differenziazione interna/

codice di comunicazione aperto

Es. Chiesa Metodista, Chiesa dei Folli, St.Pixel, Second Life, ecc.

Bassa differenziazione interna/

codice di comunicazione aperto

Es. Dalyzen Meditation, Sikh-youth web, ecc.

 

Libera rielaborazione di E. PACE, La comunicazioni invisibile.o.c., p. 83

 

Siti ad alta differenziazione con codice ristretto

La prima categoria della religion online, raccoglie i siti ad alta differenziazione con codice ristretto, in cui l’interazione è molto ridotta e la comunicazione di tipo istituzionale, riproduce lo schema emittente – ricevente. Tali siti rispecchiano sistemi religiosi che hanno conosciuto nella loro storia un’alta differenziazione interna e un profondo adattamento socio culturale. La loro struttura è stabile e ben organizzata. Il messaggio trasmesso è molto ricco, chiaro e sicuro, lontano dalla discussione e dalla libera interazione.

Per esemplificare possiamo far riferimento al sito della Santa Sede vatican.va. Portale istituzionale che raccoglie attorno al papa e al suo ricco e complesso magistero la comunità cattolica globale. L’interazione tra gli internauti è molto ridotta, orientata secondo lo schema autorità centrale suprema (trasmittente) – comunità cattolica universale (ricevente). Le molteplici forme del variegato messaggio del papa costituiscono l’alta differenziazione.

Questa modalità si riscontra in tutti i sistemi di Chiesa a vocazione universale organizzati secondo un complesso sistema gerarchico come le Chiese Ortodossa, Anglicana, Luterana, ecc.

 

Siti ad alta differenziazione interna con codice di comunicazione aperto

Nella seconda categoria della religione online che si caratterizza per l’alta differenziazione interna con codice di comunicazione aperto, si collocano tutte quelle esperienze religiose come ad esempio della Chiesa Metodista inglese (Church of Foools), la Chiesa di Scientology, fino anche ai luoghi religioso – spirituali di Second Life, ecc. che si propongono un’alta interazione orizzontale e una forte flessibilità, per raggiungere un’ampia platea di frequentatori tramite forum liberi, chat, news letter, avatar, ecc. Il sistema religioso si presenta però altamente differenziato e strutturato, anche se con un codice comunicativo aperto ed elaborato fino a raggiungere i limiti del videogioco religioso e a confondersi con l’esperienza reale.

La chiesa di Sciedntology dotata di una struttura ecclesiastica differenziata e una dottrina segreta ha adottato un codice comunicativo aperto che l’ha messa in gravi difficoltà. Lo stesso è accaduto all’esperienza di Church of Foools che fu costretta a chiudere in pochi mesi in seguito ai contrasti sorti proprio dalla contraddizione tra alta differenziazione e codice aperto. In Second Life, che continua a conquistare milioni di utenti, troviamo gruppi di carattere religioso e spirituale, istituzioni e templi espressione delle grandi religioni, chiese e cattedrali in cui si può anche pregare da soli e insieme. Si possono avere colloqui spirituali con un ministro del culto, ecc. Naturalmente risaltano con evidenza alcune perplessità sulla verità della simulazione della vita attraverso un avatar in contesti virtuali, che tuttavia consente, al di là degli schemi, un alto livello di relazione e di autenticità. [20]

 

Siti a bassa differenziazione interna con codice di comunicazione ristretto

Nella prima categoria della online religion che si caratterizza per bassa differenziazione interna con codice di comunicazione ristretto si collocano tutte quelle esperienze religiose che presentano grande libertà di accesso e interazione conservando però una modalità comunicativa tradizionale lineare dall’alto al basso, a bassa differenziazione. Tale ad esempio è l’esperienza della chiesa Mormone (mormon.org). Sul piano cattolico possiamo citare ad esempio, Sacredspace. ie, costruito nel 1999 da un gruppo di gesuiti irlandesi, offre in 23 lingue proposte di preghiera, meditazione e direzione spirituale, conservando una modalità di comunicazione istituzionale tradizionale emittente – ricevente, ben regolato e codificato. Anche se attraverso Twitter e Facebook si possono esprimere sentimenti, dubbi inquietudini e scambiare opinioni, ma la proposta rimane circoscritta, precisa, definita e situata saldamente nella tradizione gesuita cattolica.

 

Siti a bassa differenziazione interna con codice di comunicazione aperto

La seconda categoria dell’online religion raccoglie siti a bassa differenziazione interna con codice di comunicazione aperto. Essi si caratterizzano per grande libertà di accesso, di interazione e di apertura alla rete. Un esempio ci è dato dal sito Dalyzen Meditation, aperto nel 1998 e gestito da un gruppo di monache dedite allo zen. Offre un semplice spazio virtuale di meditazione artistica zen senza ulteriore differenziazione interna. E’ aperto a tutti coloro che nel mondo vogliono praticare e condividere la meditazione silenziosa. Si possono anche acquistare prodotti artistici di meditazione zen e partecipare ad un forum.

 

Tra i modelli su esposti si collocano vari esempi in posizione intermedia e ibrida non facilmente situabili all’interno della rubrica indicata. Pensiamo ad esempio alla comunità buddhista virtuale buddhistsangha.com, o al sito dei sikh sikhyouth.com, o alle chiese indipendenti virtuali che riprendono alcune pratiche tradizionali (es. confessione, eucarestia, ecc.) delle chiese cristiane.

In ogni caso per questa molteplicità di esperienze religiose internet resta un ambiente nuovo e inesplorato in cui le categorie ed i concetti della tradizione religiosa (religione, spirito, Dio, preghiera, ecc.) subiscono una manipolazione creativa da parte di singoli, gruppi e istituzioni religiose che ne dilata e moltiplica i significati .[21]

 

 3. LA CYBER RELIGIONE

 

Vogliamo in questo ultimo paragrafo porre brevemente l’attenzione solo su alcuni aspetti della pratica religiosa per vedere come in essi la rete ha portato nuove problematiche e istanze di trasformazione che richiedono una nuova riflessione per cogliere rischi e opportunità.

 

La Cyber teologia

 

Fino ad oggi la riflessione sulla religione virtuale è stata più attenta al religioso in rete che al dato teologico. La riflessione cyberteologica è stata avviata più di recente, motivata dal fatto che le ICT modificando il modo di comunicare e di pensare avranno necessariamente un impatto sul modo di fare teologia.[22] Secondo Susan George, per cyberteologia possiamo intendere alcune aree di interesse che vanno da::

– la teologia dei significati della comunicazione sociale ai tempi di internet e delle nuove tecnologie;

– la riflessione teologico-pastorale su come comunicare il Vangelo con le capacità proprie della rete;

– la definizione della mappa fenomenologica della presenza del religioso in internet;

– la rete come luogo di espressione e comunicazione delle capacità spirituali.

Il servizio teologico raccoglierà il materiali teologici disponibili in rete, offrirà una riflessione sul ciberspazio, raccoglierà i luoghi della rete in cui si fa teologia.

Compito specifico della teologia è senza dubbio riflettere sul cambiamento del rapporto con Dio e con la trascendenza che si esprime in e attraverso la rete analizzando le sue rappresentazioni e immaginazioni del sacro.[23]

Possiamo in sintesi definire la cyber teologia come l’intelligenza della fede al tempo della rete, cioè la riflessione sulla pensabilità della fede alla luce della logica della rete.

 

La comunità credente al tempo della rete

 

Indubbiamente la liquidità dei riferimenti territoriali, propria della rete compromette una relazionalità significativa, anche se favorisce l’aggregazione spontanea e libera. E inoltre le relazioni comunitarie non possono essere mediate in modo determinante da una tecnologia di non facile accesso per tutti come quella della rete. Ciò renderebbe difficile il confronto tra le diverse sensibilità della comunità come sta avvenendo nei siti di spiritualità new age e in quelli dei telepredicatori. L’appartenenza ad una comunità ecclesiale sarebbe minacciata e considerata come il prodotto del processo di comunicazione digitale. Entrare nella comunità si ridurrebbe a scaricare un programma e rimanere collegati. Soprattutto la virtualità del reale e la sua simulazione ridurrebbero la vita comunitaria ad una rappresentazione simulata controllabile e reversibile. Evaporerebbero così i rapporti comunitari e le relazioni vere con le persone per rifugiarsi in una comunità fittizia e indolore senza più contatto con l’esperienza reale. La soluzione è evidentemente l’integrazione e l’armonizzazione tra le dimensioni della rete e quella della vita reale verso relazioni sempre più piene e sincere.

 

La chiesa domestiche virtuale

 

Il fenomeno delle Chiese individuali virtuali o ekklesia virtuale,[24] nasce dalla decisione di una persona di aprire un proprio sito, spesso sotto forma di blog, per annunciare il messaggio di fede. Non è necessario un riconoscimento istituzionale. Ci si mette in proprio creando una piccola chiesa domestica, davanti al computer, con coloro che riconoscono l’autorevolezza del fondatore. Questa individualizzazione del credere nasce dal bisogno di predicare la propria fede non più in luoghi fisici, come per il passato, ma in rete. I codici comunicativi di queste chiese non rispettano generalmente quelli delle chiese storiche. L’obiettivo è quello di creare una Koinonia elettronica, in genere su una visione pop-religion, con sfumature fondamentaliste, messianiche, apocalittiche. Si va delineando, in particolare negli USA, una nuova imprenditorialità apocalittica mediatica che mescola inquietudine religiose con attese politiche e diventa il punto di riferimento per una vasta platea di internauti insoddisfatti.

 

Nuove forme di autorità e gerarchia nella rete

 

Internet consente il contatto diretto con le informazioni saltando la mediazione visibile dell’autorità che può garantirne l’autenticità. Pur nella sua positività, l’abolizione della mediazione, allontana dal vissuto reale, dalla testimonianza del messaggio e dalla condivisione dell’esperienza. È però anche vero che prossimità non significa condivisione, compartecipazione e riconoscimento di una autorità.

La rete fondata su collegamenti non gerarchici, ma orizzontali e reticolari, pone i suoi problemi anche sul piano del collegamento gerarchico. La chiesa non si comporta secondo la logica orizzontale della popolarità, del maggiormente lincato, dell’algoritmo che può meglio governare la complessità. L’autorità e la gerarchia nella chiesa rinviano ad una trascendenza che ci supera, ma che ci accoglie, ci guida e ci salva. Il rinvio all’alterità trascendente è invece estraneo alla rete chiusa nell’ego e nella profanazione dell’io. La rete è autoreferenziale, chiusa nel suo spazio alienante e dunque molto lontana dalle categorie di autorità e gerarchia..[25]

 

Liturgia e sacramenti nel web

 

Esistono realtà in rete che si definiscono liturgiche. La cyber eucarestia celebrata davanti al computer con pane e vino e una formula da leggere ad alta voce, è stato il tentativo di riprodurre in rete una sacra mentalità. Ma ha avuto una breve storia. Anche la remote communion (comunione a distanza) non ha avuto storia.

La Chiesa cattolica sostiene che l’esperienza multimediale e interattiva della rete, sia essa sacramentale o più in generale liturgica, non può sostituire quella reale, tangibile e concreta della comunità cristiana visibile e storica. L’azione liturgica e sacramentale non è un evento psicologico, una simulazione della realtà.

Restano in ogni caso aperte e possibili alla rete tutte quelle esperienze religiose di devozione spirituale, che possono aiutare e sostenere la pratica religiosa.

 

Parrocchie in rete

 

Le Chiese storiche continuano a considerare con sufficienza il moltiplicarsi della presenza religiosa in rete. Ma il fenomeno è in grande espansione in tutte le nazioni e l’impatto sulle parrocchie, sugli ordini e congregazioni religiosi merita particolare attenzione. Negli Usa la maggioranza delle istituzioni religiose che ricorrono alla rete lo fanno per raggiungere quel 75% che non frequenta più i servizi religiosi. In Italia le parrocchie utilizzano ormai internet quotidianamente nella pastorale di base. In un recente studio dell’Università di Perugia,[26] su un campione di 1338 parrocchie, risulta che l’85,7% utilizza una connessione internet nella pastorale. Più del 90% dei parroci sotto i 40 anni e il 70% di quelli ultrasessantenni acquisiscono informazioni e materiali utili all’attività pastorale. Scarso invece è l’utilizzo della rete per la comunicazione con i parrocchiani. Solo il 18% delle parrocchie dichiara di avere un proprio sito web. Le poche parrocchie che utilizzano internet, anche se si sta sviluppando un servizio di sostegno (chiesacattolica.it; chiesainrete.org), lo fanno in modo ancora tradizionale: bacheca di avvisi per le attività e gli eventi, bollettino parrocchiale, ecc.). Pochi siti prevedono un qualche spazio per la libera interazione.

Nel mondo protestante, dove è poco presente un’autorità centrale, si sono moltiplicati i siti delle nuove chiese post tradizionali. Almeno un migliaio di parrocchie e congregazioni ha chiuso sul piano territoriale e riaperto in rete.

 

CONCLUSIONE

 

La diffusione sempre più massiccia della rete comporterà, nel prossimo futuro, anche sul piano religioso, delle importanti conseguenze. Sarà possibile aprire canali di comunicazione con chiunque, senza interruzione, in uno spazio invisibile, ricco di conoscenze, saperi, potenzialità. Si formerà inevitabilmente un’intelligenza religiosa distribuita ovunque e in continua crescita. La rete potrà facilmente interconnettere le risorse religiose, delocalizzate e frammentate, in una sensibilità e intelligenza religiosa collettiva per la formazione di una cultura umana collettiva. Il Filosofo P.Lévy, rifacendosi al pensiero neoplatonico e alla cultura dei filosofi islamici ( Al-Farabi, Ibn Sina), ha parlato di intelligenza collettiva: un’intelligenza unica e separata per tutto il genere umano, un intelletto comune. D.De Kerckhove ponendo l’attenzione sull’apertura alla connessione, parla di intelligenza connettiva. Teilhard de Chardin ha parlato di noosfera che si sviluppa nell’interazione tra gli esseri umani che si organizzano in reti sociali complesse. In lui la visione della rete trova un’apertura alla trascendenza. Un’attrazione magnetica che viene dal di fuori della storia valorizza gli sforzi delle menti umane in reti sempre più complesse che non escludono ma esaltano le individualità. Così anche la rete diviene una tappa del cammino dell’umanità sollecitato e guidato da Dio verso l’unità di tutto il genere umano e di tutta la creazione.[27]

 

NOTE

[1] E. PACE, La comunicazioni invisibile. Le religioni in internet, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2013, pp. 5-15

[2] F.VECOLI, La religione ai tempi del web, editori Laterza, Roma-Bari 2013, pp. VII-X

[3] Di particolare interesse risultano i saggi di vari studiosi in: Heidelberg journal of Religions on the internet, 3(2008), http://online.uni-hd.de

[4] H. RHEINGOLD, Comunità virtuali, Baskerville, Bologna 1993.

[5] H.CAMPBELL, Maching Space for Religion in Internet Studies, in The Information Society, Taylor and Francis, Texas University, vol.21, No.4, Philadelphia 2005, pp.309-315,

[6] E. PACE, La comunicazioni invisibile, o.c., pp. 30-42

[7] L.MANOVICH, Il linguaggio dei nuovi media, Olivares, Milano 2002, p.42

[8] B.ARMSTRONG, The Elechctronics Church, Nelson, Nashville 1979

[9] G.GUIZZARDI, Media Events, in G.CIOFALO, Elihu Katz. I media studies tra passato e futuro, Armando, Roma 2009, p. 148

[10] E. PACE, La comunicazioni invisibile.o.c., pp.23-25

[11] F.VECOLI, La religione ai tempi del web, o.c., pp.63-65

  1. PACE, La comunicazioni invisibile, o.c., pp.68-71

[12] E. PACE, Raccontare Dio. La religione come comunicazione, Il Mulino, Bologna 2008

[13] E. PACE, La comunicazioni invisibile.o.c., pp. 65 – 66

[14] W.J.ONG, Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Il Mulino, Bologna, 1986

[15] F.VECOLI, La religione ai tempi del web, o.c., pp.60-67

[16] G.R.BUNT, L’islam digitale, in G.FILORAMO – R.ROTTOLI, Le religioni e il mondo moderno, III, Islam, Einaudi, Torino 2009, pp.665-686. Per il monoteismo ebraico i siti: http://www.asktherabbi.org; http://www.askimam.org

[17] I.P.FOLEY, Chiesa e internet, Città del Vaticano, 2002. Per il resto della documentazione vedere: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/pccs/index_it.htm

[18] Per una rassegna dei documenti degli ultimi 10 anni cfr. V. GRIENTI, Chiesa e internet. Messaggio evangelico e cultura digitale, Accademia Universa Press, Firenze 2010.

[19] F.VECOLI, La religione ai tempi del web, o.c., pp.78-82

[20] A. SPADARO, Second Life. Il desiderio di un’altra vita, in Civiltà Cattolica, III, 207, pp.266-278

[21] F.VECOLI, La religione ai tempi del web, o.c., pp.84-90

[22] A.SPADARO, Cyberteologia. Pensare il cristianesimo al tempo della rete, Vita e Pensiero, Milano 2012, pp. 32-36

[23] S.GEORGE, Cyber-spazio, cyber-etica, cyber-teologia, Concilium, Queriniana Brescia, 1(2005).

[24] R.G. HOWARD, Digital Jesus. The Making of a New Cristian Fundamentalist Community on the Internet, New York University Press, New York 2011

[25] A.SPADARO, Cyberteologia., o.c., pp. 66-69

[26] R.MARCHETTI, Sagrati virtuali, in Vita e Pensiero, 4(2009) 60-65

[27] A. SPADARO, Cyberteologia., o.c., pp. 119-132

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